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Stai visualizzando i contenuti con il più alto punteggio, pubblicati in data 02/22/21 e localizzati Tutte le aree/sezioni

  1. IS500 F-Sport segna il comeback del 5.0 V8 portato a 472 hp e 536 Nm. Cambio automatico a 8 rapporti, passaruota allargati, Dynamic Handling Package di serie, comprendente sospensioni adattive e differenziale a slittamento limitato Torsen, dischi freni maggiorati, ammortizzatori posteriori by Yamaha e cerchioni da 19’’ Enkei specifici per il modello. Ho aperto qui, giusto per parlare un po’ di motori old school, finché possibile ✌, poi unirò al thread di IS. Press Release Lexus USA Nonostante sia un reboot della precedente generazione, a me IS piace immensamente.
  2. ...ma che vi ha fatto il Verde Smeraldo? 😜 Ovunque la parcheggi trovo sempre qualcuno che "...ma che bel colore..." "...ma la fanno anche così?" "...in giro non l'ho mai visto...".... Se continuate a prenderle sempre degli stessi colori le auto, non è mica colpa mia... 😅
  3. Io preferisco le auto per anziani alle trasposizioni automobilistiche dei suini 👻
  4. quante palle, l'auto è bella e si capisce. la a sedan ha cominciato ad andare verso queste linee, anche se in foto non rende granché appena ne passa una per strada si nota eccome, elegante ma fresca nella sua semplicità. anche gli interni mutuati dalla s molto fighi, oramai è così, vedi grand cherokee. poi non piangete quando li vedrete pari pari su grecale e famiglia... non vedo l'ora di vedere il nuovo clk
  5. ..si racconta storie di venditori Mercedes, che hanno problemi di riconoscere una berlina come C o come E da lontano quando vanno al parcheggio con un cliente per dimostrare l'auto 😂
  6. ..molto probabile una zona rossa variabile che dipende della temperature del motore e i 5000 sul foto sono a motore freddo - perche secondo i dati il motore ha la potenza massima a 7100 giri.
  7. è una vettura che per per antonomasia deve avere una linea classica, elegante, misurare 460 cm, avere 3 volumi ben definiti e piacere a tutti coloro che cercano un mezzo che esprima un certo prestigio ma non troppo urlato. Onestamente sono generazioni che fa egregiamente il suo sporco lavoro (e dei bei numeri).
  8. Gradevole, meglio di quanto pensassi alla fine, però non è nelle mie corde come qualsiasi prodotto Mercedes del resto. Ad ogni modo lodevole il passo in avanti sia fuori che dentro (seppur quest'ultimo sia fin troppo eccessivo nei touch...). Peccato per la perdita del v8 AMG, manco un v6 le montano.....povera C-Klasse........
  9. da come frignate in ogni thread altro che pischelli...
  10. Beccata la prima "in the wild". Fa veramente tanta scena. La cosa più Lynchiana è che era parcheggiata in centro storico con un distintissimo signore che dormiva bellamente sul sedile del passeggero 🤣
  11. Sono otto telai e motori recuperati dalla Bristol. Non hanno ancora deciso lo step di potenza per l'N62 (per quanto non si possano fare miracoli su un aspirato) Eccoli prima dell'asta https://youtu.be/E-23PF5QmE8?t=371
  12. Strano che non vogliano fare un Ford Ranger in salsa RAM. Io ne vedo molti anche qui da noi. Oltretutto come ha detto qualcuno la Jeep Gladiator ha un altro pubblico e inoltre la versione RAM potrebbe essere venduta in sud America con la rete Fiat e in Africa con quella Peugeot. MVA
  13. Io rimango del parere che questa partnership con sauber sia discutibile non solo da un punto di vista tecnico e sportivo, ma anche commerciale. Ci sono title sponsor che hanno completamente riverniciato vetture, qui quattro anni hanno aggiunto solo un pó di rosso a una livrea notoriamente anonima. Secondo me ci sarebbe voluto più rosso rispetto al bianco e avrei inserito anche un pó di verde, come richiamo del tricolore e del quadrifoglio.
  14. Ricordate che dipende tutto dal peso che si porta dietro un certo nome....I Cherokee quel nome se lo sono sudato, e per quel nome sono stati massacrati fino quasi ad estinguersi. Per avvicinarsi a qualcosa di più comprensibile a noi, cosa ne penseremmo in Italia se invece di Stelvio la SUV Alfa si chiamasse Sant'Anna di Stazzema? O Fosse Ardeatine? o Foiba di Basovizza? Per non parlare di nomi di confessioni religiose o etnie perseguitate (quindi prima o dopo quasi tutte...)
  15. Seat Arona Seat Ibiza Alfa Stelvio Che si fa? Chiediamo il permesso agli abitanti?
  16. Ma il problema non e la diffusione delle colonnine (almeno in Olanda, Austria, Svizzera, Germania), il problema e il tempo sprecato aspettando queste 30-45 min per la ricarica. Come ha detto Walter Röhrl? (Ho 74 anni e non ho piu tempo che potrei sprecare alle colonnine)
  17. Beh pare che i Cherokee non siano contenti di sapere che qualcuno vende auto chiamate col loro nome, e soprattutto che nessuno glielo abbia mai chiesto e/o abbia fatto una proposta economica per l'utilizzo del nome. Non mi pare così fuori dal mondo, qua il politically correct c'entra parzialmente, secondo me.
  18. Noto che il sarcasmo di @Lagarith non è per tutti i palati 🤣
  19. Comunque è incredibile quanto non sia invecchiata in 10 anni. Picanto o i10 a ogni generazione si sbattono a rifarle da zero, ma tempo un paio di anni e invecchiano precocemente, secondo me. Per curiosità sapete quante Ypsilon terza serie sono state vendute fino a oggi?
  20. ti rispondo velocemente perchè devo finire un po' di arretrati di bautiful e ho appena scoperto che ridge sta mandando a cagare brooke: "Quindi riepilogando Hyperloop è una bufala impossibile e senza futuro perchè così deciso dai sapienti ingegneri di Autopareri." Hyperloop al momento è un bel giocattolone che non esiste. Non sono ingegnere, non sono sapiente. Sono anni che ne parlano ma di tratte dimostrative che abbiano un senso non ce ne sono. Forse ci sarà un pezzettino arabo per un expo. "Gli stessi che 10 anni fa reputavano l'auto elettrica "non sostenibile", "impossibile da realizzare se non in 50 anni"." L'auto elettrica non è sostenibile, non lo dico io, ma chi la produce. Soprattutto lo dicono i bilanci di chi la produce se hai la pazienza di farteli spiegare da uno che fa quello di mestiere. Funziona se sovvenzionata. Cosa ancora più importante, non è al momento sostenibile il sistema energetico che le sta attorno. Voui l'elettrico diffuso? benissmo, cominciamo a ripensare il nucleare "Probabilmente gli stessi che 20 anni fa avrebbero giudicato impossibile un progetto come il Burj Khalifa o che fino all'alto ieri consideravano le centrali a fusione "fantasia anni 50"." Non capisco l'esempio. Solo perchè è alto? Se ho capito bene sei nel campo, quindi sai meglio di me che quell'edificio non ha nulla di innovativo se non il fatto di essere molto alto. Semplicemente si voleva ottenere un primato e si son cacciati tanti soldi da riuscirci. Però sai meglio di me che ha rischiato di rimanere incompleto per soldi e che adesso che è finito ha i suoi bei problemi oscillazioni e cazzi vari tecnologici. Detto questo: che c'azzecca con l'ipertubone? "Io continuo a pensare che Hyperloop una volta perfezionato e rivisto possa essere una valida alternativa di lusso al treno. Non potrà mai sostituire i sistemi classici ma potrebbe trovare la sua fetta di mercato su tratte brevi, molto costose o che semplicemente necessitano di collegare velocemente hub o città strategicamente importanti. Non sono stupido, è ovvio che per costo dell'energia, territorio, burocrazia e via dicendo in Italia sia un progetto utopico. Ma coprire tratte in mezzo al nulla tra Dubai e Abu Dhabi sarebbe fattibile domani." Prima di perfezionarlo devi industrializzarlo però eh.. non bastano le maquette, quelle le porti alle fiere. Progetti licenziati da tesla che girano (ebbene si, me li son letti) sono francamente imbarazzanti, hanno delle lacune tecniche (a partire dalla sicurezza dell'eventuale cliente) che saltano agli occhi anche a chi di tecnologia mastica poco. Ammesso che usarlo da Abu Dabi a DUbai abbia un senso, come fai a dire che è fattibile domani? Non c'è evidenza che sia una circa la tua affermazione. Non ultimo st'accrocchio dovrebbe viaggiare praticamente in linea retta e perfettamente in piano, ti immagini ipotizzare delle tratte in posti che non siano un deserto? "P.s. consiglio per tutti.... io non sono scemo, ma coloro che sono più colti ed intelligenti di me farebbero meglio ad essere meno presuntuosi. Ricordatevi sempre che da qualche parte c'è sempre qualcuno migliore di voi che a differenza vostra non sentenzia, anche se potrebbe farlo. Un pò più di umiltà non guasterebbe." non ti conosco quindi non posso darti dello scemo, ma secondo me sull'entusiasmo generato dal fenomeno Tesla hai preso le notizie relative a ipertubone un po' acriticamente. Non è un discorso di presunzione, è che siamo su di un forum eminentemente di cazzeggio, che però parla in senso lato di tecnologia. Certe notizie sono abbastanza facilmente verificabili, ormai si dovrebbe essere sufficientemente sgamati da fare la tara al sensazionalismo di certi imprenditori che assomigliano pericolosamente a imbonitori. Adesso torno a beautiful, buon sabato
  21. Scusate ma qui mi inalberò di brutto... Ma come si fa a dire che Stelvio è una vettura inferiore a grecale??! Cioè la qv e le versioni normali della Stelvio hanno una cura dei pesi, dei bilanciamenti e delle prestazioni e della guidabilità che maserati si sogna!! E lo dico da amante di Maserati!! Grecale vi ricordo che usa pianale Stelvio!! E le soluzioni tecniche partono dalle alfA!! Tanto di cappello se deriva da Stelvio! Preferite attuale levante che deriva da Chrysler? Su questo non transigo, scusate
  22. Il pannolone nero era di serie per la versione base elefantino e personalmente lo preferisco al paraurti in tinta. el Nino
  23. Io penso di partecipare per Lancia, basandomi sulle scelte stilistiche degli ultimi lustri credo che la prossima lancia possa essere questa qui, sul nome della versione lascio a quelli di qr, magari QR ecochic
  24. Questa mattina mi è capitato di leggere un articolo su Elon Musk che credo racchiuda alla perfezione il mio pensiero su di lui ed il motivo per cui non riesco a non provare un po’ di antipatia verso Tesla. Antipatia che in realtà provo anche verso alcune realtà cinesi ( che poi magari ho nel portafoglio titoli) e che rappresentano quello che è il grande raggiro della finanza e dell’industria. Dove non si gioca e non si è mai giocato ad armi pari. Mio padre, insieme a quelli che sono stati di volta in volta i suoi team di collaboratori, è quello che in maniera un po’ infantile può essere definito inventore/scenziato. Ogni volta che sente parlare di musk come Genio fa un sorriso beffardo, lo stesso che ho anche io. L’autore dell’articolo riporta la vera dote di musk, che non sempre tutti ricordano. https://www.huffingtonpost.it/entry/elon-musk-il-troll-del-capitalismo_it_60227194c5b689330e329042?ncid=fcbklnkithpmg00000001&ref=fbph Elon Musk, il troll del capitalismo Dai razzi su Marte alle criptovalute: Musk è pieno di debiti e aziende in perdita ma è l'unico vincente. Ha scoperto come hackerare il mondo del business Riccardo Maggiolo Hannibal Hanschke / Reuters SpaceX owner and Tesla CEO Elon Musk arrives on the red carpet for the Axel Springer award, in Berlin, Germany, December 1, 2020. REUTERS/Hannibal Hanschke/Pool Cosa fareste se venisse da voi un imprenditore le cui aziende sono in perdita da anni, che avete visto lo scorso giorno spaccare un componente di un suo prodotto di punta durante un lancio mondiale in diretta TV, e vi chiedesse di finanziare coi vostri soldi un rivoluzionario jet supersonico a energia elettrica mentre fuma uno spinello? Se non avete risposto “Gli darei tutto quello che ho”, avete sbagliato risposta. L’imprenditore di cui stiamo parlando è infatti Elon Musk, oggi l’uomo più ricco del mondo, considerato da moltissimi un genio visionario. E un genio, Musk, in effetti lo è. Ma forse non nel modo in cui quasi tutti lo pensano. Musk è un genio non perché vede il futuro, sa fare business come nessuno, è un ingegnere eccezionale e allo stesso tempo un programmatore di grande talento. No: Musk è un genio perché ha capito come “hackerare” il capitalismo. O, come meglio si potrebbe dire utilizzando il gergo giovanile di oggi, come “trollarlo”. E, qualche giorno fa, ha raggiunto l’apice di questa sua impresa - tra tutte, di certo quella di maggior successo. Ma andiamo con ordine. Elon Musk ha fatto la sua prima fortuna cavalcando la “internet bubble” degli anni ’90. Prima grazie a Zip.2 - una specie di “pagine gialle digitali” – e poi con la popolarissima piattaforma di pagamenti digitali Paypal, che era il risultato della fusione della sua X.com con un’azienda concorrente e che nel 2002 fu acquistata da eBay rendendo a Musk circa 180 milioni di dollari. Con questo bel capitale e volendo continuare a fare impresa, Musk fu tra quelli che si buttarono nel nuovo modello di business che per i decenni successivi avrebbe fatto la fortuna di molti danarosi investitori e imprenditori: la disintermediazione. Qualcuno aveva infatti cominciato ad accorgersi che il prezzo finale di moltissimi prodotti e servizi era incredibilmente più alto del prezzo delle loro componenti, in quanto risultato di lunghissime catene di produzione in cui ogni intermediario doveva guadagnarci qualcosa. Disponendo di grandi capitali e sfruttando i vantaggi della globalizzazione e della digitalizzazione, era quindi possibile produrre da soli i componenti, “saltando” gli intermediari e mettendo sul mercato prodotti e servizi finiti a prezzi estremamente competitivi. Questa fase, che potremmo chiamare di “iper-capitalismo”, si basava anche su un altro assunto fondamentale: il potere della finanza. Sfruttando l’esplosione del valore dei mercati azionari innescato fin dagli anni ’80, si potevano creare aziende che fruttassero milioni pur essendo economicamente in perdita anche per decenni. Ecco come. Dal momento che nel mercato azionario c’erano sempre più capitali e i rendimenti erano mediamente bassi - o comunque c’erano tante persone con tanti soldi in cerca di rendimenti alti - “bastava” andare da loro e dirgli: «Ho un’idea rivoluzionaria per un’impresa. Mi servono un bel po’ di soldi e di tempo per farla funzionare, ma tra 7-12 anni sarò leader di mercato: se investi oggi per allora avrai i tuoi soldi decuplicati o centuplicati». E, con le giuste entrature e sufficiente credibilità, i soldi si trovavano. Dove sta però il vero trucco? Che, vedendo alcuni investitori che stanno mettendo molti soldi nella tua impresa, altri investitori fiutano l’affare e accorrono a darti altri soldi, magari anche a condizioni ancora più “pazienti” per ricevere gli interessi. Risultato: hai una liquidità enorme per entrare sul mercato a prezzi molto competitivi producendo buona parte delle tue stesse componenti, nonché la possibilità di andare in perdita per moltissimo tempo: la concorrenza non ha scampo. Diventa, quindi, una sorta di profezia che si auto-avvera. Amazon, per esempio, è un caso da manuale di questo tipo di “iper-capitalismo”. Musk si è avvantaggiato di questo meccanismo per le sue due imprese di riferimento, Tesla e SpaceX, ma è andato anche molto oltre. Egli infatti non è solo un’iper-capitalista: è un “ultra-capitalista”; è lo übermensch del capitalismo, proprio perché c’è dentro fino al collo ma allo stesso tempo è oltre; se ne avvantaggia ma allo stesso tempo lo distorce; lo esalta e insieme lo ridicolizza. È la bolla di tutte le bolle, l’emblema del business non-business, il joker del capitale. Un troll, insomma. E tutto questo perché ha capito che nella società post-moderna il valore fondamentale nel mercato capitalista non è il denaro, né il petrolio, né i dati: è l’attenzione. Anzitutto, Musk ha capito che l’era della complessità stava creando un moltiplicarsi di rischi incontrollabili, e che in ultima istanza chi avrebbe dovuto accumulare questi rischi e cercare di mitigarli per evitare che la società esplodesse sarebbe stato lo Stato. Lo avrebbe fatto soprattutto tramite l’immissione nel mercato di immense quantità di denaro, ma anche allo stesso tempo delegando alle aziende alcune delle sue funzioni tipiche. Questo per dare linfa al mercato e alla medio-piccola imprenditoria sofferente, ma anche e soprattutto perché lo Stato da solo non sarebbe stato in grado di gestirle efficientemente. Non solo: rispetto agli anni ’90, nei primi anni 2000 tra la popolazione stava crescendo una certa “insofferenza da capitalismo”, e quindi una diffusa richiesta a dare maggior attenzione ai valori che ai prodotti; al bene collettivo più che a quello individuale; all’ecologia più che alla produttività – si pensi al movimento “No logo”. Ma, per le ragioni di cui sopra, lo Stato avrebbe avuto sempre meno opportunità e capacità di occuparsene. Si apriva quindi uno spazio che consentiva sia di crearsi una reputazione molto positiva con grande visibilità verso i consumatori, sia di ottenere enormi investimenti con pochi vincoli da parte dello Stato e quindi dei mercati. In quel solco Musk si è buttato a capofitto con Tesla – produttrice di macchine elettriche - e SpaceX – azienda di razzi spaziali. Un’altra cosa di cui si è reso conto Musk è che è piuttosto facile riunire un po’ di bravi ingegneri e designer e presentare un progetto che su carta può funzionare e che sembri avveniristico e incredibilmente attraente. La cosa veramente difficile è produrre l’oggetto in questione, e poi renderne la produzione sostenibile, scalabile, sicura, legale, profittevole. Ma mentre ogni altro imprenditore se pensa che un modello di business non sia sostenibile o scalabile si ferma prima di partire, Musk non si fa questo scrupolo: l’importante è che il progetto generi attenzione e sia funzionale a una narrazione di futuro desiderabile in cui lui è il genio visionario che lo porta al mondo, così da poter continuare ad accedere a capitali e avere il sostegno del pubblico. Un ottimo esempio di tutto ciò è l’Hyperloop: un “treno” potenzialmente in grado di viaggiare alla velocità del suono muovendosi su un cuscino d’aria o magnetico all’interno di un tubo pneumatico a bassissima pressione, quasi annullando l’attrito dell’aria e del suolo. Musk lanciò l’idea nel 2012, e fu per lui un successo. Non da un punto di vista imprenditoriale, visto che non si lanciò nell’impresa (troppo impegnato, diceva), ma piuttosto comunicativo, avendo rinforzato la sua reputazione di genio visionario. Eppure, basta fermarsi un attimo a pensare per avere seri dubbi sulla sostenibilità sia economica che operativa dell’Hyperloop. Quanto costerebbe costruire e mantenere una simile struttura per migliaia di chilometri? Quante linee si potrebbero fare? Quanto costerebbe quindi un biglietto? Sarà mai davvero competitivo con un volo aereo? E ha davvero vantaggi concreti rispetto al treno? Ma poi, se c’è un incidente dentro il tubo? Come può funzionare la manutenzione migliaia di chilometri di tubi di vuoto pneumatico? E se qualcuno ci lancia una bomba contro in un solo punto dei migliaia di chilometri di linea? Più di otto anni dopo, nonostante alcuni pronosticassero un primo Hyperloop operativo per il 2020, non c’è ancora nessun vero prototipo, e il primo Hyperloop ad oggi è previsto in India…nel 2030 (con lo smart-working e il coronavirus che già oggi lasciano a terra molti aerei). Se pensate che effettivamente il progetto Hyperloop sembri strano, allacciate le cinture, perché è tra i meno bizzarri tra quelli che Musk ha lanciato o proposto negli anni. Ha parlato per esempio della possibilità di creare un reticolato di tunnel sotto le città in cui far scorrere tutto il traffico veicolare; tegole per tetti che sono anche pannelli solari (frutto peraltro dell’acquisizione dell’azienda del cugino, che ha dato adito a una lunga battaglia legale); voli con razzi passeggeri per andare da New-York a Shanghai in 40 minuti; un jet supersonico alimentato a sola energia elettrica; connettere il cervello umano con un computer tramite l’innesto nel cervello di dispositivi grandi come monete… Tutte queste idee sono diventate aziende o progetti di Musk; e tutte sono rigorosamente in perdita, ancora in stato prototipale e in clamoroso ritardo rispetto ai risultati promessi. Non di meno, ne hanno alimentato il mito. Ma se ancora tutto questo vi sembra tutto sommato ragionevole o plausibile, aspettate: c’è di più. Perché c’è una cosa che Musk condivide nel profondo con il capitalismo: il fatto di vivere solo grazie a una costante corsa al rialzo. Se il capitalismo per sopravvivere deve produrre sempre di più in maniera sempre più efficiente, Musk deve continuamente ad alimentare il suo mito; deve sempre stare al centro dell’attenzione. Questo sia per coprire i problemi di sostenibilità economica (e a volte anche di efficienza produttiva) delle sue aziende, sia per preservare la sua capacità di attrarre investimenti e fiducia da parte dei consumatori. Per questa sua esigenza di avere sempre i riflettori su di sé, Musk negli anni si è reso protagonista delle più incredibili uscite: ha fumato uno spinello in diretta durante un popolare podcast; ha dato un nome assurdo a suo figlio; ha sostenuto la candidatura del rapper Kanye West alla presidenza degli Stati Uniti; ha fatto rompere un finestrino teoricamente infrangibile di una sua auto durante il suo lancio in diretta mondiale (bestemmiando ad alta voce); ha proposto di salvare con un mini-sottomarino dei ragazzi bloccati in una grotta in Thailandia, provocando la profonda irritazione dei soccorritori; ha spedito e abbandonato nello spazio una delle sue auto; ha venduto lanciafiamme a prezzo scontato ai suoi fan… Questi “episodi” ben descrivono e giustificano la parola che più è associata a Musk e che ne costituisce parte integrante del mito: “disruptive”, cioè essere una persona che distrugge e sconvolge i paradigmi. In questo, Musk sembra essere il perfetto erede di Steve Jobs, ma avendo superato il “maestro”. Se infatti la narrazione che Jobs aveva costruito intorno a sé era il pensare diversamente il presente (“Think different”), per Musk è pensare diversamente il futuro. Negli ultimi 20-30 anni il futuro è diventato un luogo ostile – basta guardare un qualsiasi film di fantascienza per rendersene conto. Musk cavalca e insieme “distrugge” questo sentire comune creandosi una immagine di “eroe-ultima-risorsa-dell’-umanità” e sfruttando un altro mito Occidentale: quello dell’inarrestabilità del progresso tecnico e tecnologico. Un uomo (quasi) normale, come lo sono Iron Man e Batman, ma che proprio come loro ha dalla sua l’arma più potente di tutti: la tecnologia. Il futuro diventa così insieme promettente ma elitario (come lo sono, a pensarci bene, tutti i progetti di Musk); privatizzato, in un certo senso. Se Steve Jobs ha innovato il modo di fare imprenditoria grazie alla sua capacità di fare del marketing la pietra angolare di un business, Musk lo ha fatto negandolo; o meglio e di nuovo, trascendendolo. Musk infatti non ha mai fatto pubblicità ai suoi prodotti. D’altronde non ne ha avuto davvero bisogno, perché il “prodotto” vero da promuovere è lui stesso: è la sua reputazione l’asset fondamentale delle sue aziende. Una mossa, questa, che peraltro gli ha permesso di praticamente azzerare una delle voci di spesa maggiori per ogni grande azienda. Per fare questo, Musk è saltato a piedi pari sopra quasi ogni tema sociale e tecnologico dibattuto negli ultimi anni: dall’intelligenza artificiale agli alieni; dai diritti dei lavoratori al Coronavirus. E lo ha fatto con toni e idee sempre più estreme e provocatorie - spesso immortalate dai sui tweet – tra cui: dichiarare che le azioni di Tesla fossero sopravvalutate; sostenere di voler vendere tutti i suoi possedimenti e non aver più casa; dirsi convinto che le Piramidi siano state costruite dagli alieni; aver pubblicamente insultato come “pedofilo” un altro utente Twitter; aver annunciato di voler privatizzare Tesla acquistandola per 420 dollari ad azione (un numero che è un riferimento al consumo di marijuana) ricevendo una bella multa dalla Security Exchange Commission americana; aver dimostrato di apparentemente non conoscere la differenza tra investimenti e capitalizzazione di mercato; aver sminuito la pericolosità del Coronavirus e dichiarato di rifiutarsi di vaccinare sé e i suoi figli… Tutte queste dichiarazioni non hanno affatto spaventato pubblico o investitori – anzi - e Musk è recentemente diventato tra gli uomini più ammirati al mondo grazie agli ultimi successi nei lanci di SpaceX e il più ricco al mondo grazie alle recenti fortune borsistiche di Tesla, che oggi è l’azienda di produzione automobilistica di maggior valore al mondo. Eppure, a quasi vent’anni dalla sua fondazione, Tesla oggi detiene solo lo 0,5% del mercato mondiale dei veicoli a motore, non ha ancora chiuso un singolo anno in profitto economico ed è quindi ancora molto lontana dal pareggiare gli oltre 19 miliardi di dollari di investimenti ricevuti. Non fosse già notevole essere a capo dell’azienda di automobili di maggior valore al mondo pur avendo quote di mercato irrilevanti e un debito enorme e pluridecennale, c’è anche da dire che Musk ha ottenuto questo spettacolare risultato essendosi da sempre opposto ferocemente – e anche illegalmente - alla sindacalizzazione dei suoi dipendenti e avendo ricevuto generosissimi sussidi statali. Ciononostante, Tesla sembra aver perso il vantaggio competitivo nel micro-settore delle automobili elettriche di lusso, mentre l’avvento della tanto promessa e promossa guida autonoma viene continuamente rinviato. Ma è in questi giorni che Musk sta raggiunto l’apice della sua impresa, con due mosse che sono vere pennellate al suo capolavoro dadaista. La settimana scorsa, sulla scia della vicenda Game Stop - peraltro da lui stesso alimentata - ha twittato: «Non puoi vendere case che non hai, non puoi vendere auto che non hai, ma puoi vendere azioni che non hai? È una str***ata e una truffa!». Il che, detto dall’uomo che è diventato il più ricco del mondo vendendo sul mercato azionario un valore che le sue aziende non hanno pur avendo potuto godere di quasi 5 miliardi di sussidi statali senza dare in cambio quote di proprietà dell’azienda, è oltre il paradossale. Ma c’è di più: negli ultimi giorni è riuscito a far impennare il valore dei Dogecoin: una moneta virtuale nata per scherzo, per prendere in giro il successo dei Bitcoin, che come immagine ha la foto di un cane reso celebre dai meme di internet. A Musk è bastato twittare la parola “Doge” con l’immagine di un razzo in partenza e poi, successivamente, beffa della beffa, la frase «Dogecoin è la criptovaluta del popolo». Risultato: i Dogecoin a fine gennaio hanno aumentato il loro valore del 600%. Musk è così riuscita a estrarre un enorme valore convenzionale dalla distruzione di una convenzione come il denaro; a battezzare come “popolare” una tecnologia così elitaria da essere incomprensibile ai più; a creare fiducia tramite una burla. Siamo probabilmente nel genio artistico a livello di un Duchamp o di un Cattelan. Tutto questo si può spiegare in due modi: o Musk incarna alla perfezione il cliché (meglio: la narrazione) del genio lunatico, un po’ pazzo; o fa quasi tutto in maniera calcolata, per un fine. Potremmo pensare che effettivamente è una persona che ha solo a cuore il bene dell’umanità e vuole salvarla creando una colonia su Marte e fermando il riscaldamento globale; o potremmo pensare che sia un narciso in pieno delirio di hybris, che gode nel cavalcare ogni tigre che gli capita a tiro e che voglia solo vedere fino a quando può menare per il naso tutti. E ancora, potremmo pensare che ha capito in anticipo tutti i meccanismi qui descritti, oppure che si è trovato più o meno fortuitamente a cavalcarli e ora non può più scenderne. L’una o l’altra (o, non si può escludere, tutte insieme) il solo fatto che siamo qui a scriverne e a parlarne lo rende vincitore. Perché forse ha ragione lui: può continuare questo suo gioco all’infinito, finché si parla, bene o male, di lui. Finché ha il valore fondamentale: la nostra attenzione. Forse lui l’ha capito, e noi no. D’altronde, Elon Musk è un genio.
  25. Lancio una provocazione. Ma esistono ancora tutti questi anziani che comprano le berline? Le berline anni 80 e 90, se parlo per esperienza personale e quindi di anziani conoscenti, le prendevano gli ex industriali o i pensionati che coi risparmi di una vita si toglievano lo sfizio dell'ultima auto bella. Però quello classe C, specie all'interno non è che mi sembri proprio dedicata ai pensionati, bensì ai cinesi che vanno matti per le sedan e gli schermini. Anziani a parte, io sarò poco giovane dentro, ma questo mi aspetto di vedere in una classe C, non la rivisitazione di una sala VLT su ruote.
  26. Breve storia triste: https://www.formulapassion.it/motorsport/formula-1/f1-team/mclaren-power-unit-mercedes-senza-problemi-james-key-hywel-thomas-silverstone-549841.html Annuncio letto su un giornale di Woking: AAA Cercasi power unit per correre campionato di F1...
  27. pensavo che il "culo bangle" si fosse estinto anni fa...e invece... Poi nella vista di lato ...quanta lamiera? pare un bunker Apprezzo la tipologia di vettura...ma non l'esecuzione
  28. Datti pace, i tempi di FCA sono quelli che sono. Ricordati che iniziano un facelift un anno e lo finiscono l'anno successivo. 😂
  29. Nel frattempo Toyota ha confermato l'ordine e ora tocca attendere fine Giugno / inizio Luglio.
  30. Si, e' stata una mossa furba. D'altra parte il telaio e' morgan, lo conoscono bene. Spareranno una cifra imbarazzante per queste otto, sarebbe stato un peccato non riportarsele indietro e marginarci a dovere.
  31. https://newsroom.toyota.it/toyota-annuncia-la-gr-yaris-rally-cup-il-primo-campionato-monomarca-italiano-dedicato-alla-gr-yaris/
  32. Geni quelli del marketing se ancora tutti parlano di suv quando tecnicamente è una berlina con assetto rialzato. Mille volte meglio l'originale.
  33. Boh... Mia sorella ce l'ha presa... Pare che il venditore le cose le sapeva, anche se l'ha convinta a non prendere il pack col clima automatico (bella cavolata). Ce n'è una verde smeraldo vicino casa mia e ogni volta che ci passo la guardo incantato, lo trovo meraviglioso.
  34. Una nuova puntata di air disaster assicurata...
  35. No, si parla di un eventuale RAM 1000 (o 750), insomma un antagonista del Ford Ranger e del Chevy Colorado (midsize pick up). Considera che il RAM 1500 peraltro è ancora indietro con le varianti, quindi mi sembra di capire che rimarrà in produzione parecchio. Per dire, non ha una versione single cab, ed il heavy duty è solo una rivisitazione esterna e interna del precedente.
  36. Ci piace vincere facile 😂 P.S. avevo cancellato quella parte del post perché ho visto che avevamo risposto in 15 alla stessa domanda, ora provo a rimetterla se no non si capisce più niente del discorso 😅
  37. Per quanto riguarda il nome Cherokee, sono molto curioso di vedere l'evolversi della faccenda. Non ci vedo nulla di male nell'aprire una questione a distanza di tempo. Le lingue, i nomi e le identità si evolvono col tempo. Quindi o Gladiator non lascerebbe spazio produttivo o basta lui a riempire un segmento considerando gli ottimi margini che fattura.
  38. Ma in Nordamerica sanno che il loro numero unico per le emergenze è usato da un noto fabbricante tedesco di automobili?
  39. siamo alla follia .... in nome del politically correct e del rispetto del genere etc etc adesso stiamo pure a disquisire sul naming delle vetture
  40. Hai provato a chiedere se ti vendono una gabbia? Tempo zero che diventa un Instant Classic 😂
  41. è uno dei pochissimi CVT che dicono che funzioni piuttosto bene. il problema dei consumi alti delle Subaru è al 80% legato al fatto che è una TI permanente al 50% di ripartizione in condizioni normali.
  42. La Mégane prima serie era già pronta in variante Wagon al debutto. Chissà perché abbiano deciso di produrla soltanto a partire dalla Phase 2.
  43. Ripropongo anche Twingo di seconda generazione, inizialmente prevista con dei richiami all’originale, ma ridisegnata all’ultimo minuto.
  44. spero non ti risponda nessuno 😄 con simpatia, eh
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