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Leggete e piangete

23/04/2012

Da stamattina, alcuni docenti del Politecnico stanno raccogliendo le adesioni ad un Appello diretto al Rettore e agli Organi accademici, il cui testo è riportato qui di seguito. Si raccoglieranno le firme entro il 25 aprile. Siete invitati a far conoscere questa iniziativa agli studenti interessati, e non soltanto a quelli del Politecnico. Se questa sciagura non si ferma ora, si estenderà al resto d'Italia.

Al Magnifico Rettore e agli organi di Governo

Politecnico di Milano

Appello a difesa della libertà di insegnamento

I sottoscritti, docenti e ricercatori del Politecnico di Milano

Premesso che:

1) Il Senato Accademico e il Consiglio di amministrazione, rispettivamente nelle sedute del 15.12.2011 e del 20.12.2011, hanno approvato le Linee strategiche di Ateneo 2012-2014;

2) A seguito di tale approvazione, nella seduta del 23.01.2012, il Senato Accademico ha deliberato le prime azioni sull’internazionalizzazione dell’Ateneo, predisponendo le risorse per farvi fronte, al fine di rendere obbligatorio – senza alternative - l’insegnamento nella lingua inglese di tutti i corsi di Laurea magistrale, a partire dall’A.A. 2014;

Considerato che:

1) tali provvedimenti, nella parte in cui impongono l’uso esclusivo della lingua inglese per l’erogazione dei corsi di laurea magistrali, comprimendo la libertà di scelta di docenti e studenti e il pluralismo dell’offerta formativa, appaiono in palese contrasto con l’art. 33 della Costituzione, a tenore del quale “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento”;

2) essi risultano altresì lesivi del fondamentale principio di uguaglianza, di cui all’art. 3 della Costituzione, nella misura in cui introducono surrettiziamente un criterio di discriminazione su base linguistica, con effetti sicuri, anche se non del tutto prevedibili e governabili, sulle carriere del personale docente e su quelle degli studenti;

3) sotto diverso ma non meno importante profilo, le delibere in oggetto sono, all’evidenza, illegittime per violazione dell’art. 271 del r.d. del 31 agosto 1933 n. 1592, il quale dispone che “la lingua italiana è lingua ufficiale dell’insegnamento e degli esami in tutti gli stabilimenti universitari”. Tale norma, pur a fronte delle molteplici riforme che hanno interessato l’Università e che hanno certamente portato al superamento di molte delle disposizioni ivi contenute, non è mai stata abrogata ed è certamente norma ancora oggi vigente – e, anzi, rafforzata – dalle molte riforme dell’università sopravvenute, con le quali si prevede che la conoscenza della lingua italiana sia presupposto indefettibile per l’accesso all’università e per l’ottenimento di qualsivoglia titolo universitario (così il d.m. 270/04);

4) le delibere contestate finirebbero per stravolgere il senso dell’art. 2, comma 2, lett. l) della legge 240/10, il quale, nel promuovere l’internazionalizzazione dell’Università, mira a promuovere l’integrazione fra le culture - e non ad imporne una, peraltro non la propria, a scapito delle altre - e, non a comprimere ma ad ampliare l’offerta formativa;

5) né sembra condivisibile l’idea che ciò sia fatto in nome della qualità e dell’eccellenza, essendo, al contrario, evidente che l’insegnamento nella lingua madre – e talora l’italiano e non l’inglese è madre non solo dei docenti ma anche della materia insegnata – sia di qualità superiore, per ovvie ragioni, di quello impartito in una lingua diversa;

Per tutte queste ragioni, i sottoscritti docenti del Politecnico di Milano

invitano

codesta Amministrazione a non dare ulteriore seguito alle delibere adottate e, previa sospensione dell’efficacia delle stesse, a revocarle in parte qua.

Con riserva, in mancanza, di tutelare i propri diritti e interessi presso le competenti sedi.

Sia mai che si insegni in inglese.

Gente che se la tira da matti e vanno in giro a dire "Ma noi siamo la migliore universita' tecnica d'Italia".

Di questi ne vendono a secchiate.

Vedrete.

[scritto in data 18 Luglio 2013 - Riferito a Jeep Cherokee]

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Confesso di avere pure io forti perplessità sull'uso esclusivo della lingua inglese negli insegnamenti.

Mi può andare bene l'utilizzo di materiale didattico in lingua inglese (che in certi campi è la prassi mancando testi in italiano).

Ma lezioni e esami meglio in italiano.

Per il semplice fatto che il Poli ha come scopo sfornare ottimi ingegneri, non madrelingua inglesi.

Attenzione, l'inglese è basilare, ma il suo insegnamento non deve e nemmeno rischiare di essere a scapito dell'insegnamento tecnico.

Piuttosto meglio potenziare i corsi di lingua (a Torino alquanto scarsi) da seguire al posto di qualche corso un po' naif (mi sovviene economia aziendale da me)

Gli studenti dall'estero li si deve attirare con la qualità della formazione tecnica, non sopprimendo la lingua natia.

Non so come è l'esperienza di chi ha fatto l'erasmus qua dentro, ma dei miei amici, chi è andato all'estero la lingua del paese ospitante se l'è dovuta imparare....

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Some critics have complained that the 4C lacks luxury. To me, complaining about lack of luxury in a sports car is akin to complaining that a supermodel lacks a mustache.

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anche perchè già considerano la moria dei corsi di inglese per il toefl la vedo ben dura passare gli orali in inglese :(((

meno male che in bovisa non ci vado più :b1 non mi manca neanche un po'

io non me la sono sentita di fare gli ultimi due anni, ho fatto ingegneria meccanica, perchè è troppo speculativa e mi sarei ritrovato in una situazione nella quale avrei dovuto perdere sicuramente un anno per gli esami integrativi (non avendo fatto il percorso propedeutico nonostante non avessi limitazione sui crediti e la media) per rifare di nuovo tutte le stesse materie ma in modo più approfondito

alla fine con la mia laurea, anche se non ho fatto l'esame di stato, ho trovato posto facilmente e non credo di avere chissà che gap con i "colleghi" cinquennali

Modificato da braccobaldo
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La cosa sarebbe più fattibile se si arrivasse all'università con un livello di inglese almeno da FCE

Ma credo che sappiamo tutti come siamo messi a livello di insegnamento della lingua inglese alle superiori...

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si ma alla fine cosa te ne fai di una conoscenza dell'inglese "approfondita" ?

ok la competitività all'estero ma al sottoscritto che abita in Brianza più che a tradurre il testo di una canzone ben poco e basta davvero l'ABC per intendersi con gli stranieri, magari non sul lato tecnico e questo sicuramente mi preclude dei settori di livello alto ma probabilmente non ci sarei arrivato comunque a quei livelli

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Personalmente l'inglese lo ritengo tra le basi delle competenze personali, proprio per potersi giocare la carta dell'estero, a cui spesso noi e le nostre pmi non guardiamo per via delle barriere linguistiche.

Ma è una cosa separata dagli insegnamenti del politecnico.

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La lingua serve anche per lavorare CON l'estero ;)

Per molte nostre imprese l'estero può essere un modo per espandersi...

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Confesso di avere pure io forti perplessità sull'uso esclusivo della lingua inglese negli insegnamenti.

Mi può andare bene l'utilizzo di materiale didattico in lingua inglese (che in certi campi è la prassi mancando testi in italiano).

Ma lezioni e esami meglio in italiano.

Per il semplice fatto che il Poli ha come scopo sfornare ottimi ingegneri, non madrelingua inglesi.

Attenzione, l'inglese è basilare, ma il suo insegnamento non deve e nemmeno rischiare di essere a scapito dell'insegnamento tecnico.

Piuttosto meglio potenziare i corsi di lingua (a Torino alquanto scarsi) da seguire al posto di qualche corso un po' naif (mi sovviene economia aziendale da me)

Gli studenti dall'estero li si deve attirare con la qualità della formazione tecnica, non sopprimendo la lingua natia.

Non so come è l'esperienza di chi ha fatto l'erasmus qua dentro, ma dei miei amici, chi è andato all'estero la lingua del paese ospitante se l'è dovuta imparare....

Io ho fatto tutta la specialistica sturdiando su testi di lingua inglese, cosi' come la tesi. Che senso ha seguire lezioni in italiano, studiare dall'inglese, e poi fare di nuovo l'esame in inglese? Certe volte poi si creano equivoci ORRENDI, come Momentum che significa Quantita' di moto. Alcuni termini, per noi aeronatici, esistono solo in inglese, e cosi' vengono usati nel linguaggio corrente (angolo di pitch, angolo di yaw, etc).

Le universita' migliori dei paese civilizzati, al Master insegnano in inglese. Anche la minuscola universita' di Lugano (che tutta insieme fara' un solo corso del PoliMi) ha la specialistica in inglese. E la Scuola Professionale Universitaria (dove sono io) che e' un gradino sotto all'uni vera e propria, ha la specialistica in inglese. Lezioni, esami, colloqui, relazioni etc.

Non avrebbe senso fare come dici tu, di potenziare i corsi di lingua, se tanto poi il 99% della giornata la passi comunicando in inglese (imho, eh :D).

Piuttosto che potenziare, insegni in TUTTI i corsi in inglese, e vedi che uno potenzia sul serio, e quando deve mandare una mail in inglese, o leggere un libro di testo in inglese, lo fa tranquillo (io le prime volte avevo difficolta', e ora, soprattutto con il parlato, non sono un fenomeno)

Si legge sempre ovunque, anche qua sul forum, che non bisogna rimanere arroccati in Italia, e ci sono cose assurde come queste levate di scudi per salvaguardare l'italiano? Se a uno piaceva l'italiano, faceva Lettere, non il Poli.

La cosa sarebbe più fattibile se si arrivasse all'università con un livello di inglese almeno da FCE

Ma credo che sappiamo tutti come siamo messi a livello di insegnamento della lingua inglese alle superiori...

Questo non dipende dall'universita'.

Se dal liceo esci senza sapere l'inglese la colpa e' tua che ti sei grattato, o del liceo che non te l'ha insegnato.

si ma alla fine cosa te ne fai di una conoscenza dell'inglese "approfondita" ?

ok la competitività all'estero ma al sottoscritto che abita in Brianza più che a tradurre il testo di una canzone ben poco e basta davvero l'ABC per intendersi con gli stranieri, magari non sul lato tecnico e questo sicuramente mi preclude dei settori di livello alto ma probabilmente non ci sarei arrivato comunque a quei livelli

Bracco, si parla di insegnare inglese al Master (quello che viene detto di volta in volta Specialistica, Magistrale, Biennio). E come spiegavo, gia' al Master il 90% del materiale didattico e' in inglese, a quel punto che differenza fa? Se hai un Master del Poli grazie a Dio ancora qualcosa vali (chiedere a jeby).

Secondariamente, non si parla di conoscenza "approfondita". Si dice di saper capire e spiegare le cose in una lingua diversa.

Ma solo io ho dovuto sostenere il colloquio per farmi prendere in un istituto italofono in inglese??????????

PS: se non si fosse capito, anche io non rimpiango la Bovisa, ma ci sono affezionato. E leggere certe cose mi mette di pessimo umore.

Di questi ne vendono a secchiate.

Vedrete.

[scritto in data 18 Luglio 2013 - Riferito a Jeep Cherokee]

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Non bisogna rimanere arroccati all'italiano ma non bisogna neanche buttarlo nel cassonetto. Siamo pur sempre in Italia eh....

Va bene saper l'inglese, maneggiarlo per gestire una trasferta all'estero, una telefonata di lavoro, saper comprendere un testo.

Mi sfugge l'utilità di imporlo in un luogo dove l'insegnamento non è quello della lingua inglese.

Agli esami devi sapere i concetti della materia seguita.

Ed è l'obiettivo principale.

E saperli in inglese non deve diventare una conditio sine qua non....considerata anche la complessità dei concetti (che spesso smadonni che va bene già in italiano)

Il rischio è che per un bel po' di tempo insegni si più inglese, ma meno ingegneria.

Mi sembra una trovata propagandistica, non valutata a fondo come avrebbe dovuto essere.

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Some critics have complained that the 4C lacks luxury. To me, complaining about lack of luxury in a sports car is akin to complaining that a supermodel lacks a mustache.

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