Questo atteggiamento da disfatta continua è indegno per un costruttore d'auto. Prima c'era la crisi, poi i debiti con il governo americano, poi l'acquisizione totale di Chrysler, poi l'azzeramento del debito.
Adesso che finalmente sembrava fosse tutto alle spalle, e che si potesse iniziare a occuparsi di auto, il management se ne viene fuori con questa nuova ammissione di sconfitta, stavolta attribuita, con un curioso sdoppiamento di personalità, alle scarse performance del marchio, come se queste non fossero figlie di scelte prese a monte.
Onestamente, chi darebbe fiducia a un qualsiasi commerciante o professionista che ripetutamente ti dice: non lo so fare, non sono capace, meglio lasciar perdere...?
Risposta corale: allora scegli un altro lavoro.
Nessuno mette in dubbio le difficoltà che richiede oggi stare sul mercato automobilistico. Ma che cacchio ha questa FCA in meno di tutti gli altri? Mi pare che i problemi li abbiano un po' tutti, ma nessuno si sogna di smettere di fare auto, o di ammettere così candidamente di non essere in grado.
Meglio un bell'atto di coraggio: vendi tutto quello che si può vendere, ti tieni Jeep e Ram, e vai avanti come costruttore di nicchia.
VAG gestisce un portafoglio che va da Skoda a Bentley. BMW al contrario sta sul mercato da sola, poggiandosi solo su Mini. Mi pare che le scelte non siano poi così obbligate, ognuno lavora con quello che ha.
FCA ha optato per la fusione con PSA, e alla guida della nuova azienda sarà messo uno che si chiama Carlos Tavares, noto per far resuscitare i morti. Finalmente.
Spero solo che abbia il coraggio che è mancato fino ad oggi: chiudere quello che va chiuso, ma fare sul serio con quello che resta.