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Mercato del lavoro o mercato delle prese per il sedere?


TonyH

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Complimenti. La Vertemati è roba da intenditori, da puristi. Azienda piccola che può faticare a trovare la quadra tra qualità e prezzi praticati, come è stato per anni per quelle belle mono 4t. Dev'essere anche un bell'ambiente, ho letto. Quanto è grande ora?

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Buongiorno a tutti. Chiedo scusa se il precedente commento era già mio. Visto che si tratta di tutt'altra cosa, non Vertemati o aziende, spero di non commettere scorrettezze. ;) Nel caso, invece, sposto altrove. Forse avevo aperto una discussione "Lavoro - legalità", ma non la trovo adesso.

Mi hanno segnalato l'articolo che riporto, preso da "Il fatto quotidiano", se ho capito bene. Qualcuno ricorderà che ho lavorato per 9 anni, fino a settembre 2010, nel servizio pubblico dell'impiego, a livello locale. Capirete che sto ancora cercando di capacitarmi di quanto descritto in quest'articolo. Ci penso meglio e poi commento pure io, ovviamente. Ecco:

La Fornero chiude un sito. Il delirio e la censura di Guido Scorza

E' un provvedimento di una gravità inaudita e senza precedenti quello con il quale il Ministro del Lavoro ha ordinato alla Direzione Provinciale del lavoro di Modena l'immediata chiusura del proprio sito internet."Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet www.dplmodena.it".E' questo il contenuto della nota che il Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha indirizzato lo scorso 5 aprile all'ufficio territoriale del proprio Ministero.Un'iniziativa, quella del Ministro Fornero, politicamente inaccettabile e giuridicamente illegittima, sbagliata del metodo e nel merito.Cominciamo dal metodo.Quale che fosse il contenuto di talune delle pagine web – evidentemente invise al Ministro del lavoro – è evidente che nulla giustifica la chiusura di un intero sito internet per ottenerne la rimozione dallo spazio pubblico telematico. E' esattamente come chiudere un giornale a seguito della pubblicazione di un articolo che si ritiene – a torto o a ragione – diffamatorio. Anzi, peggio. E' come chiudere un ufficio pubblico perché uno dei dipendenti, funzionari o utenti che lo frequentano si è lasciato andare a qualche considerazione ritenuta inopportuna dal Ministro.Il sito internet della Direzione provinciale del lavoro di Modena, rendeva accessibili al pubblico – un pubblico di oltre 18 milioni di utenti – migliaia di informazioni e documenti preziosi per i cittadini che ne visitavano le pagine.Per convincersene è sufficiente visitare alcune delle pagine del sito ancora accessibili nonostante la censura ministeriale: notizie relative ai diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, informazioni e commenti relativi alla riforma del sistema pensionistico, pagine dedicate alle opportunità di lavoro per gli extra-comunitari o al rinnovo del permesso di soggiorno, solo per fare qualche esempio.Centinaia di migliaia di contenuti sui quali si è abbattuta la mannaia censorea del Ministro Fornero.Se la pubblicazione di taluni dei contenuti pubblicati sul sito era, davvero, illegittima – circostanza della quale è almeno lecito dubitare – il Ministero avrebbe potuto – a tutto voler concedere – dare al proprio ufficio indicazioni per la modifica o, a tutto voler concedere, per la rimozione.Ordinare la chiusura di un sito internet è un gesto dettato o da un delirio di onnipotenza di un Ministro – e/o di un suo dirigente – che ritiene, evidentemente, di essere padrone dell'informazione o da una tanto profonda ignoranza delle dinamiche di circolazione dell'informazione online da risultare grave almeno tanto l'ipotesi del delirio di onnipotenza.E veniamo al merito."Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo".E' questa la motivazione con la quale il Ministro del Lavoro ha disposto la chiusura del sito. E' uno scherzo? Un pesce d'aprile arrivato in ritardo?Se così non fosse saremmo dinanzi ad uno dei più gravi attentati alla libertà di informazione ad opera di un Governo dal ventennio fascista ad oggi. Un provvedimento che ben avrebbe potuto portare la firma del Ministro per la propaganda di Mussolini o di quello dell'informazione di Saddam Hussein."Rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali" è, infatti, solo una parafrasi per dire che il Ministro non gradisce la diffusione e pubblicazione di notizie ed informazioni difformi dalle proprie. Fuori dal linguaggio istituzionale, il Ministro sta dicendo che non ammette che sulle pagine di un sito ricollegabile – in senso lato – al proprio Ministero siano pubblicate critiche ed opinioni contrarie alla propria azione di governo ed al modo di presentarla unilateralmente prescelto dal Ministro e dal suo staff.E' un modo di guardare alla politica, al governo ed alla democrazia degno di un tiranno di altri tempi o del leader militare di una qualche dittatura anti-democratica: ci si sottrare al confronto, alla critica ed al dialogo a colpi di censura ed ordini di cancellazione di informazioni e contenuti sgraditi.E' questa l'idea di sviluppo sociale e democratico che guida l'azione del Ministro Fornero? E' urgente che il Premier chiarisca la sua posizione al riguardo, prenda le distanze dal gesto del suo Ministro e la inviti, senza ritardo, a rassegnare le sue dimissioni. Non c'è miracolo economico né riforma del sistema del lavoro – ammesso anche che il Governo dei professori stia lavorando bene per perseguire tali obiettivi – che abbia un senso, se il prezzo da pagare è quello di accettare di risvegliarci in un Paese meno democratico e meno libero di quello nel quale abbiamo vissuto sino qui.da Ilfattoquotidiano.it Mercoledì 11 Aprile 2012

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Per curiosità sono andato sul sito, in effetti e chiuso con quella motivazione.

Commento al volo mio, senza troppo approfondire e sperando di aver capito bene i fatti: perfetta metafora dello stato in cui siamo messi.

da una parte il dipendente di un servizio pubblico che utilizza il servizio stesso per farsi i cazzi suoi

dall'altra parte il superiore (non mi viene al momento termine più pertinente) che probabilmente per anni lo lascia fare sbattendosene i coglioni, salvo poi intervenire a gamba tesa con un provvedimento che è adeguato come è adeguato l'uso di una mazza ferrata per schiacciare una zanzara.

In mezzo, al solito, una marea di utenti a cui prima magari non fregavano le idee dell'impiegato maitre à penser e adesso si incazzano perchè il servizio è sospeso.

Censura? Imho il problema non è nemmeno quello, il problema più grave è la superficialità e il fancazzismo dei protagonisti di tutta la storia:

il maitre à penser ha un oceano di web per esprimersi al di fuori di un sito pagato dallo stato

la fornero (ma penso più i dirigenti che hanno fatto eseguire materialmente la chiusura) poteva far rimuovere le pagine incriminate e lasciare il servizio fruibile

in mezzo una catena di dipendenti statali che avrebbero dovuto controllare quel servizio e magari spiegare al loro collega che è liberissimo di scrivere, ma da altre parti.

Poi ci lamentiamo perchè tutto va a puttane.

CI SEDEMMO DALLA PARTE DEL TORTO VISTO CHE TUTTI GLI ALTRI POSTI ERANO OCCUPATI

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Per curiosità sono andato sul sito, in effetti e chiuso con quella motivazione.

Commento al volo mio, senza troppo approfondire e sperando di aver capito bene i fatti: perfetta metafora dello stato in cui siamo messi.

da una parte il dipendente di un servizio pubblico che utilizza il servizio stesso per farsi i cazzi suoi

dall'altra parte il superiore (non mi viene al momento termine più pertinente) che probabilmente per anni lo lascia fare sbattendosene i coglioni, salvo poi intervenire a gamba tesa con un provvedimento che è adeguato come è adeguato l'uso di una mazza ferrata per schiacciare una zanzara.

In mezzo, al solito, una marea di utenti a cui prima magari non fregavano le idee dell'impiegato maitre à penser e adesso si incazzano perchè il servizio è sospeso.

Censura? Imho il problema non è nemmeno quello, il problema più grave è la superficialità e il fancazzismo dei protagonisti di tutta la storia:

il maitre à penser ha un oceano di web per esprimersi al di fuori di un sito pagato dallo stato

la fornero (ma penso più i dirigenti che hanno fatto eseguire materialmente la chiusura) poteva far rimuovere le pagine incriminate e lasciare il servizio fruibile

in mezzo una catena di dipendenti statali che avrebbero dovuto controllare quel servizio e magari spiegare al loro collega che è liberissimo di scrivere, ma da altre parti.

Poi ci lamentiamo perchè tutto va a puttane.

Alfiat Bravetta senza pomello con 170 cavalli asmatici che vanno a broda; pack "Terrone Protervo" (by Cosimo) contro lo sguardo da triglia. Questa è la "culona".

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Allora rettifico, anzi, sotto un certo aspetto mi preoccupo ancora di più.

Credevo che il sito fosse oscurato grazie al solito intervento "muscolare" di qualche dirigente che magari non sapeva nemmeno di cosa si stava discutendo.

Invece da come mi hai spiegato si e' trattato di ridimensionare un dipendente che, con la sua professionalità, rischiava di offuscare la figura di qualche suo superiore. Che schifo, veramente disgustato.

:disp2:

Purtroppo capisco benissimo la situazione: ho perso una grossa commessa, gia' acquisita tramite concorso di idee, grazie al veto incrociato di fenomeni del genere, con il risultato che, a distanza di tre anni, 45 dipendenti della struttura son rimasti a casa perché si e' preferito lasciar marcire tutto

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CI SEDEMMO DALLA PARTE DEL TORTO VISTO CHE TUTTI GLI ALTRI POSTI ERANO OCCUPATI

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Il like è per le ultime due frasi :mrgreen:

Per il resto, è assurdo come certi cazzoni abbiano troppo potere, e soprattutto che non paghino mai...

[sIGPIC][/sIGPIC]

Some critics have complained that the 4C lacks luxury. To me, complaining about lack of luxury in a sports car is akin to complaining that a supermodel lacks a mustache.

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Il like è per le ultime due frasi :mrgreen: ...... Per il resto, è assurdo come certi cazzoni abbiano troppo potere, e soprattutto che non paghino mai...

(Vogliamo fare qualche nuova app per l'm-phone? :mrgreen:)

In topic: frustrazioni personali a parte, quella di cui stiamo parlando, nel settore specifico, non è che l'ultima follia, purtroppo. Anche Loric, come vedo, ne ha contezza, e forse non solo per questioni geografico-localistiche. Non vi tedio con alcune pazzie di qualche anno fa, tipo quella intorno alla questione borsa nazionale del lavoro, enti strumentali delle Regioni, CPI e loro ruolo ipotetico e di fatto agibile.

@ Loric: posso permettermi di mandarti un m.p.? (perché forse conosciamo direttamente, professionalmente, diverse persone esperte di questo macro-ambiente.) ;):pen:

Modificato da ilario
senza punto interrogativo non si capiva mica ...
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@ Loric: posso permettermi di mandarti un m.p.? (perché forse conosciamo direttamente, professionalmente, diverse persone esperte di questo macro-ambiente.) ;):pen:

Manda pure :)

Alfiat Bravetta senza pomello con 170 cavalli asmatici che vanno a broda; pack "Terrone Protervo" (by Cosimo) contro lo sguardo da triglia. Questa è la "culona".

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Avendo letto a suo tempo il libro-intervista di Pansa a Romiti, mi ha incuriosito quest'articolo da il corriere.it :

info.gifNELL'INTERVISTA CON PAOLO MADRON LE MEMORIE DI UN PROTAGONISTA DELL'INDUSTRIA

Romiti: il giorno in cui Berlusconi

mi chiese di guidare il suo gruppo

Lo scontro su Elkann tra gli Agnelli, quel colloquio Andreotti-Cuccia

I libri-intervista spesso raccontano le vite degli altri, più che del protagonista. E anche in questo caso Cesare Romiti, rispondendo alle domande di Paolo Madron, narra, svela, cuce, ammicca, irride, critica e talvolta elogia, costruisce un ritratto individuale e collettivo della élite che con lui ha rappresentato e rappresenta la finanza e l'industria del nostro Paese. Personaggi e interpreti della Storia segreta del capitalismo italiano (Longanesi, pagine 288, 14,90, prefazione di Ferruccio de Bortoli) sono 210, fra imprenditori, banchieri, politici, giornalisti e anche qualche star dello spettacolo. Ma le figure chiave sono Enrico Cuccia e Giovanni Agnelli. Non poteva essere altrimenti, così come ritrovare ai primi posti del cast Carlo De Benedetti, al quale lo stesso Romiti ha chiesto un testo introduttivo al libro, cogliendolo di sorpresa: poi però fra i «due nemici necessari», definizione dell'ex top manager della Fiat, l'accordo alla fine non si trova e lo scritto (pubblicato qui sotto) viene rifiutato. Del resto, come conclude l'Ingegnere, «la storia la si racconta, non la si cambia».

Ventiquattro anni dopo il suo primo libro-intervista ( Questi anni alla Fiat, con Giampaolo Pansa), Romiti riserva questa volta tanto spazio alle storie degli altri, viste da così vicino che il binocolo della memoria e della interpretazione riesce a riservare non pochi inediti. Lui sa di avere l'esperienza e l'età per concedersi talune «rivelazioni», tanto è vero che nel suo testo conclusivo, nel quale invita «coloro che oggi hanno 20, 30, 40 anni» a «fare una rivoluzione pacifica» e a «creare una nuova classe dirigente», dice di essersi ispirato per l'intervista a Le confessioni di un italiano di Ippolito Nievo: «Sono le memorie fantastiche di ottantenne immaginario. Io invece, veramente ottuagenario, posso scrivere un libro frutto di alcune mie reali memorie».

Così rispondendo a Madron, fondatore e direttore del quotidiano online «Lettera43», Romiti coglie diverse occasioni per affidargli episodi che prima non ha «mai raccontato». Uno dei quali riguarda Silvio Berlusconi, in politica secondo lui sottovalutato da Agnelli («era convinto che avrebbe avuto una vita effimera, che non sarebbe durato molto»), ma imprenditore il cui fiuto lo porta a fare un'offerta a Romiti mentre è ancora in Fiat: «Voleva che andassi a dirigere il suo gruppo». Romiti rifiuta. Ha «in mente di fare altro» e poi aggiunge: «Non credo che con un padrone accentratore come Berlusconi avrei avuto grandi margini di manovra». Agnelli invece «voleva occuparsi solo delle strategie».

Verso Giovanni Agnelli Romiti descrive una «fedeltà assoluta». Che si manifesta in particolare anche ai tempi di Tangentopoli: «Io volevo innanzitutto difendere l'azienda e naturalmente l'Avvocato». Rivela quindi che sono stati i magistrati del pool di Mani Pulite a «suggerirgli» di scrivere la lettera-articolo sul «Corriere della Sera» nella quale il 24 aprile 1993 si rivolge agli industriali invitandoli a collaborare con i giudici. Lealtà che ritorna fra l'altro nella occasione della nomina di John Elkann a «erede» dell'Avvocato in Fiat. Umberto Agnelli, racconta, voleva per la designazione suo figlio Andrea e nel corso del consiglio dell'Accomandita, la «cassaforte» della famiglia, dice: «Gianni, tu ci hai convocato oggi per decidere la designazione di John. Voglio venga messo agli atti che è esclusivamente una tua decisione». Romiti ribatte: «Io dissi che era una convinzione di tutti i presenti. Umberto replicò: "No, caro Romiti, è una decisione dell'Avvocato"». Una sola cosa di Giovanni Agnelli, confessa Romiti, «un po'» lo aveva infastidito: l'attrazione che su di lui aveva esercitato De Benedetti per il suo carisma.

Ed è Cuccia, con il suo carisma «che resta il migliore esempio della differenza fra autorevolezza e autoritarismo», ad attrarre Romiti dal loro primo incontro, «intorno al 1968». Ne descrive «la superiorità intellettuale e morale», ma lo definisce anche «machiavellico» e con una «proverbiale abilità nell'usare le persone senza guardare in faccia a nessuno». Tanto è vero per esempio che a Salvatore Ligresti non l'unisce amicizia ma «solo opportunismo. Che venne fuori ai tempi della privatizzazione di Mediobanca: l'operazione passò solo grazie ai buoni uffici di Ligresti, che aveva ottimi rapporti con Bettino Craxi». «Tutto per il bene della sua banca che considerava perno e strumento della ricostruzione del capitalismo italiano: voglio ricordare che Cuccia è morto povero». Romiti difende il banchiere anche sull'episodio che gli è costato più critiche, il mancato avviso a Giorgio Ambrosoli che Michele Sindona lo voleva uccidere. Romiti ripete che il banchiere «disse al suo avvocato di avvertire i magistrati». Ma su queste vicende tragiche un'altra è la rivelazione. Il manager racconta che Cuccia gli ha descritto un suo incontro con Giulio Andreotti: «Parlarono del più e del meno, poi a bruciapelo Andreotti gli chiese: "Ma lei crede veramente che io sia corresponsabile dell'uccisione di Ambrosoli?" Diciamo che dopo la risposta di Cuccia il colloquio terminò».

Però non il fondatore di Mediobanca è stato, per Romiti, il miglior banchiere italiano, bensì Raffaele Mattioli, presidente di Comit. E a Madron che gli cita Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi, risponde così: «Bazoli è un avvocato che ha il grandissimo merito di aver salvato il Banco Ambrosiano. Ma non ha mai gestito la banca operativamente. E Geronzi nemmeno». Qui torna la «lente» di Cuccia, che «fu molto amareggiato quando vide che il marchio storico» della Comit «era scomparso dalla scena finanziaria». E che, sulla proposta di fondere Comit e Banca di Roma, poi non andata in porto «mi disse che non sapeva cosa ci fosse veramente dentro la Banca di Roma, e che temeva le conseguenze di quel matrimonio».

Sergio Bocconi

Romiti: il giorno in cui Berlusconi mi chiese di guidare il suo gruppo - Corriere.it

Per la cronaca, nel libro di Pansa, Romiti narra che, a fine 1993, appena esternate dall'attuale ultimo ex premier alcune intenzioni di politica attiva, l'Avvocato rispose, più o meno: se vince vinciamo tutti, se perde perde lui.

Modificato da ilario
aggiuntina finale
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corretto, tagliano i giorni di preavviso che non farai, stop.

si fortunatamente è stato così oggi ho parlato con il commercialista che gestisce la faccenda ed in pratica devo pagare io i giorni che non farò :roll:

vabbè perlomeno tra il tfr, parte della quattordicesima e il rimborso delle ferie delle (quali non ho usato nemmeno un giorno) viene fuori un altro stipendio che non fa male

Complimenti. La Vertemati è roba da intenditori, da puristi. Azienda piccola che può faticare a trovare la quadra tra qualità e prezzi praticati, come è stato per anni per quelle belle mono 4t. Dev'essere anche un bell'ambiente, ho letto. Quanto è grande ora?

grazie ma mi ci sono ritrovato dentro per via del tirocinio (era la più vicina a casa) solo che alla fine erano disponibili solo posti part-time e per il tempo pieno si doveva aspettare, ho cercato un altro posto (nel paese in cui abito) ed alla fine mi hanno richiamato

si è un bel posto ma si progetta e modifica soltanto non si costruisce nulla, comunque è piccola durante il tirocinio eravamo una trentina fra tecnici ed ingegneri

Modificato da braccobaldo
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