L'altro giorno - su questo tema "dettagli curiosi" - mi sono imbattuto in una piccola scoperta che mi ha colpito perché riguarda un genere di vettura da cui non mi sarei aspettato niente del genere. Confesso che è un’automobile che conoscevo solo marginalmente, mai incontrata di persona tra l'altro. Del resto, una coupé giapponese di classe media della fine degli anni Settanta non è che sia proprio il tipo di vettura di cui si chiacchiera continuamente tra amici o che si incontra più di frequente sulle nostre strade... Neppure saprei dire con certezza se mai sia stata venduta ufficialmente in Italia. Anche se gli avvistamenti su targhenere.net farebbero pensare di sì. (Altrove in Europa certamente sì. ndr) Comunque, parlo della Honda Prelude primissima generazione, quella del 1978. Fuori - qualcuno la ricorderà - nulla di clamoroso: Questa in foto, tra l'altro, è la versione di punta “XE” per il mercato interno (JDM) e, da quest'altro angolo qui sotto, già ci dice qualcosa di non proprio scontato: Intanto per essere nel 1978 si può apprezzare la soluzione delle portiere a tetto senza gocciolatoio, ancora una rarità all'epoca. Peraltro senza apportare chissà che a livello aerodinamico, visto che il Cx dichiarato era un modesto 0.45... Degno di nota anche il cofano bagagli incavato, il cui disegno viene seguito dallo smusso del faro posteriore, che con quel taglio mi pare uno dei primi esempi di quella forma (altre giapponesi seguirono e poi Golf '83, MB W124 etc). Altro dettaglio molto giapponese - al di là dei classici retrovisori avanzati sul passaruota - è la presenza del tergilunotto su una carrozzeria tre volumi. Particolare curioso anche la scritta Honda sul tappo del serbatoio. Fin qui abbiamo grattato la superficie. Perché è all'interno che si svelano le cose più strane. Ecco quindi la plancia del modello originale: Di nuovo, può apparire come nulla di eclatante, ma uno sguardo ravvicinato al cruscotto ci rivela degli strumenti dall'impostazione davvero singolare: Con un'ispirazione da cockpit di aeroplano, la prima cosa che salta all'occhio sono il tachimetro e contagiri concentrici! A cui si sovrappone il gruppo di spie al centro, raccolte in quella cornice curiosamente sporgente. E poi anche il check panel a destra, che oggi può risultare persino antiquato, ma che nel '78 si poteva considerare una primizia! Sulla palpebra del cruscotto, in una posizione raramente così in vista - e onestamente comoda - si trova poi il portamonete: Ma ancora più particolare - forse il picco di originalità di questa plancia comandi - è questo: Parlo della radio, naturalmente. Che è quel modulo integrato nella plancia porta-strumenti, sotto l'orologio digitale, con il manopolone multifunzione laterale e le rotelle frontali, e la visualizzazione ancora "full analogic" delle stazioni e delle frequenze. Mai visto niente del genere!😲 (Per i più curiosi, si tratta di un componente "ALKEN", marchio di Alpine Electronics, adottato poco dopo anche sulla plancia della Civic coeva). Essendo solo per la radio, un eventuale lettore di musicassette era previsto come modulo separato addizionale, da installare nel vano accanto all'accendisigari: Se in Europa tutto era sostanzialmente identico, con il semplice ribaltamento per i paesi con guida a sinistra, negli USA ad un certo punto (ca. 1980) venne eliminato il modulo integrato in plancia (tappato da un coperchio...) e fu aggiunta un'appendice inferiore alla consolle per ospitare un'autoradio classica: Nell'ottobre del 1981, il face-lift del modello portò solo piccole novità fuori, mentre all'interno la plancia fu completamente ridisegnata, con uno stile più convenzionale se vogliamo, e la sostanziale eliminazione di tutte le particolarità viste finora: Niente più radio integrata nel cruscotto, sostituita da un vano convenzionale, piazzato in posizione ancor più standard nella consolle centrale. Niente più portamonete in bella vista sopra la palpebra del cruscotto, adesso spostato in posizione più discreta con un cassettino nel sottoplancia. E niente più strumentazione concentrica, sostituita da un quadro iper-standard a strumenti affiancati. Un rifacimento, direi, intrapreso per andare incontro alla generale idiosincrasia della clientela statunitense per gli approcci non convenzionali, visto che le Prelude esportate in Europa mantennero la plancia iniziale, mentre nell'allestimento JDM gli interni divennero così: Cioè, i giapponesi utilizzarono sì la nuova plancia, ma con una palpebra portastrumenti dal disegno leggermente diverso da quello dei modelli USA, pur di mantenere l'idea degli strumenti concentrici per il loro mercato interno. Un'idea che - 30 anni dopo - credo sia stata ancora d'ispirazione per la grafica dello strumento centrale di questo cruscotto qua (Honda Jazz/Fit, 2008):