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L'auto in TV negli Eighties: analisi dei mitici spot


PaoloGTC

Messaggi Raccomandati:

Trovato lo spot della 306 (credo):

Spot Peugeot 306

Comunque niente di particolarmente memorabile. IMHO simpatico lo spot di un nuovo allestimento della mitica escort datato 1998:

Il divertente il riferimento a ritorno al futuro, sebben non troppo originale, consente di sottolineare come il nome escort abbia accompagnto la classe media europea lungo più di 30 anni di storia.

Un altro spot interessantissimo è IMHO quello della famiglia Bravo/a del 1995:

http://www.youtube.com/watch?v=pvOFq8tmsqE&feature=player_embedded

Forse il primo in assoluto ad avvalersi di internet che, all'epoca, era stata aperta al pubblico da nemmeno 1 anno...

Temo comunque di essere OT, questi video hanno una 20ina d'anni meno del necessario...

Modificato da superkappa125

La teoria è quando si conosce il funzionamento di qualcosa ma quel qualcosa non funziona.

La pratica è quando tutto funziona ma non si sa come.

Spesso si finisce con il coniugare la teoria con la pratica: non funziona niente e non si sa il perché.

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  • 1 mese fa...

Agente Superkappa, ma sai che mi ero perso questo intervento?

Si son più recenti, ma non li ricordavo affatto... anzi quello di B&B credo di essermelo proprio perso.

Mi ricordo che il concetto del nascente world wide web era ben sottolineato anche nella campagna su carta.. le immagini si rifacevano alla grafica delle finestre di allora.

Quello della Escort pure, non l'avevo mai visto.

Il 306 me son ricordato, mentre lo rivedevo ora. Concordo con te, niente di speciale, anzi, imho e senza offesa per chi la apprezza, intonato alla macchina... che non mi ha mai detto nulla di che...

Domenica di nebbia, domenica di relax post-raduno.

Cercherò di fare qualcosa di costruttivo. :)

Qualche tempo fa, parlando di spot, avevamo accennato ad “Atai.. Para-flu!

Bene, ora affrontiamo l'argomento.

PARAFLU FIAT – Non si brinda al Polo Nord

Retroscena e curiosità sul filmato “paraflu” girato nell'isola di Baffin. Con una scoperta: non fate bere gli eschimesi...

La prima curiosità che nasceva, vedendo questo interessante ed efficace spot per Paraflu, era quella relativa all'autenticità o meno della scenografia.

Non che questo incidesse sulla validità del film, ma la qualità della fotografia era talmente curata e suggestiva nelle luci e nei colori che sorgeva il dubbio, per alcune scene, che fosse stato allestito il set in studio.

Invece fu girato tutto dal vero, come raccontarono, con una punta di orgoglioso entusiasmo, gli autori: l'Agenzia Feeling di Torino e la casa di produzione Filmaster di Milano.

Ci vollero circa venti giorni per individuare la location giusta.

Bisognava trovare un ambiente artico con le caratteristiche richieste dalla sceneggiatura, ma senza allontanarsi troppo da centri abitati in grado di assicurare i servizi di sviluppo della pellicola.

Soprattutto per films impegnativi come questo, era infatti indispensabile controllare la qualità delel immagini girate immediatamente, per gli eventuali rifacimenti.

Dopo laboriose ricerche, fotografie, verifiche di fattibilità, la scelta cadde su una sperduta località canadese, Pond Inlet, nell'isola di Baffin al 72° parallelo, ben sei oltre il Circolo Polare Artico ed a dieci ore di volo da Toronto.

Si trattava della penultima zona abitata a Nord con popolazione residente. Pond Inlet aveva circa 810 abitanti eschimesi, più alcuni canadesi che effettuavano lavori geologici per i giacimenti di preziosi.

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AL GELO – La storia, semplice e geniale, prevedeva una situazione di estremo gelo (per valorizzare al massimo le prestazioni del Paraflu) ed una situazione cliente-meccanico (per influenzare anche la distribuzione e il processo d'acquisto).

Un argomento, quest'ultimo, particolarmente insidioso per i risvolti negativi di colpevolizzazione della categoria (nel film il meccanico cercava di fare un po' il furbetto...), brillantemente risolto ricorrendo alla lontana ambientazione eschimese: una strategia creativa intelligente, efficace e ricca di simpatia e d'impatto.

Ma vediamo in pratica, come andarono le cose, imprevisti compresi.

La troupe, composta prevalentemente da italiani con alcuni canadesi della Mistral Production, giunse sul posto con un volo charter, per evitare i disagi degli otto scali altrimenti necessari (ma così non fu per il ritorno... poracci... otto scali... neanche Net è arrivato a tanto :D).

La prima preoccupazione fu, naturalmente, quella della protezione dal freddo di uomini ed attrezzature.

Per i primi si fece ricorso ad enormi giacconi acquistati a Toronto, dotati di scomparti per astucci “scaldini” e di passanti sulle spalle (per afferrare chi cade in acqua sul pack) oltre a calzature speciali a tre strati; per le attrezzature, a speciali camere termiche e ad olio lubrificante particolare per bassissime temperature.

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Le temperature normali in quei posti, nel periodo di realizzazione del film (fine ottobre) sono di -30/35° di notte e di -10/15° di giorno ma, come vedremo, le previsioni non si avverarono, creando qualche problema in più.

PELLICCE DA MUSEO – L'altro aspetto della preparazione delle riprese riguardava gli attori ed i costumi.

Bisognava trovare degli attori eschimesi autentici in zone il più possibile vicine. Con l'aiuto della Casa di produzione canadese Mistral Production, vennero selezionati ed ingaggiati due attori eschimesi, non professionisti ma con qualche esperienza come comparse in alcuni films.

L'attore destinato ad interpretare la parte del meccanico impiegò due giorni per arrivare, mentre il bambino veniva reclutato sul posto.

L'officina adatta alla scena era già stata individuata durante la ricerca della location.

Per i costumi di pelliccia si dovette ricorrere alla cortese disponibilità del museo di Toronto; la popolazione locale era ormai civilizzata e non disponeva di costumi tipici.

Erano previsti quattro giorni di “shooting” ma ce ne vollero cinque.

Contrariamente alle previsioni la temperatura si mantenne infatti intorno allo zero, con cielo grigio.

Il pack su cui si doveva girare la scena della slitta non era sicuro e le riprese vennero rinviate, mentre si proseguiva intanto a realizzare le altre scene, con fantastica collaborazione massima e spontanea della popolazione locale.

Dopo poche riprese erano già tutti amici e per la necessità di manovalanza non ci furono problemi.

Tutto filò liscio anche per le riprese in officina, i due attori se la cavavano benissimo.

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Oltretutto, dovevano recitare nella loro lingua, con registrazione diretta, dicendo delle cose sensate per due amici e terminando, dopo una piccola discussione con quell' “Atai Paraflu” (“Voglio Paraflu”) che, unitamente al tradizionale saluto coi nasi, chiudeva il film.

Ecco la traduzione (per i curiosi) di alcuni dialoghi.

Samson (il meccanico): “Ehi, è andata bene la caccia?

Joanasie (il cacciatore): “Si, faceva freddo! Dammi Paraflu!... Cos'è questo? Non è per niente quello che ti ho ordinato. Io ho chiesto Paraflu...

BALENA A COLAZIONE – Le preoccupazioni continuavano invece per le condizioni climatiche.

La temperatura si manteneva anormalmente alta; il pack tendeva a spaccarsi e non poteva reggere il peso della slitta e della troupe.

Si dovette attendere nel modesto albergo locale, assaggiando le specialità gastronomiche: carne di karibù e balena (“Tipo testina ma durissima” raccontò chi era presente).

Finalmente, il quinto giorno, il cielo si rasserenò e la temperatura scese. In una giornata si realizzarono le scene mancanti e si inviò la pellicola allo sviluppo.

Tutto bene, la fotografia del canadese Brian Thompson era eccellente.

Il regista Alessandro D'Alatri fu molto soddisfatto, mentre l'operatore Gianni Marras, che aveva avuto qualche problema con le sue attrezzature inscatolate, era felice e stava forse pensando a nuovi e più “caldi” incarichi.

Tutta la troupe italo-canadese-eschimese volle festeggiare la felice ultimazione dell'impegnativo spot... ma proprio durante la classica bevuta finale ci fu l'ultima sorpresa: gli eschimesi, discendenti dagli indiani, non sopportano l'alcol (pare per una questione di metabolismo), e dopo il primo bicchierino erano già fuori di testa.

Fu una conferma di quanto visto in tanti films, ma che in questo non si vide. :)

Ah... naturalmente, un grande applauso va a loro... un applauso meritatissimo fin da quando esiste il mondo.

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GTC ;)

"... guarda la libidine sarebbe per il si, ma il pilota dopo il gran premio ha bisogno il suo descanso... e poi è scattata la regola numero due: perlustrazione del pueblo e ricerca de los amigos... ah Ivana, mi raccomando il panta nell'armadio, il pantalone bello diritto. E un po' d'ordine in stanza... see you later!" (Il Dogui, Vacanze di Natale)

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Seconda parte per oggi (mi sento produttivo)

Dopo diversi spot pirotecnici e pieni d'azione, ne analizziamo ora un paio che sembrerebbero tranquillissimi, con pochi cenni da fare al riguardo... ma in realtà nascondevano uno scambio di “cortesie” non da poco.

Cominciamo a parlare di quel famoso “Gerardo”.... :D

FIAT TIPO – LE TENTAZIONI DI GERARDO

L'amico di Renzo Arbore reso famoso dalla pubblicità esisteva davvero: il simpatico showman gli fece uno scherzo.

Spot80 - Pubblicità Fiat Tipo (con Renzo Arbore) (1988)

Scusa! Ma chi è Gerardo?”, avrebbe potuto chiedere un curioso telespettatore picchiando nel vetro del suo video, rifacendo il verso ad Arbore.

Se il signor Alberi (questo è il vero nome di Renzo Arbore) avesse potuto rispondere, lo avrebbe fatto sicuramente con la verve che lo caratterizza, spiegandovi che Gerardo esisteva davvero ed era un suo vecchio e caro amico d'infanzia, cui volle fare un simpatico scherzo.

Ma questo non fu che uno dei determinanti e necessari contributi del popolare showman alla realizzazione della serie di spot televisivi per il lancio della Tipo.

La notizia dell'ingaggio di Arbore circolava già da tempo prima dell'inizio della campagna.

Molte erano le attese e le curiosità di verificare come i responsabili della comunicazione Fiat ed i creativi dell'agenzia di pubblicità “DMB e B” di Milano, che curò la campagna, sarebbero riusciti ad utilizzare un personaggio così particolare e ricco di personalità, per di più in un momento di notevole successo grazie alla trasmissione “Indietro tutta”.

L'uso del cosiddetto “testimonial” (cioè personaggio noto ed autorevole) in pubblicità era assai diffuso da molti anni ma pochi erano gli esempi di una corretta ed efficace simbiosi tra prodotto e personaggio.

Per lo più si tendeva a trasferire la notorietà ed il carisma del personaggio noto su prodotti privi di personalità e notorietà.

Oppure si cercavano personaggi competenti in qualche settore che potessero assicurare e riassicurare le caratteristiche di un certo prodotto.

E' chiaro che l'uso dei personaggi in pubblicità presenta anche diverse insidie. Aspetti positivi e negativi della loro personalità si possono trasferire sui prodotti, senza contare che il personaggio in questione potrebbe improvvisamente presentare negatività di diverso tipo, legate alla sua vita privata, per esempio.

Prima di scegliere ed utilizzare un testimonial, quindi, era opportuno effettuare indagini per verificare notorietà e gradimento.

Superata questa fase, ne iniziava un'altra altrettanto spinosa: come creare e gestire creativamente il rapporto tra personaggio e prodotto? E' qui che entrano in gioco gli esperti, i cosiddetti creativi delle agenzie pubblicitarie.

Gli esempi felici ed infelici non mancavano e spesso li vedevamo in TV o sulla carta stampata.

Utilizzati per lo più per prodotti di largo consumo, i personaggi erano relativamente poco presenti nel settore automobilistico, anche se negli anni 80 qualche esempio non mancava (Dorelli per la Renault).

FUORI DAGLI SCHEMI – Bisogna dire subito che Arbore per la Tipo non fu inserito nella campagna come vero testimonial (né sarebbe stato logico e possibile farlo) ma come efficace strumento per innovare il linguaggio automobilistico uscendo da certi schemi spettacolari e ridondanti che si erano celermente consumati (modo elegante per dire che i francesi avevano sfruttato anche troppo la tipologia “effetti speciali”).

Un personaggio nuovo per presentare un'auto che offriva un rinnovamento al di fuori di ogni schema (beh... insomma), dunque un linguaggio che si voleva sorprendente, seducente, emotivo, simpatico, capace di parlare a tutti e di sottolineare l'inconfondibile temperamento della nuova Tipo (beh... insomma) attraverso un “tipo” come Arbore, ricco di una intelligente comunicativa, spiritosa, sottile e sempre al di fuori dagli schemi tradizionali.

Su queste basi e con questi obbiettivi i membri della “DMB e B” (Pier Luigi Bachi e Mario Marchello) si misero al lavoro per creare delle linee creative ben consci del fatto che la collaborazione e la verve creativa di Arbore e di Ugo Porcelli, suo inseparabile compagno di tante fortunate trasmissioni, sarebbero state indispensabili e determinanti.

E così infatti fu.

FESTA SUL SET – La serie di fulminee commedie di trenta secondi in cui l'amico Gerardo, sempre irresistibilmente tentato dalla personalità e dalla qualità (beh.. insomma) della Fiat Tipo, chiede in prestito l'auto a Renzo con le più svariate scuse per farne poi un uso “speciale” era frutto di un lavoro di equipe.

Creativi, Arbore, Porcelli con il regista Paolo Bianchini misero a punto, praticamente sul set, le idee di base, perfezionando o variando i diversi episodi, durante in cinque giorni di lavorazione.

All'interno degli studi di posa De Laurentiis di Roma, in un clima di estrema allegria ma anche di grande professionalità, furono girati ben undici episodi diversi: protagonisti sempre Arbore, Gerardo e ovviamente la nuova Tipo.

Arbore si è rivelato una persona di grande simpatia, intelligenza e professionalità” dichiarò Bachi.

Anche nella vita è come lo vediamo in TV, sempre allegro e spiritoso ma molto concentrato sul suo lavoro”.

Pare che tutte le mattine l'arrivo di Arbore in studio fosse quasi una festa, con la partecipazione di tutta la troupe.

Egli trasferì molto di se stesso negli undici spot, aiutato e stimolato in questo dal compagno di lavoro Porcelli.

Tra l'altro la realizzazione degli spot avvenne mentre Arbore stava anche preparando “Indietro tutta”, ma ciò non gli impedì di primeggiare e fare centro in questa simpatica serie di 11 short pubblicitari in molti dei quali si riconosceva il suo spirito arguto e scanzonato.

-Gerardo ha voluto fare bella figura con il Cav. Bistazzoni (ma ha dimenticato una scarpa con tacco a spillo)

-Gerardo ha voluto la Tipo per andare a prendere all'aeroporto uno zio d'America (ma ha lasciato una giarrettiera nell'auto)

-Gerardo ha voluto andare con la Tipo di Renzo al congresso di tecnologia avanzata (ma ha dimenticato nell'auto una trombetta ed una mascherina)

-Gerardo ha voluto l'auto per partecipare alla giuria del premio Bargello (ma ha dimenticato nella Tipo un reggiseno)

-Gerardo ha voluto la Tipo per andare al matrimonio della sua vecchia fiamma (ma ha lasciato nell'auto un velo da sposa)

-Gerardo ha voluto la Tipo per andare a cena con il sindaco di Positano (ma ha lasciato una fascia da Miss nell'auto)

-Gerardo ha voluto la Tipo per trasportare i suoi attrezzi da giardinaggio (ma ha lasciato sul sedile borsetta e rossetto)

-Gerardo ha voluto la Tipo per andare alla fiera del mobile per ufficio di Alba (ma ha lasciato un piccolo cestino di tartufi nell'auto)

-Gerardo ha voluto la Tipo per accompagnare in visita ufficiale il soprintendente alle Belle Arti (ma ha lasciato un cappellino con veletta sul sedile)...

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Si deciderà a comperarla?

Questo si chiedeva e gli chiedeva Arbore, alla fine di ogni spot.

Poi... quale fu l'evoluzione del concetto? Essendo la Tipo la nuova rivale italiana della Golf, tra spettatori, automobilisti e via dicendo si creò questa leggenda, che “il Gerardo” aveva la Golf, da più parti vennero fuori espressioni tipo “i Gerardi con la Golf”.. personaggi che, fissati con la 2 volumi tedesca, cercavano di tener nascosto l'apprezzamento e l'attrazione verso la nuova torinese

(beh... insomma)

(ehi.. i “beh insomma” sparsi qui e là sono scherzosi eh... io non sono qui a sfottere la Tipo; anzi, le sono affezionato; diciamo che non tutto fu esattamente come si voleva far intendere... ecco :D )

Poteva a questo punto mancare la replica da quel di Wolfsburg? Certamente no, e fu una risposta sia a campagne come quella di Arbore, sia alle precedenti, dove Fiat con l'ambientazione “teteska” di uno degli spot di lancio della Tipo (coi tecnici che rovesciavano il caffè dallo stupore per i dati rilevati) aveva lanciato dei chiari riferimenti.

VW fece lo stesso, con uno spot molto tranquillo ma punzecchiante, direi. ;)

Più tardi ne parliamo.

GTC ;)

"... guarda la libidine sarebbe per il si, ma il pilota dopo il gran premio ha bisogno il suo descanso... e poi è scattata la regola numero due: perlustrazione del pueblo e ricerca de los amigos... ah Ivana, mi raccomando il panta nell'armadio, il pantalone bello diritto. E un po' d'ordine in stanza... see you later!" (Il Dogui, Vacanze di Natale)

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Bravissimo paolì! Lo spot della Tipo è davvero divertente...

La teoria è quando si conosce il funzionamento di qualcosa ma quel qualcosa non funziona.

La pratica è quando tutto funziona ma non si sa come.

Spesso si finisce con il coniugare la teoria con la pratica: non funziona niente e non si sa il perché.

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Grazie superkappa! ;)

Ora passiamo alla parte terza... (si vede che piove oggi eh?)

VOLKSWAGEN GOLF – DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI

Semplice ma efficace la risposta VW alla campagna Fiat Tipo. Sono bastati una fotocopiatrice gigante e 200 milioni.

Dopo aver parlato della Fiat Tipo e della serie di spot con Renzo Arbore, non possiamo fare a meno di dedicare un pezzo a quella che era considerata la sua più diretta rivale.

La stampa specializzata, ai tempi, aveva già ampiamente parlato di questa rivalità legata alle caratteristiche ed alle prestazioni dei due modelli, contribuendo indirettamente a “coltivare” il sentimento di sfida che trapelava anche dalla contrapposizione della comunicazione pubblicitaria.

Alcune “coincidenze” potevano anche essere casuali, ma resta il fatto che fossero abbastanza singolari ed alimentassero una rivalità forse più sentita nell'ambiente, in maniera astratta, che tangibile sul mercato e nelle vendite: Golf infatti continuava a mantenere un positivo andamento delle vendite, anche con la nuova nata Fiat in vendita.

Ma torniamo alle strane coincidenze.

A parte lo spot televisivo di cui sto per scrivere, agli osservatori più attenti non sarà sfuggita in quegli anni la campagna pubblicitaria della Golf apparsa su tutti i principali periodici, con avvisi di quattro pagine, poco prima del lancio della Tipo.

State per cadere in tentazione” diceva il titolo degli avvisi Volkswagen nelle prime due pagine, seguite dalle altre due con “Inimitabile Golf”, tema anche dello spot televisivo.

Certo che vedere dopo poco tempo uscire la campagna della Fiat Tipo con “L'ultima tentazione” poteva far pensare a qualche dispetto calcolato.

Probabilmente però poteva trattarsi solo di una coincidenza (beh... insomma) che acquistò un sapore particolare per fattori concorrenziali; i tempi tecnici di realizzazione di una campagna erano infatti un po' troppo lunghi perchè potessero essere attuate queste strategie che, oltretutto, non erano in genere produttive per nessuno in pubblicità.

L'azione di presidio della posizione di successo della Golf fu però sostenuta soprattutto tramite la campagna televisiva.

La Volkswagen e la sua agenzia di pubblicità “Verba” ci avevano già abituato a idee semplici ed efficaci (prendiamo certi spot Audi dell'epoca) dove, giustamente, si comunicavano poche cose, chiare ed essenziali.

Così, con l'obbiettivo di riconfermare che la Golf era un'auto che tutti cercavano di imitare senza riuscirci, i creativi dell'agenzia (Pier Paolo Cornieti e Beppe Morri) sotto la direzione di Pino Fontana, trovarono un'idea tanto semplice quanto efficace ed ironica: la macchina doveva essere fotocopiata, nello spot.

Un ipotetico concorrente, giunto ormai alla disperazione (dopo mille altre inutili prove che si tendeva a far immaginare) effettuerà un goffo tentativo di copiare la Golf facendone una fotocopia gigante.

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A GRANDEZZA NATURALE - Ma se l'idea era semplice, lo era un po' meno la sua realizzazione pratica.

Come sempre succede in questi casi, vennero in aiuto le case di produzione cinematografiche incaricate della realizzazione dello spot.

La prescelta fu la B.R.W., una delle più note e stimate di Milano.

Ci si rese subito conto che non era pensabile né possibile ricorrere a modellini o a trucchi particolari. Era necessario utilizzare una Golf vera e, di conseguenza, bisognava progettare e costruire una fotocopiatrice gigante.

Che dovesse essere di enormi dimensioni non c'erano dubbi; già in fase di progettazione ci si rese conto che le misure non potevano essere inferiori ai sei metri di lunghezza per quattro di larghezza ed almeno due di altezza.

Così, per ultimare la costruzione ci volle comunque un mese di tempo.

Ne venne fuori una perfetta fotocopiatrice gigante con bottoni, feritoie d'uscita del foglio e superficie vetrata illuminata, che venne montata negli studi di posa, in un capannone alla periferia di Milano.

TRE UOMINI DENTRO – A quel punto, ovviamente, si presenta il secondo problema: la fotocopiatrice non può reggere il peso dell'auto; realizzarla in grado di sopportarlo, avrebbe richiesto una costruzione troppo pesante; inoltre la sequenza finale prevedeva il sollevamento della Golf.

In questo caso si fece ricorso si, ad un trucco: nella parte di fondo, opportunamente occultato, venne installato un elevatore con braccio d'appoggio infilato sotto il pianale dell'auto e quindi invisibile.

La scena con la sola fotocopiatrice però venne giudicata un po' scarna e si pensò di aggiungere una matita ed un fermaglio (ovviamente enormi) per renderla più realistica.

Bisognava però rispettare le proporzioni, e così venne realizzata una matita gigante di ben tre metri di lunghezza, mentre per il fermaglio si fece ricorso ad un tondino di ferro cromato di discreto diametro e peso.

Per il foglio della fotocopia venne realizzata una gigantografia della Golf, montata poi su un supporto plastico.

La manovra dell'enorme foglio venne poi effettuata a mano tramite tre uomini nascosti all'interno della fotocopiatrice (ah... il magico mondo dei trucchi :D).

Gli stessi uomini si occupavano anche di accendere e spegnere l'imponente arco di lampade per illuminare la grande superficie di plexiglas posta sotto l'auto.

Quando però si effettuarono le prime prove per l'inizio delle riprese, ci si rese conto che l'enorme foglio espulso manualmente dalla fotocopiatrice si impuntava sul pavimento.

Si fecero vari tentativi, fra cui uno con dei fili di nylon invisibili, ma senza successo.

Alla fine la trovata geniale: si decise di girare tutta la scena all'indietro. La fotocopia veniva tirata dall'esterno verso l'interno, dai tre personaggi nascosti, che di conseguenza agivano anche alla rovescia nei confronti delle luci.

Ciò costrinse anche il tecnico in camice bianco ad improvvisare e ripetere più volte i gesti e camminate all'indietro, cosa che creò qualche difficoltà ma si riuscì comunque a girare una scena abbastanza valida da poter essere utilizzata all'inverso senza risultare “strana”.

Guardando attentamente lo spot (cosa che purtroppo ora non si può fare... non riesco a trovarlo, mannaggia...chissà magari superkappa ce la fa ;) ) si percepiva una leggere goffaggine nei movimenti del tecnico, ma questo, da un certo punto di vista, non faceva che aumentare il tono ironico del film (la goffaggine del rivale).

In definitiva, si trattava, per l'epoca, di quindici secondi di spot spesi bene, specie se comparati ai costi di produzione: i 200 milioni dell'epoca rientravano oramai nella fascia che si poteva definire “economica” nel mondo della pubblicità, specie nel settore auto.

GTC ;)

"... guarda la libidine sarebbe per il si, ma il pilota dopo il gran premio ha bisogno il suo descanso... e poi è scattata la regola numero due: perlustrazione del pueblo e ricerca de los amigos... ah Ivana, mi raccomando il panta nell'armadio, il pantalone bello diritto. E un po' d'ordine in stanza... see you later!" (Il Dogui, Vacanze di Natale)

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Qualcuno saprebbe dove trovare lo spot anni 80 della Renault 18? "Il diesel si scatena"

memorabile!!!!!

Le 5 iniezioni hanno questo scopo:

- pilot: ridurre rumorosità, vibrazioni, stress meccanico generati dalla main - Heritage

- pre-main: ridurre NOx - 5 dadi

- main: principale..... - Tre bocchette tonde

- post-main: ridurre PM10 - Quadrilatero

- last: favorire la rigenerazione del DPF

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Pagina 2, mio post n.18, è già linkato. :)

Ahi ahi pecchiamo di attenzione... cosa dovrò dire ai colloqui trimestrali? :mrgreen:

(purtroppo però è in spagnolo, mi sembra... l'edizione italiana non l'ho ancora rintracciata)

"... guarda la libidine sarebbe per il si, ma il pilota dopo il gran premio ha bisogno il suo descanso... e poi è scattata la regola numero due: perlustrazione del pueblo e ricerca de los amigos... ah Ivana, mi raccomando il panta nell'armadio, il pantalone bello diritto. E un po' d'ordine in stanza... see you later!" (Il Dogui, Vacanze di Natale)

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No no, non l'ho saltato... cioè.. non sono andato in ordine cronologico... non è che perchè è spuntata la Tipo siamo quasi alla frutta... anzi!

Ogni mese su Auto c'era l'analisi di uno spot.. ora non so quanti ne abbiamo passati ma sono molto pochi rispetto al totale... c'è ancora un sacco di lavoro. :)

(purtroppo è poco anche il tempo)

Lo spot Y10 "La città del futuro" arriverà. ;)

"... guarda la libidine sarebbe per il si, ma il pilota dopo il gran premio ha bisogno il suo descanso... e poi è scattata la regola numero due: perlustrazione del pueblo e ricerca de los amigos... ah Ivana, mi raccomando il panta nell'armadio, il pantalone bello diritto. E un po' d'ordine in stanza... see you later!" (Il Dogui, Vacanze di Natale)

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