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Bla bla bla...tutti parlano,la Bocconi poi :lol: dopo che ho visto come fanno gli esami i miei amici la considero fumo

Io mi collego alle parole di un serio giornalista di Radio 24 che alla domanda di un radioascoltatore sul perchè non parlassero di Alitalia da risposto: non ne parliamo perchè per ora sono tutte speculazioni o proposte pubblicitarie,fino ad almeno a dopo le vacanze è tutto fuffa e non voglio perderci tempo

Quoto, si saprà tutto nei dettagli dopo l'estate.

"All truth passes through three stages. First, it is ridiculed, second it is violently opposed, and third, it is accepted as self-evident." (Arthur Schopenhauer)

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Alitalia: piano Fenice, 5mila esuberi e 1, 1 mld debiti

(ANSA) - ROMA, 12 LUG - Si chiama 'Fenice' il progetto che Intesa SanPaolo come advisor sta elaborando per far rinascere Alitalia dalle ceneri. Milano Finanza rivela che il piano di rilancio prevede che Alitalia diventi una bad company destinata alla liquidazione grazie alla legge Marzano modificata. Nella vecchia Alitalia rimarranno 5mila esuberi su cui verranno usati ammortizzatori sociali, il vecchio prestito obbligazionario e il prestito ponte da 300 milioni per un debito da 1,1 miliardi. In una newco confluiranno flotta, pertinenze immobiliari, debito collegato per 400-500 milioni, 15mila dipendenti di Alitalia, flotta attuale e portafoglio contratti per nuovi aeromobili di AirOne. La Nuova Alitalia avra' un patrimonio di circa 1,4 miliardi, 800 milioni in cassa e grazie alle modifiche alla legge Marzano non finira' in liquidazione. Vi investiranno imprenditori ed e' probabile che cresca il ruolo delle banche. Forse con Mediobanca al fianco di Intesa SanPaolo, il cui mandato per elaborare il progetto scade il 10 agosto, con il diritto a una proroga di 30 giorni per evitare scioperi a cavallo di ferragosto. Ma senza alternativa alla liquidazione la discussione sulla proroga costringerebbe il cda Alitalia ad affrontare sotto il profilo formale l'esito del percorso affidato ad Intesa. Con rischi per tutti i 20mila dipendenti attuali di Alitalia. (ANSA)

fonte: ANSA.

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Ultimi aggiornamenti:

ALITALIA: EQUINOX E MIRO RADICI PUNTANO AD ATTIVITA' CARGO

(ANSA) - MILANO, 17 LUG - Equinox, la società di investimento lussemburghese guidata da Salvatore Mancuso, e Miro Radici Finance, la holding della famiglia Radici, hanno formulato a Intesa Sanpaolo, advisor di Alitalia per la privatizzazione, una manifestazione di interesse per le attività cargo della compagnia aerea. Lo comunicano le due società in una nota. Equinox e Miro Radici spiegano di aver raggiunto un accordo per procedere a una eventuale valorizzazione delle attività cargo della Magliana. Nella manifestazione di interesse, inviata nei giorni scorsi all'advisor di Alitalia, sono contenuti "gli indirizzi strategici e le linee programmatiche di investimento e di gestione per recuperare efficienza e assicurare la redditività attesa dall'investimento". In particolare, Equinox e Miro Radici Finance si sono dichiarate disponibili a verificare la fattibilità della costituzione di una newco, di cui assumerebbero la leadership industriale, nella quale far confluire le attività di cargo di Alitalia. La società potrebbe avere come base operativa l'aeroporto di Malpensa, "tecnicamente strutturato e strategicamente organizzato - si legge nella nota - per assicurare l'integrazione aereo + gomma, per consentire la costituzione di una base di manutenzione a Milano e per basare i piloti che assicurano il servizio". Miro Radici Finance ha esperienza nel settore cargo, in cui opera attraverso la compagnia MiniLiner (attiva dal 1982 che conta una flotta di 15 aeromobili) e nella gestione delle infrastrutture aeroportuali (la società è azionista dell'aeroporto di Trapani, di quello di Crotone e sta partecipando alla gara di privatizzazione di quello di Reggio Calabria). Equinox è una società private equity che investe nell'industria e nei servizi. Nel proprio capitale, Equinox annovera importanti investitori, fra cui imprenditori ed istituzioni italiane (tra cui la stessa Intesa Sanpaolo) e straniere. (ANSA).

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Piano Alitalia: i sindacati dall’Air France alla brace

Dalla padella nella brace. I sindacati dell’Alitalia che nelle settimane precedenti alle elezioni di metà aprile assestarono il colpo decisivo e mortale alla trattativa con l’Air France ora si sentono con l’acqua alla gola. Ufficialmente non lo ammettono, anzi fanno sfoggio di compostezza e invitano alla cautela: “Non mettiamo il carro davanti ai buoi” ammoniscono dalla Cgil rifiutandosi di esaminare le indiscrezioni di stampa nelle quali si parla di tagli e si delinea il futuro della compagnia. Mentre Stefano De Carlo, influente vicepresidente dell’Anpac, il sindacato dei piloti che all’Alitalia ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo, ostenta con Panorama un aplomb invidiabile: “Ci vuole prudenza”.

Ma basta grattare un po’ la superficie ed esce un’altra verità: di fronte alle indiscrezioni e alle voci che circolano intorno al piano Alitalia, che l’advisor Intesa Sanpaolo, sotto la guida di Corrado Passera, sta preparando con la società Boston consulting e lo studio Bonelli-Erede-Pappalardo, i sindacalisti di tutte le sigle sono più che perplessi. Sono proprio imbufaliti, compresi molti della Cisl, a suo tempo recisamente contrari all’ipotesi di cessione della compagnia ai francesi. Anche se Raffaele Bonanni non ha nascosto di essere disponibile a sedere ad un tavolo per Alitalia anche se si trovasse in presenza di un piano che individua 4mila esuberi: “Basta che ci siano gli ammortizzatori sociali adeguati”. Senza ammetterlo, tutti quanti sperano, anche se con argomentazioni e accenti diversi, che la politica alla fine ci metta una pezza.

Detto in altri termini: sperano che il governo, in particolare il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che dell’Alitalia è l’azionista principale, e che ha scelto proprio l’Intesa come advisor nell’operazione, prima che sia troppo tardi eviti ciò che essi considerano “uno scempio”. Sperano, cioè, che il ministro con la sua autorevolezza intervenga per mettere sui binari giusti il piano prima della presentazione ufficiale. Perché se in quel progetto dovessero essere confermate le anticipazioni circolate, messi alle corde i sindacati non avrebbero probabilmente altra scelta che tornare all’azione facendo ripartire l’ostruzionismo, anche a rischio di essere additati al pubblico ludibrio come i becchini della compagnia.

In quel caso la strada del non impossibile salvataggio e dell’auspicabile rilancio dell’azienda si trasformerebbe di nuovo in un percorso di guerra. E sarebbe un guaio per tutti. Data ultima per la presentazione del piano è la metà d’agosto e i sindacati confidano, da questo punto di vista in coincidenza con il management aziendale guidato da Aristide Police, che sia Passera sia Tremonti si prendano il tempo di riflessione necessario, non per allungare il brodo, che non conviene, con le perdite che ogni giorno si mangiano il prestito dello Stato, ma per evitare decisioni dalle quali poi sarebbe difficile tornare indietro.

Sia i sindacalisti sia i dirigenti dell’azienda giudicano un segnale incoraggiante l’ufficiosa derubricazione dell’ordine del giorno nel consiglio d’amministrazione Alitalia, venerdì 18 luglio, da data per la presentazione ufficiale del piano a occasione di approfondimento,

Per l’Anpac e gli altri sindacati la strada è ancora più impervia rispetto a quella di alcuni mesi fa perché ai loro occhi, e agli occhi di molti dipendenti, il piano Passera così come emerge dalle anticipazioni sarebbe più indigesto di quello dell’Air France. Quest’ultimo prevedeva la riduzione di oltre 2 mila dipendenti, che sarebbero potuti diventare quasi 7 mila includendo i potenziali “esuberi” dell’Alitalia Service (servizi a terra). Il piano Passera prevederebbe un taglio di 5-6 mila lavoratori, cifra non molto distante da quella ipotizzata dai francesi.

L’aspetto che più preoccupa i sindacati è il piano industriale. “Parlare di esuberi è sempre doloroso, ma non sono 500 in più o in meno a fare la differenza in questa situazione di sfascio e con il petrolio a 150 dollari. Il problema è che senza un piano credibile della compagnia di bandiera rischia di restare solo la bandiera. Sono sorpreso, per esempio, che non si parli più di alleanza internazionale: senza un partner estero l’Alitalia muore” lamenta Claudio Claudiani della Cisl trasporti.

I sindacati temono che l’Alitalia sommata all’AirOne di Carlo Toto possa tutt’al più diventare una SuperAirOne, abbastanza grande a livello regionale, con il 70-80 per cento del traffico italiano, ma con una proiezione internazionale insufficiente, destinata a vivacchiare qualche tempo, al massimo qualche anno, ma inesorabilmente votata al declino perché sprovvista della massa critica di traffico necessaria per alimentare l’autofinanziamento e investimenti da compagnia di bandiera.

Attacca De Carlo dell’Anpac: “Con l’Air France i tagli all’occupazione e all’attività Alitalia erano del 25 per cento, con il piano Passera di cui si vocifera sarebbero addirittura del 60. Se l’Intesa Sanpaolo intende favorire l’AirOne, con cui è fortemente esposta, inventando una compagnia nella quale investendo poco ottiene un ritorno quasi immediato, anche se effimero, allora l’operazione è perfetta. Ma siamo sicuri che ciò che va bene all’Intesa vada bene anche al Paese e all’Alitalia?”.

Già ad aprile i capi sindacali avevano rischiato di perdere la faccia di fronte a molti dei loro iscritti, i quali erano arrivati a organizzarsi in proprio con manifestazioni spontanee, non riuscendo a capire perché i loro rappresentanti si stavano opponendo all’accordo con i francesi.

Particolarmente incomprensibile risultava l’atteggiamento dei capi Anpac, favorevoli per mesi all’Air France, fino al punto di volare a Parigi per discutere direttamente con il presidente della compagnia transalpina, Jean-Cyril Spinetta. I punti oscuri e spinosi dell’intesa con i francesi, però, erano così tanti, e soprattutto non si capiva bene quale ruolo avrebbe potuto avere davvero la cenerentola Alitalia nei confronti della ricca Air France, che alla fine la linea sindacale ufficiale fu digerita dalla maggioranza. Ma la storia, com’è noto, difficilmente si ripete.

fonte: panorama.it

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Inviato (modificato)

«è UN PROBLEMA DA TANTI ANNI»

Alitalia, Scajola: «Soluzione ora è vicina»

Per il ministro per lo Sviluppo Economico a breve unpiano di rilancio della compagnia di bandiera

ROMA - Il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola ha annunciato una soluzione vicina per Alitalia. «Credo che si sia vicino ad una conclusione che potrà rilanciare una compagnia a capitale italiano, utile per il rilancio di un paese che non dimentichiamolo è una delle grandi potenze mondiali» ha detto il ministro a margine della conferenza di presentazione del piano di riordino dell'Agenzia Nazionale per Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d'Impresa (Sviluppo Italia). Per trovare una soluzione il governo «ha utilizzato come strumento Banca Intesa che sta preparando un piano industriale». Sulla possibilità di commissariamento della compagnia, il ministro ha detto che «gli strumenti devono essere definiti».

LEGGE MARZANO - Scajola ha precisato che nel prossimo Consiglio dei Ministri, venerdì 25, non ci sarà nessuna modifica alla legge Marzano sull'amministrazione straordinaria delle imprese, che potrebbe essere necessaria, secondo molte indiscrezioni, al piano di salvataggio di Alitalia su cui sta lavorando Intesa Sanpaolo, advisor del Tesoro per la privatizzazione.

UN PROBLEMA DA ANNI - «Alitalia è un problema da tanti e tanti anni. Un problema che è stato sottovalutato e che si è incancrenito - ha affermato il ministro Scajola - e che stava per raggiungere una soluzione da noi non condivisa, e cioè di fatto la svendita alla Francia di una compagnia che è molto utile per l'economia italiana e per il turismo italiano».

23 luglio 2008

corriere.it

Alitalia: trapelano indiscrezioni sul piano Intesa Sanpaolo

Secondo i rumors della stampa italiana si approssima la presentazione del progetto Intesa Sanpaolo e la concretizzazione della cordata italiana per la nascita dalle ceneri della compagnia di bandiera la nuova Alitalia. Nel giro di pochi giorni il progetto dovrebbe essere già presentato ufficialmente al ministro dell’Economia Giulio Tremonti il quale in una ventina di giorni dovrebbe valutarlo e dare avvia alla fase di privatizzazione. I principali quotidiani italiani presentano anticipazioni del progetto dell’advisor Intesa e concordano su un dato: i tagli sarebbero e si aggirerebbero sulle 4-5.000 unità, tra esuberi ed estenalizzazioni. Previsto un pacchetto di ammortizzatori tra cassa integrazione e prepensionamenti, mentre per piloti e assistenti che resteranno all’interno della newco è previsto un nuovo contratto di lavoro. Proprio il pesante impatto occupazionale lascia immaginare a qualcuno che i tempi per l’ufficializzazione ed il lancio del piano si allunghino tatticamente per evitare tensioni ed agitazioni sindacali nel pieno del picco di traffico estivo.

La nuova compagnia dovrebbe nascere da una fusione con Air One in un’operazione da 1,6 miliardi. Sotto la livrea di Alitalia dovrebbero essere operati i i voli di medio e lungo raggio da Fiumicino mentre l’ apporto dell’ attuale air One farebbe perno su Malpensa con una logica di feederaggio dagli altri scali nazionali. A questo sarebbe legata anche la prospettiva di un accordo con un grosso operatore internazionale, come Lufthansa o l’ex pretendente Air France. Secondo i rumors la flotta della nuova Alitalia sarà dimagrita, sui 150 aerei, ma più giovane, con i vecchi MD-80 che lasceranno il posto alla famiglia A320, mentre sul lungo raggio si parla di leasing di Boeing 767 e 777 e successivamente del nuovo 787. Un’ipotesi questa che - osserva Dedalonews - sarebbe in contrasto con il recente ordine Air One per gli Airbus A330 e A350XWB e rappresenterebbe anche un’inversione di tendenza per il costruttore USA che negli ultimi anni sembra aver segnato il passo sul mercato civile italiano. Nel dare avvio alla nuova compagnia, indispensabile sarà l’intervento di modifica della legge Marzano. Le nuove norme, in particolare, dovrebbero rendere più celere il ricorso all’amministrazione straordinaria, evitando che i debiti della vecchia Alitalia vadano a ricadere sulla nuova, compromettendone il rilancio.

Infine si definiscono i contorni degli apporti finanziari all’operazione. La cordata italiana dovrebbe avere, come ipotizza Repubblica, tre fasce di partecipazione. La prima, rappresentata da Intesa Sanpaolo, Benetton, Ligresti e probabilmente Colaninno, con una dote 100 milioni di euro ciascuno; la seconda con Gavio, Fossati ed altri, con 50 milioni ciscuno; la terza, con 100 milioni apportati complessivamente da Marco Tronchetti Provera ed Emma Marcegaglia.

(M. Landi, dedalonews.it)

Modificato da Dodicicilindri

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Ultime informazioni (spesso tra loro contraddittorie):

Toto farà l’aumento di capitale

o conferirà AirOne

LUCA FORNOVO

TORINO -la stampa

Per la modifica della legge Marzano, necessaria per il salvataggio dell’Alitalia, occorre ancora del tempo. Lo stesso ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha fatto sapere che domani, nella riunione del Consiglio dei ministri, non verrà approvata alcuna riforma della Marzano. Forse di una legge salva-Alitalia se ne parlerà nella prossima riunione di Palazzo Chigi che potrebbe essere fissata venerdì 1° agosto. Ma è ancora tutto da vedere anche perché una frangia del governo nutre ancora qualche perplessità nel mettere mano alla Marzano e quindi pilotare Alitalia verso il commissariamento, che faccia da preludio a uno spezzatino della compagnia accompagnato da una gestione flessibile degli esuberi e dalla falcidia dei creditori, senza passare da un concordato. Perplessità che potrebbero essersi rafforzate specie dopo la visita di ieri a Palazzo Chigi del presidente di Alitalia, Aristide Police, piuttosto freddo verso l’ipotesi del commissariamento.

Ma se il governo prende tempo, domani a fare i primi passi per salvare Alitalia sarà l’advisor Intesa Sanpaolo che al vaglio del consiglio d’amministrazione della banca sottoporrà l’approvazione di una bozza del piano Fenice che contempla due diverse alternative, legate però da un filo comune: la partecipazione della AirOne dell’imprenditore Carlo Toto al rilancio della compagnia di bandiera. Probabilmente già domani o sabato la bozza del piano, predisposta dalla divisione corporate e investment banking, guidata da Gaetano Miccichè, verrà valutata dai vertici della Magliana.

La differenza sostanziale tra le due ipotesi è che nella prima, il piano A, Toto, attraverso Ap Holding, il veicolo che controlla AirOne, parteciperà - insieme a un gruppo di investitori industriali - all’aumento di capitale per salvare Alitalia. La nuova compagnia, la cosiddetta newco, acquisterà il ramo Alitalia per cassa e successivamente Toto incasserà denaro fresco cedendo alla nuova Alitalia il 100% delle azioni AirOne per cassa. Nel secondo caso, il piano B, invece Toto non parteciperà all’aumento di capitale ma la newco verrà capitalizzata solo da un gruppo di investitori, che potrebbero essere: il fondo Clessidra e i gruppi industriali Benetton, Ligresti, Gavio, Pirelli e Marcegaglia. Investitori che potrebbero apportare un capitale tra i 700 e gli 800 milioni. Anche in quest’ipotesi è previsto che la newco acquisti il ramo Alitalia per cassa. Solo successivamente l’imprenditore Toto conferirà il ramo AirOne in cambio di azioni della nuova compagnia di bandiera.

È chiaro, quindi, che in entrambi gli scenari Toto diventerà socio della nuova Alitalia, anche se resta ancora da definire quale peso avrà di preciso all’interno della compagine azionaria. Le due alternative prevedono, poi, due diversi impatti sull’organizzazione del gruppo. Nel piano A la nuova Alitalia dovrà ottenere dall’Enac la certificazione per operare con linea aerea solo per l’attività ex Alitalia. Mentre AirOne continuerà in una prima fase con la sua struttura, le certificazioni, i marchi e i codici. Le conseguenze organizzative del piano B comportano, invece, che la newco dovrà ottenere dall’Enac la certificazione per operare sia per l’attività ex Alitalia che per l’attività ex AirOne. Quindi un iter burocratico più lungo.

Entrambi i piani, come già detto, contemplano l’acquisizione da parte della newco delle attività della vecchia Alitalia ovvero: la flotta di aeromobili, le pertinenze immobiliari e circa 15 mila dipendenti, considerato che gli altri 5 mila sono in esubero. Ancora da sciogliere è il nodo del debito, se venga acquisito o meno e in che che proporzioni (a fine giugno l’indebitamento di Alitalia era di 1.121 milioni di euro). Nel caso che passi la riforma della Marzano, il piano di Intesa prevede che la nuova compagnia possa rilevare 400-500 milioni del debito collegato. Diversa è la questione se non ci sarà una nuova legge sulla ristrutturazione delle grandi imprese. In questo caso Intesa Sanpaolo propone ai vertici della Magliana che la newco non venga gravata delle passività del passato e di tutti i costi complessivi e generali, che non consentirebbero di rendere attiva una gestione pesantemente passiva. Secondo le stime dell’advisor, grazie al piano, Alitalia si ritroverà in cassa una dotazione di 800 milioni oltre all’apporto patrimoniale di Airone (valutato intorno ai 250-350 milioni) e il suo portafoglio di contratti per l’acquisto dei nuovi aerei. Un patrimonio complessivo che per la newco ammonterà a 1,4 miliardi e che se verrà varata una riforma della Marzano non correrà il rischio di essere fagocitato dal processo di liquidazione della vecchia società. Sempre con la nuova Marzano sarà possibile - d’accordo con i sindacati - anche una contrattazione individuale tra azienda e lavoratori per agevolare gli esuberi attraverso delle buonuscite. All’interno dei 5 mila esuberi ci sarebbero 550 piloti (140 solo per il cargo che dovrebbe essere ceduto), 1.100 assistenti di volo, 2.300 dipendenti di terra.

Sabato il piano d'Intesa all'esame del cda

da il messaggero

di Rosario Dimito e Umberto Mancini

ROMA (24 luglio)- Rocco Sabelli alla cloche della Nuova Alitalia. Il top manager, salvo colpi di scena dell’ultima ora, sarà l’amministratore delegato della newco, come aveva anticipato Il Messaggero il 2 luglio. Guiderà una nuova società in cui si fonderanno alcuni asset della compagnia di bandiera con quelli della Air One di Carlo Toto. Gli azionisti della Nuova Alitalia - sempre secondo quanto risulta al nostro giornale - dovrebbero essere Benetton, Gavio, Marcegaglia, Ligresti, lo stesso Toto e l’armatore Aponte. E le banche: probabile l’intervento di Intesa che vorrebbe coinvolgere Nomura e Morgan Stanley. Ma le due banche estere, già sponsor di Toto, oltre alla profittabilità del piano, chiederebbero la discesa in campo della Superbanca come segnale concreto sulla riuscita dell’operazione. «Credo che per Alitalia siamo vicini alla conclusione» ha detto Silvio Berlusconi. Scajola conferma: rilanciaremo una compagnia a capitale italiano. Il ministro ha escluso che il prossimo consiglio dei ministri possa trovarsi sul tavolo il decreto di modifica della Marzano. Ma forse è solo tattica.

Chi lavora al piano di Intesa (Miccichè e Passera) - che sarà presentato sabato mattina al cda dell’Alitalia - conta in queste ore di trovare la disponibilità del Fondo Clessidra, soprattutto per la presenza delle Fondazioni bancarie nel capitale, mentre c’è una forte aspettativa per un possibile coinvolgimento anche di Mediobanca, che però non ha ancora analizzato il dossier. Gli investitori della Nuova Alitalia avrebbero già sul tavolo il piano della Superbanca, che sarebbe stato illustrato a grandi linee dallo stesso Sabelli, oltre che dai manager di Intesa. Anche se finora non sarebbe stato firmato da nessuno un confidentiality agreement. Nelle ultime 48 ore c’è stato infatti un vorticoso giro di incontri - anche ai massimi livelli politici - per mettere a punto quello che dovrebbe essere il progetto di rilancio e sviluppo della compagnia di bandiera. C’è qualcosa da limare ma il più sembra fatto. I maggiori dubbi sono stati superati per la forte spinta del ministro dell’Economia, mentre da più parti si consigliava di rinviare tutto alla fine di agosto. Tremonti vuole invece che la partita, fondamentale anche per l’immagine dell’Italia, trovi uno sbocco in tempi rapidi. Così sabato il consiglio di Alitalia esaminerà le linee guida del piano. Che non dovrebbe prevedere esplicitamente il ricorso alla Marzano per la contrarietà del presidente Aristide Police, ieri ricevuto a palazzo Chigi da Gianni Letta: dovrebbe accennare alla disponibilità di investitori ad acquisire rami d’azienda dell’attuale società. Police ritiene che con la Marzano ci sia continuità aziendale dal punto di vista dell’attività ma non di quello societatario. E il presidente ritiene che il cda ma anche il collegio sindacale e i revisori avrebbero difficoltà a certificare nella semestrale in calendario l’8 agosto, la sopravvivenza della società. Il cda di sabato potrebbe essere interlocutorio. Ed è probabile anche un altro board per approfondire il piano. La nuova Alitalia sarà più magra, ma la gestione degli esuberi verrà condivisa con i sindacati. Berlusconi ha detto che lo Stato se ne farà carico e che sono necessari sacrifici. Insomma, ammortizzatori in arrivo.

Di certo Alitalia verrà divisa in due, da un lato la parte sana, che dovrebbe produrre utili nel giro di tre anni, dall’altro la bad company costituita dall’attuale Alitalia senza la polpa e destinata a cambiare nome. In un secondo tempo arriverà il partner straniero.

sempre dal messaggero

Colaninno si tira fuori, Toto cerca ruolo e poteriROMA (24 luglio) - ROMA - Sarà una compagine sul modello Telco, ma più allargata. Con gli imprenditori, le banche anche se manca al momento il partner internazionale alla Telefonica, che è il socio d’opera nel nocciolo duro di Telecom. Nella nuova Alitalia in cui confluiranno marchio, rotte, parte dei dipendenti e delle attività dell’attuale compagnia divisa in due da una ”Marzano” e più o meno gli stessi asset di Air One, ci sarà però Carlo Toto che diversamente dagli altri compagni di cordata, fa l’imprenditore in questo settore.

Per aggregarsi, l’imprenditore abruzzese porrebbe alcune condizioni che al momento sarebbero ancora oggetto di discussione: un ruolo di primo piano per lui come la presidenza della compagnia. Salvo che non si opti per una presidenza operativa alla francese da attribuire a Rocco Sabelli, nel qual caso Toto potrebbe accontentarsi della vicepresidenza. Ma al di là del ruolo che pure ha una sua importanza, l’attuale patron di Air One guarda con attenzione alla governance legata ai meccanismi decisioni a lui spettanti e al valore attribuito alla Air One che confluisce nella nuova Alitalia. I 300-350 milioni della valutazione di Intesa Sanpaolo vengono considerati insoddisfacenti: la cifra che ha in testa si aggira sui 480 milioni. Che è poi un valore molto vicino ai 550 milioni stimati a dicembre scorso quando Air One, affiancata da Intesa, Nomura e Morgan Stanley ha cercato di contendere a Air France l’esclusiva su Alitalia. Sulle deleghe, l’industriale abruzzese vorrebbe voce in capitolo su tutte le decisione di ”business”: dalle scelte sugli aerei, alla gestione del personale, agli acquisti. Poteri che si incrociano però con quelli del capo-azienda e che difficilmente Sabelli sarebbe disposto quanto meno a condividere. Toto starebbe conducendo in prima persona il negoziato con la Superbanca, specie per quanto riguarda il suo ruolo futuro e le deleghe. Lasciando al suo advisor Goldman Sachs voce in capitolo sugli aspetti finanziari. Intesa ha il suo bel da fare per quadrare il cerchio. Ha dovuto incassare il quasi irreversibile passo indietro di Roberto Colaninno che puntava a diventare il leader nella nuova Alitalia anche nella carica (presidente) e a volere il coinvolgimento da subito del partner internazionale: al patron della Vespa piace soprattutto Lufthansa. Ma anche tra gli altri partner della nuova Alitalia la ripartizione degli oneri rappresenta un passaggio molto delicato. L’ingegnere Salvatore Ligresti potrebbe entrare tramite FonSai, compagnia quotata che potrebbe beneficiare di vantaggi derivanti dai contratti assicurativi sul corpo degli aeromobili e sulle polizze infortuni dei viaggiatori. Un capitolo a parte è rappresentato dalle banche. A parte l’aspettativa di una adesione di Mediobanca, c’è il ruolo che potrebbe ricoprire a regime Intesa il cui blasone di ”banca per il paese”, collaudato in Telco, potrebbe definitivamente consacrarsi in caso di successo di questa mission impossible.

Alitalia vicina al capolinea. Capolinea per la situazione economico- finanziaria della società, che l'8 agosto presenterà i conti semestrali al consiglio di amministrazione e potrebbe essere costretta a dichiarare che il capitale è stato divorato dalle perdite. Capolinea anche per il lavoro di Intesa Sanpaolo, l'advisor scelto dal Governo che deve completare entro una decina di giorni il piano per l'ingresso di una «cordata italiana» nella società.

«Credo che si sia vicini ad una conclusione che potrà rilanciare una compagnia a capitale italiano significativa, utile per il rilancio di un Paese che è una delle grandi potenze mondiali», ha detto Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico. E lo stesso Silvio Berlusconi, nell'incontro serale con i senatori Pdl, avrebbe riferito che la soluzione per Alitalia «è vicina», ma «serviranno sacrifici». Per sabato è convocato il consiglio di Alitalia. Se ci fossero novità dall'advisor il Cda potrebbe esaminare il piano. Ieri sera il presidente dell'aviolinea, Aristide Police, ha incontrato a Palazzo Chigi il sottosegretario Gianni Letta. Alla presidenza è arrivato anche Bruno Ermolli, il consulente incaricato da Silvio Berlusconi, in campagna elettorale, di organizzare la cordata italiana per bloccare il progetto di Air France- Klm. Anche se in serata Palazzo Chigi ha dovuto smentire che la sua visita fosse legata alla vicenda Alitalia. Sulla conclusione del lavoro per la nascita di una «nuova Alitalia » ci sono però ancora diversi punti interrogativi. Il principale riguarda l'effettiva disponibilità di imprenditori a versare i capitali necessari a ripartire. Il fabbisogno è indicato da fonti finanziarie in una somma tra 800 milioni e 1,6 miliardi di euro.

Tutti gli interpellati, tra cui il più interessato è Carlo Toto, patron di Air One, condizionano l'adesione alla nascita di una nuova società, la salvifica "newco", nella quale entrerebbe la parte buona della compagnia, con gli slot, gli aerei, ma non i debiti né gli esuberi, che sarebbero almeno 5-6mila. Dopo un lungo silenzio, si stanno allarmando i sindacati, dall'Anpac all'Ugl.Fabrizio Solari,della FiltCgil, ha rilevato che «se queste notizie fossero reali si peggiorerebbe addirittura la situazione proposta da Air France». Proposta al cui affossamento la Cgil ha dato un contributo determinante. La zavorra dovrebbe restare nella vecchia società, l'attuale Alitalia che finirebbe in amministrazione straordinaria o liquidazione. Sarebbe la bad company, piena di scorie, con un indebitamento finanziario netto superiore a un miliardo. Perché questo disegno si possa compiere gli advisor, Intesa con i legali dello studio Bonelli Erede Pappalardo, hanno chiesto al Governo una profonda modifica della legge Marzano. La prima ragione è accelerare la procedura ed evitare al commissario l'obbligo di fare una gara per cedere (o affittare) i rami d'azienda. Questi verrebbero invece pilotati verso la nuova società.

La seconda ragione è che la modifica legislativa dovrebbe creare uno schermo per evitare che i soci della " newco" vengano chiamati a rispondere dei debiti del passato. Una modifica di questa portata non appare semplice, tenendo conto dei rapporti con i creditori e con la Ue ( per gli aiuti di Stato). Il Governo non è unanime. È contrario a una nuova Marzano il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli.

Scajola ha escluso che al Consiglio dei ministri di domani venga varata una modifica della Marzano. «Ritengo di no», ha risposto, osservando però che «gli strumenti devono essere definiti, e quando qualcuno lavora bisogna lasciarlo lavorare in silenzio e rispettando il suo lavoro». Anche sui nomi dei partecipanti alla nuova società restano incertezze. Toto non conferirebbe liquidità ma Air One, una compagnia indebitata e con ordini per 60 jet Airbus 320. Dovrebbero entrare nella società Salvatore Ligresti e i concessionari autostradali Benetton-Atlantia e Gavio, premiati dalla recente legge che regala aumenti tariffari annuali pressoché automatici. Il veicolo per l'ingresso dovrebbe essere Igli, la società che controlla il 29% di Impregilo (a cui il Governo peraltro intende restituire l'appalto per il ponte di Messina) e riunisce, con quote paritetiche, Atlantia-Autostrade, Gavio, l'Immobiliare Lombarda di Ligresti. Ma questi soci non bastano. E sugli altri papabili ci sono ancora diverse incertezze

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In effetti al termine di questa vicenda si potrà andare a rivedere tutti gli avvenimenti che si sono succeduti in questi ultimi mesi in pratica dal ritiro di AF in poi).

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il messaggero

ROMA (25 luglio) - Obiettivo: creare un «campione nazionale in grado di contribuire allo sviluppo socio-economico del Paese». Struttura: un «polo di aggregazione delle attività valorizzabili di Alitalia e di quelle di AirOne, attraverso la costituzione di una newco ad hoc innovativa». Strategia: «rifocalizzazione e consolidamento sul mercato interno nel breve e medio raggio» e raggiungimento «di forti accordi di partnership con importanti carrier europei».

Ecco il “Piano Fenice” di Intesa-San Paolo per la Nuova Alitalia. Piano che domani planerà sul tavolo del consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera per un primo approfondito esame. E che il Messaggero ha letto in anteprima nelle parti salienti. Si tratta di un corposo dossier di circa 70 pagine, con tabelle e grafici, diviso in 6 capitoli, che delinea ”filosofia“ e ”missione” della Nuova Alitalia insieme agli strumenti industriali, finanziari e tecnici per realizzare un progetto di sviluppo, in grado di dare redditività in 3 anni ai nuovi azionisti.

Lo schema - anticipato dal Messaggero - prevede la creazione di una società ad hoc, in cui dovrebbero confluire la parte sana di Alitalia (cioè rotte, aerei, slot) e quella di Air One (aerei e slot). In una “bad company”, destinata poi alla liquidazione, finirebbero invece i debiti e la parte non redditiva. In questa architettura una leva fondamentale sarebbe rappresentata dal ricorso alla legge Marzano corretta. Una revisione che consentirebbe al commissario di aggirare l'obbligo di aprire una gara per la cessione dei rami d'azienda. Inoltre, con la modifica della Marzano i nuovi azionisti non verrebbero chiamati a rispondere dei debiti.

CAMPIONE NAZIONALE. Mettendo insieme le due compagnie - si legge in una delle tante ”torte” del Piano Fenice, si punta a costruire un ”colosso nazionale“. In altre parole, Alitalia apporterà il suo 42% di quote di mercato al 23% di AirOne, dando alla Nuova società basi solide in patria. Raggiunto questo obiettivo si passerà allo step successivo, del resto già individuato: la ricerca per il mercato internazionale di un «forte partner» estero. Lufthansa è in pole position, e già in passato ha fatto capire di essere disponibile ad intervenire proprio alla luce di questa logica.

SEI AEROPORTI - Nel Piano Fenice è ben delineata la «rifocalizzazione» sul mercato interno attraverso una «operatività - si legge nel capitolo - poit to point sul breve e medio raggio dai principali aeroporti del Paese, servita da 6 basi» operative, con un ruolo significativo per Malpensa.

GLI AZIONISTI - Alla guida della Nuova Alitalia, come anticipato dal mostro giornale, ci sarà Rocco Sabelli, che verrà designato amministratore delegato. Potrà contare sull’appoggio di un nucleo forte: Benetton, Gavio, Ligresti, Aponte e Marcegaglia. Sabelli, che gode della stima dei nuovi azionisti e della fiducia di Corrado Passera e Gaetano Miccichè, avrebbe già illustrato più nei dettagli il Piano Fenice ai soci e disegnato lo scenario futuro. Alcuni dettagli, va detto, sono ancora da mettere a punto. Non solo perchè i soci vogliono confrontare le posizioni, ma anche perchè Alitalia vuol dire giustamente la sua sulla proposta dell’Adivisor.

ESUBERI - La gestione degli esuberi sarà molto a attenta e condivisa con le organizzazioni sindacali. Del resto lo stesso premier Berlusconi ha spiegato che verranno attivate tutta una serie di ammortizzatori sociali per rendere per quanto possibile ”indolori“ i tagli necessari.

LA DOTAZIONE FINANZIARIA. Tra 800 milioni e 1,6 miliardi. Ma anche qui l’assetto è ancora variabile.

LA ”FILOSOFIA“ - Il piano industriale e la struttura operativa è basata sostanzialmente su 2 pilastri: da una parte la valutazione dello scenario competitivo, in rapida evoluzione, e dall’altra, delle ragioni della crisi di Alitalia. Se queste sono le linee guida, c’è adesso da tradurle in atti concreti. Di passare cioè dalle parole ai fatti. Come vuole il ministro dell’Economia Tremonti. Anche se qualcuno mette ancora i bastoni tra le ruote.

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  • 1 mese fa...
Alitalia: Air France torna in pista. Previsti 6mila esuberi

Air France-Klm ha convocato per giovedì un consiglio di amministrazione straordinario. Lo hanno riferito fonti del settore all'agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor. La riunione si terrà all'indomani di un incontro a Parigi tra una delegazione di top manager di Intesa SanPaolo in cui sarà illustrato ai vertici della compagnia franco-olandese il piano per il salvataggio di Alitalia che prevede la presenza di un partner internazionale. Giovedì è anche il giorno in cui è convocato il Consiglio dei ministri che dovrebbe dare semaforo verde a una legge Marzano in versione aggiornata. Il giorno dopo, venerdì, il cda di Alitalia per i conti del semestre.

Air France all'inizio dell'anno era giunta ad un passo dal chiudere l'acquisto di Alitalia. Poi il dossier era finito nel tritacarne della campagna elettorale e l'operazione saltò. Ora i contatti sono stati riaperti, così come si sta parlando anche con Lufthansa. La nuova Alitalia, infatti, non può fare a meno di un partner internazionale. Secondo alcuni consulenti, l'ipotesi è quella di creare un "hub virtuale" a Malpensa: la newco Alitalia avrebbe a disposizione un network internazionale che altrimenti non potrebbe permettersi, ma in cambio dovrebbe condividere i profitti sul traffico internazionale. Intanto l'agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor ha battuto un flash secondo cui la newco è stata costituita e il presidente sarà il patron di Piaggio Roberto Colaninno.

Il piano e gli esuberi

Dopo l'incontro di ieri tra Intesa SanPaolo e i rappresentanti degli investitori che entreranno nella cordata, intanto, sono emersi alcuni particolari sul piano. Il più atteso è il dato sugli esuberi. Secondo quanto ha riferito una fonte finanziaria, il piano prevede tra i 6mila e i 6.500 lavoratori in esubero distribuite tra Az Servizi, le funzioni operative e nelle cosiddette risorse "overhead", legate ad attività che non generano profitti. Per una parte di questi lavoratori il piano ipotizza la riconversione e l'impiego nella newco in cui dovrebbero confluire le attività redditizie della compagnia. La riconversione professionale, riferiscono le fonti, punterebbe soprattutto a recuperare personale per le attività di volo. Gli altri dipendenti in esubero confluirebbero nella "bad company" destinata a continuare a pesare sui conti pubblici (con debiti, rotte e attività in perdita) attraverso Fintecna o la Cdp.

Verso il commissariamento

Nel frattempo, su Alitalia si è tenuto martedì pomeriggio un incontro durato circa due ore, a palazzo Chigi. All'incontro hanno partecipato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola e il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Sul tavolo la decisione sul commissariamento della compagnia con l'emanazione di un decreto ad hoc. (Gi.C.)

ilsole24ore

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