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I pacs


vespino

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I più attivi nella discussione

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bellissime parole quelle di Accattoli, veramente... :clap

Vero :clap

Cmq facendo mente locale mi sono reso conto che conosco diverse coppie (over 30) unite da anni, magari con figli, ma non sposate. Senza che all'orizzonte ci sia il minimo sentore o desiderio di "vie di fuga".

Penso che non lo facciano perché stanno tanto bene insieme così, che avrebbero paura di spezzare l'equilibrio inserendo un vincolo.

Conosco anche gente che invece ha maturato il rapporto al punto che dopo anni di convivenza si è sposata, senza fare baccano, continuando poi la vita di tutti i giorni con il/la partner.

Insomma è l'amore che fa il matrimonio, non il contrario :)

Per varie vicende familiari (successioni) che vivo negli ultimi tempi, devo dire che tanta gente, anche di una certa età, vorrebbe un semplice riconoscimento ufficiale, quasi un contratto con lo Stato, per mettere a posto il futuro nei confronti del/la convivente, senza il peso e le questioni di un matrimonio.

(Per la serie "Ormai ho una certa età, vivo bene con questa donna da trent'anni, se dovessi mancare vorrei avesse almeno la mia pensione").

Oltre un certo punto, a me queste sembrano un po' questioni di lana caprina; perché se uno vuole i diritti e i doveri dello "stare con una persona" allora tanto vale un tranquillo matrimonio civile, e pace a tutti.

Però mi rendo conto che il matrimonio oggi, visto come mero contratto, complica e burocratizza eccessivamente il rapporto fra le due persone, rischiando, come dicevo poc'anzi, di rompere l'equilibrio.

Quindi ben venga una forma più semplice e immediata di unione legalizzata, di contratto d'unione fra due persone davanti allo Stato.

Senza troppe seghe mentali sulla fine del concetto di famiglia.

Che ne pensate? Mi interessa soprattutto il parere di gente abituata a convivenze serie (Alex, nicogiraldi ed altri...) ;)

There's no replacement for displacement.

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Anche tu ti ecciti palpeggiando pezzi di plastica? Perché stare qui a discutere con chi non ti può capire? Esprimi la tua vera passione passando a questo sito!

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ù

Per varie vicende familiari (successioni) che vivo negli ultimi tempi, devo dire che tanta gente, anche di una certa età, vorrebbe un semplice riconoscimento ufficiale, quasi un contratto con lo Stato, per mettere a posto il futuro nei confronti del/la convivente, senza il peso e le questioni di un matrimonio.

(Per la serie "Ormai ho una certa età, vivo bene con questa donna da trent'anni, se dovessi mancare vorrei avesse almeno la mia pensione").

Inammissibile... prevedo un muro contro muro lungo nei prossimi anni...

Ci solleveremo dalle tenebre dell'ignoranza, ci accorgeremo di essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi!Impareremo a volare! Richard Bach, 1973," Il gabbiano Jonathan Livingston"

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Inammissibile... prevedo un muro contro muro lungo nei prossimi anni...

probabile, ma è anche vero che nelle grandi aree metropolitane del nord certe istanze tradizionali sono sempre meno sentite, e quelle nuove sempère + accettate anche dai + anziani.

Ci sono 2 italie anche in questo...

"The great enemy of the truth is very often not the lie -- deliberate, contrived and dishonest -- but the myth -- persistent, persuasive and unrealistic"

(John Fitzgerald Kennedy)

"We are the Borg. Lower your shields and surrender your ships. We will add your biological and technological distinctiveness to our own. Your culture will adapt to service us. Resistance is futile!"

"Everyone is entitled to their own opinion, but not their own facts!"

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Guest DESMO16
«Vado da Ratzinger, non in piazza. Certe parodie fanno solo danni»

Aldo Cazzullo intervista Liliana Cavani

Signora Cavani, lei è un’artista molto apprezzata a sinistra. C’è chi la attendeva alla manifestazione di Roma. Invece sarà madrina della presentazione della prima enciclica di Ratzinger. Perché?

«Perché me l’hanno chiesto. L’enciclica tratta dell’amore e della carità. Forse perché ho fatto due film su San Francesco, dal Vaticano mi hanno proposto di dire qualcosa sull’argomento. Ho accettato molto volentieri e attendo con grande interesse di leggere il testo del Pontefice».

E non scende nella piazza dei Pacs.

«No. Condivido la posizione di Romano Prodi. È giusto difendere le esigenze pratiche dello stare insieme, in particolare la protezione reciproca. È sbagliato scimmiottare il matrimonio. La gente ha diritto di manifestare, ovviamente. Ma inscenare parodie di cerimonie in una piazza di Roma potrebbe danneggiare la causa anziché avvantaggiarla».

I matrimoni omosessuali sono legge in Spagna e in Gran Bretagna.

«Il matrimonio nasce in un contesto preciso. Il rito sancisce una funzione che è diversa da quella dei Pacs: nell’etimo c’è l’idea di "mater", di madre, di procreazione. Non si vede perché copiarlo. Meglio piuttosto inventarsi qualcosa di diverso. La prima coppia non sposata che ho conosciuto erano i miei nonni materni, che negli Anni Venti scelsero di non unirsi in chiesa e di promettersi comunque protezione reciproca».

E, come ha raccontato a Barbara Palombelli sul Corriere, battezzarono i figli Libero e Libera.

«I miei zii; mia madre si chiamava Margherita. Voglio dire che i diritti delle coppie di fatto sono un tema importante e serio. Il mio timore è che manifestazioni come quella di Roma possano infastidire, urtare sensibilità diffuse, e quindi portarci indietro anziché avanti. Vorrebbero essere provocazioni, possono essere scambiate - a torto - per pagliacciate».

Alla Chiesa si rimprovera di influenzare troppo la politica.

«A me pare che ci siano troppi politici ansiosi di farsi influenzare. È tutto un andirivieni di qua e di là del Tevere, un darsi da fare per stringere o millantare contatti privilegiati. È la politica, non la Chiesa a dedicarsi alle relazioni promozionali. Mi pare che Prodi rappresenti in questo un’eccezione. Ma neppure De Gasperi cercava protettori. Succede da quando non c’è più la Dc, che garantiva una mediazione».

Succede anche in Rai?

«Fu proprio in Rai, dove tra il ’96 e il ’98 ero consigliere d’amministrazione, che mi accorsi del fenomeno. Chi voleva segnalare un personaggio o un progetto non mancava mai di specificare che era "gradito in Vaticano". Non so se poi in Vaticano lo sapessero».

A Milano si manifesta in difesa dell’aborto; sotto attacco da parte della destra, è la motivazione.

«Penso proprio invece che sull’aborto non si tornerà indietro. Ognuno ne risponde alla propria coscienza. Chi sostiene il contrario in fondo non ci crede neppure lui».

Anche a sinistra però è in corso un ripensamento critico, dalle riflessioni di Anna Bravo alla proposta di legge di Livia Turco e Rosy Bindi per gli aiuti a chi sceglie di non abortire.

«Sono assolutamente d’accordo. L’idea delle donne che abortiscono libere e spensierate è un’assurdità. Spesso le donne abortiscono sole e disperate, lontane da una famiglia che non sa o comunque condanna. Resto convinta che qualsiasi donna, potendo scegliere, non rinuncerebbe a suo figlio. Aiutare anche economicamente una madre sola mi pare un completamento della legge 194, sulla cui difesa sono intransigente».

Nel dibattito politico-culturale, in particolare nei giorni del referendum sulla procreazione assistita, si è affacciata una categoria chiamata talora con autoironia talora polemicamente degli «atei devoti». La Chiesa come fonte non tanto di verità di fede quanto di valori.

«Capisco la deformazione parodistica, ma la parola ateo mi procura sempre un brivido di turbamento. L’uomo senza Dio mi fa impressione. Vengo da una famiglia laicissima ma ho sempre avuto una grande passione per le religioni, anche per le antiche, che sono poi la fonte di quella che chiamiamo etica. Si può essere al contempo cristiani e induisti, così come ci si confronta con Mosé e con Milarepa. Al referendum sono andata a votare. Ma sono affascinata dalle persone di grande fede. Alcune di loro mi sono state di sostegno in una fase difficile della mia vita».

Qual è la sua impressione dell’inizio del pontificato di Benedetto XVI?

«È troppo presto per parlarne. Mi ha colpito molto che un Papa da cui ci si attendeva magari una dura presa di posizione in tema di morale o di liturgia esordisca con un’enciclica sulla carità e sull’amore».

Lei stessa ha ricordato come nel 1968 la Rai di Bernabei bloccò il suo «Galileo» perché troppo anticlericale.

«Già nel ’66 il San Francesco commissionatomi da Angelo Guglielmi rischiò la censura e fu salvato da monsignor Angelicchio, un prelato dell’Opus Dei. Sulla Rai il Galileo non andò mai in onda, e fu ritirato anche dalle sale per fare un piacere ad Andreotti; e non ho mai capito se quel piacere fu chiesto o fu offerto. Il film però fu distribuito dalla San Paolo in tutte le scuole, e nessun cattolico se ne lamentò mai. Per fortuna le cose cambiano, la Chiesa si muove, altrimenti saremmo ancora al tempo di re Pipino».

Quindi la Chiesa non si contamina con la politica?

«Ognuno fa la sua parte. La Chiesa dice quel che pensa, e ha il diritto di farlo. La gente ha il diritto di pensarla diversamente. Ma non c’è alcun bisogno di combattere. Semmai, di confrontarsi».

da Il Corriere, 15.1.2006

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(Per la serie "Ormai ho una certa età, vivo bene con questa donna da trent'anni, se dovessi mancare vorrei avesse almeno la mia pensione").

Sarà la mia formazione economicistica, ma con la spesa pensionistica che abbiamo ci mancherebbe solo estendere un po' le pensioni di reversibilità (che, come tutti sanno, sono pagate dallo stato..).

Se dovessero fare un pacs con reversibilità della pensione mi metterò alla matta ricerca di parlamentaresse e parlamentari nonagenari con cui pacsarmi... tanto il pacs a differenza del matrimonio non dovrebbe prevedere la consumazione...

Scherzi a parte, facciamo come per le scuole confessionali: libertà di pacs senza oneri per lo stato!

Non è discriminazione, io abolirei la reversibilità anche per le donne che lavorano o cmq che hanno redditi elevati.

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Che io sappia, in caso di morte di un coniuge, se entrambi godono di una pensione, il restante ad una delle due deve rinunciare gia' adesso ( od alla propria od alla reversibilita' dell'altro )

Archepensevoli spanciasentire Socing.

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mi metterò alla matta ricerca di parlamentaresse e parlamentari nonagenari con cui pacsarmi...

metti il dito nella piaga:

i conviventi/e dei parlamentari hanno estesi tutti i diritti del matrimonio per legge. Non lo so sapevi? per loro già ci sono i benefici del pacs (e molto di più). Vallo a chiedere all'amante del cattolicissimo Casini ;)

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La Camera dei Deputati e il Senato già riconoscono i diritti dei Parlamentari conviventi attraverso un regolamento interno che prevede, ad esempio, l’estensione della previdenza integrativa al convivente del parlamentare.

La cosa è prevista istituzionalmente tanta che all’inizio della Legislatura ogni neo-deputato e senatore deve compilare un modulo nel quale si chiede espressamente se intenda, o meno, estendere la previdenza alle persone con cui convive.

Nelle intenzioni di coloro che scrissero questo regolamento oltre dieci anni fa era evidente la volontà di non discriminare tra coppie eterosessuali e coppie omosessuali.

Per questo rivolgo un appello al Presidente Casini perché chiarisca che il regolamento della Camera non discrimina nessuno.

On. Franco Grillini

Deputato DS

Presidente Onorario Arcigay

http://www.gaynews.it/view.php?ID=34094

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metti il dito nella piaga:

i conviventi/e dei parlamentari hanno estesi tutti i diritti del matrimonio per legge. Non lo so sapevi? per loro già ci sono i benefici del pacs (e molto di più). Vallo a chiedere all'amante del cattolicissimo Casini ;)

Come sempre i privilegi dei parlamentari italiani superano ogni imaginazione. Ma nel passo da te riportato si parla di previdenza integrativa, sei sicuro che comprenda la reversibilità? Il fatto è che garantire la reversibilità al convivente (ma anche al pacsato) si presta a infiniti abusi. Convivente di un vecchio parlamentare può essere la badante, o il nipote che vive in casa con lui. Se si garantisse così facilmente la reversibilià non morirebbe più nessuno prima di aver passato la pensione a qualcun altro con un pacs o una convivenza fittizia. E' vero che si può già fare col matrimonio, ma ci sono più vincoli e rotture di scatole.

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