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  2. In occasione della mostra dei lavori di laurea della RCA (Royal College of Art di Londra) del 1975, Pollock esponeva disegni, schizzi e un modello in scala del concept MPV. Era sponsorizzato da Chrysler UK e, l’anno successivo, il direttore dello styling Art Blakeslee lo inviò all’Highland Park Design Centre di Chrysler a Detroit. «Mentre ero lì, ho continuato a sviluppare l’idea del “monospace” che avevo iniziato a chiamare Supervan e, nel settembre 1976, mi è stato chiesto di presentarla a Burt Bouwkamp (sotto), direttore dello sviluppo prodotti della Chrysler.» Tornato nel Regno Unito più tardi quello stesso anno, Pollock fu assegnato allo Studio di Design Esterno sotto la guida di Geoff Matthews. «Geoff era affascinato dall’idea del Supervan e insieme lavorammo per un fine settimana alla realizzazione di un modello in schiuma trasparente a grandezza naturale. L’entusiasmo stava crescendo. «All’inizio del 1977 presentai la Supervan a Dick Macadam, vicepresidente del design, e a Hal Sperlich, il neo-nominato vicepresidente della pianificazione dei prodotti, che erano in visita nel Regno Unito», ricorda Pollock. «Qualche tempo dopo fu presa la decisione di stanziare le risorse per il programma e di avviare la realizzazione di un modello in argilla». Poi arrivò un momento cruciale. «Nel 1977, il presidente della Matra visitò Whitley e fu accompagnato in giro per lo studio a bordo del prototipo a grandezza naturale della Supervan. Gli piacque così tanto che portò il modello con sé in Francia. Si presume che abbiano iniziato a costruire qualcosa di molto simile, dato che l’Espace di serie presentava dimensioni che differivano di pochi centimetri rispetto al prototipo originale». Da Whitley a Romorantin: Matra raccoglie il testimone L’auto che tornò in Francia non era un prototipo completamente sviluppato, ma fornì a Philippe Guédon — responsabile tecnico di Matra — un punto di partenza concreto. Guédon rifletteva sulle tendenze dei viaggi in famiglia sin da un viaggio negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70. Laggiù, i monovolume e le station wagon di grandi dimensioni erano i mezzi preferiti dai «guerrieri del fine settimana», carichi di bambini, giocattoli e cani. Guédon intuì l’esistenza di una nicchia per un equivalente su scala europea: spazioso ma non intimidatorio, con una dinamica simile a quella di un’autovettura e la capacità di contenere tutta la vita di una famiglia. Matra iniziò a lavorare su quello che internamente divenne noto come il P16, che presentava ancora molti elementi tipici della Chrysler-Simca. Si trattava di un prototipo costruito a mano che utilizzava componenti meccanici della Simca 1307/Alpine e manteneva il frontale in stile Alpine che richiamava così da vicino il modello di Whitley. Il pianale piatto e il profilo monoscocca erano in puro stile Supervan. Nel 1978, Chrysler UK e Simca erano state vendute a PSA Peugeot Citroën e il progetto si era arenato. Pollock è pragmatico riguardo a ciò che accadde in seguito. «Non ci fu alcuna collaborazione tra noi e Matra o [Antoine] Volanis. Due anni dopo fu presentato il primo prototipo Matra P16, seguito dal P17 e dal P18 – tutti costruiti con componenti Simca». Il modello successivo, la P17, perfezionò il design ma continuava a fare ampio ricorso a componenti Simca. Il grande passo avanti arrivò con la P18, presentata a Peugeot a Mortefontaine nel 1980. Jean Boillot di Peugeot apprezzò l’idea, ma si tirò indietro, giudicandola troppo rischiosa per Talbot. Anche Citroën si mostrò altrettanto disinteressata. A quel punto, la somiglianza con il prototipo in foamcore (polistirene) realizzato da Fergus Pollock nel fine settimana era sorprendente: le dimensioni differivano di pochi centimetri rispetto al modello Whitley del 1977. La differenza fondamentale era che Matra era ormai pronta a avviare la produzione, a condizione di trovare un partner per la produzione e la vendita. Quel partner si rivelò essere la Renault.. Bernard Hanon, amministratore delegato della Renault, ne intuì il potenziale e diede il via libera. Matra creò una piattaforma a pianale piatto completamente nuova (la gamma Renault non offriva nulla di adatto) e passò alle trasmissioni Renault con configurazione nord-sud. La sospensione anteriore fu presa in prestito dalla Fuego, mentre quella posteriore divenne un sistema semi-indipendente ottimizzato per una carrozzeria alta e con sospensioni morbide. Fergus ha ricordato che alla fine «… nel 1982 passammo ai componenti Renault per la P23. La Renault, ovviamente, svolse un enorme lavoro di ingegneria per produrre l’Espace partendo da quella base originale». Il prototipo P23, dotato di luci e finiture Renault, fu quindi presentato ai vertici della Renault. Hanon lo sostenne nonostante i dubbi dei suoi ingegneri riguardo all’omologazione del parabrezza e alla messa a punto del pianale piatto. Nel marzo 1984 la Renault Espace era pronta, ma il lancio si rivelò un disastro commerciale con sole nove unità vendute nel primo mese…
  3. Giá musica e video fanno capire che anche qui il reparto marketing ha in mente come target 80 e 90 enni.
  4. nella discussione ha aggiunto Pawel72 in Auto Epoca
    Dopo 40 anni questa monovolume torna alla mente per le sue innovazioni.. Quando la Espace debutta è il 1984 e le berline veramente spaziose sono una novità nel Vecchio Continente. La rivoluzionaria architettura della carrozzeria, la generosa quantità di spazio a bordo e la grande flessibilità dei posti a sedere creano una sensazione di spazio e una qualità di vita a bordo senza precedenti, mai pensata prima. Una rivoluzione L'idea di base è nata negli Stati Uniti, ma la soluzione viene personalizzata per le esigenze europee. Gli interni spaziosi e gli esterni compatti della prima generazione di Renault Espace rappresentano un'innovazione, se non una rivoluzione, nel mondo dell'auto. Fino al suo debutto, infatti, i veicoli con più di cinque posti somigliano più a furgoni per il trasporto di persone; al massimo sono apostrofati come "minibus", come il Volkswagen Bulli. Nata nel 1978 La storia della Renault Espace inizia esattamente nel 1978: Philippe Guédon, direttore tecnico del gruppo automobilistico e tecnologico Matra, specializzato nella produzione di piccole serie, porta con sé l'idea dagli Stati Uniti. In contrasto con i maxi formati di quel paese, preferisce una soluzione adatta alle condizioni di spazio europee. Guédon incarica il designer Antoine Volanis di progettare un veicolo di questo tipo e i primi prototipi, il "P16" e il "P17", vengono completati già nel 1979. Tuttavia, Guédon non è ancora soddisfatto. Nasce così la "P18": interni continui, posizione di seduta alta, passo generoso e design futuristico.. Nel 1982, Guédon presenta il progetto all'allora capo di Renault Bernard Hanon. Questi ne riconosce il potenziale al primo sguardo: "Si arriva a quest'auto da sola, se si mettono da parte tutte le vanità automobilistiche". Non c'è da stupirsi, dato che Hanon è stato coinvolto in modo significativo anche nella Renault 5.. Aggiornamenti mirati e trazione integrale L'Espace viene rivista per la prima volta nel 1988. Le sezioni anteriori e posteriori vengono ridisegnate per essere meno spigolose. I paraurti e lo spoiler vengono adattati di conseguenza. Il coefficiente di resistenza aerodinamica, già esemplare (cW 0,34), si riduce a soli 0,32. Gli sbalzi della carrozzeria allungati favoriscono lo spazio disponibile e il portellone posteriore ulteriormente allargato facilita l'accesso al bagagliaio. Renault Espace I (1984-1991) : 191.694 Renault Espace II (1991-1996) : 317.225 Renault Espace III (1996-2002) : 365.323 Renault Espace IV (2002-2014) : 372.692 Renault Espace V (2014-2023) : circa 100.000 Renault Espace VI (2023-? ) Totale circa 1.345.000 (2023) motor1.com
  5. Siamo tornati a riempire i saloni internazionali?
  6. Oggi

  7. più guardabile di certe cose che ci han fatto vedere in passato
  8. Le altre probabilmente saranno interno allo stesso prezzo o, considerato che saranno SUV, potrebbero costare di più 🤣 Parere personale Esterni - bocciata, non mi piace il Tipo di carrozzeria, con altri volumi invece ad esempio gradisc parecchio il concept Audi Nuvolari Interni - mi piace l’idea ma l’esecuzione solo in parte , per ora sopratutto per via degli schermi e comandi touch sembra chiaramente siano andati al risparmio, quindi bocciata Tecnica - posizionamento della batteria, motori e ciclistica sembrano interessanti
  9. anche io del tuo stesso parere. credo che personalmente mi disturbi il doppio rene nelle realizzazioni suv... fa effetto denti di castoro... al contrario mi piace come lo hanno risolto sulle serie 3...
  10. Non li ha "inventati" BMW? Comunque a me sembra più riuscita della iX3.😀
  11. mi sfugge un particolare: questa sarà una specie di halo car, da 150k € in sù. E la macchina ci riesce, design di rottura e scheda tecnica pare buona. Ma nel nuovo "corso" sono previste auto "comprabili" < 80k € ??
  12. Jaguar ha già raggiunto l’obiettivo, in un giorno vi ha fatto riempire otto pagine di topic, solo le nuove Alfa su Autopareri fanno più post nello stesso lasso temporale…hanno un fottuto bisogno di visibilità dopo aver cantato il de profundis, e con questa “cosa” ci stanno riuscendo alla grande… Per quanto mi riguarda vedo una specie di Cybertruck “tarmac edition” con assetto tuning Koni/Eibach ottimo per scorrazzare virtualmente su GTA VI è un seguito di Cyberpunk 2077…nel mondo reale credo farà più chilometri sui video dei rapper/trapper, oppure porterà qualche influencer a fare shopping… @KimKardashian l’hai già ordinata?!?
  13. Anche Jeep sarà presente al Salone di Parigi! Comunicato stampa Via Jeep.
  14. Fare lo spot di un cassone di 4.70m nei pressi di Erchie non è proprio molto calzante.
  15. comunque per l'integrale parla di un prezzo di base di 60.000€
  16. Appuntamento a domani! https://www.instagram.com/reel/DeOjuouoUj7/?utm_source=ig_web_copy_link&stkn=MzRlODBiNWFlZA== SaveClip.App_AQNwf-JateFcUVAO-5_-4e_IrBqd72LTouCyOF0lh6oe-xw_wIvK94S8-lxSrICuDBTXMcJ2jDiSS0SAmrz3jh_cEB97kwO1iJUrRjQ.mp4
  17. attenzione che pero' quelli sono gli interni di DS... per il momento quanto abbiamo visto per Gamma somiglia piuttosto a questo nel migliore dei casi : se non addirittura a questoD'accordo che stiamo parlando di una segmento E dell'epoca ma quando vedo il divano posteriore di thesis mi rendo conto dell'involuzione del mondo dell'automobile... un divano cosi' non l'ho mai avuto nemmeno in salotto!! 😅
  18. Quella in queste ultime foto coi pallet è incidentata o ha su il ruotino (ma col cerchio in lega?!)
  19. Alla fine della fiera non è male..., i fari posteriori secondo me sono troppo lunghi..., a mio parere l'attuale BMW X4 è piuttosto brutta in questo confronto.. Dentro non mi entusiasma..., come le altre Bmw...
  20. Aspetto di vederla dal vivo ma da questo video già mi piace molto.
  21. Adoro...., meglio questa Espace che i 50 vari SUV messi insieme...🤣
  22. spero anche che abbiano aggiunto le luci di cortesia per i posti posteriori, una mancanza assurda secondo me
  23. Perchè almeno sul mercato francese, l'ibrida avrà una rilevanza prossima allo "zero", visti gli incentivi che ci sono per l'EV. In Italia sarà ovviamente diverso, ma considerata la tipologia di mezzo e il suo obiettivo come utenza, anche qui difficilmente l'ibrida mild rappresenterà più del 20-30% delle vendite totali, secondo me.
  24. In francese dice 47,9k meno sconto dj 4k meno aiuti di stato di 3k per le bev e 1k per la batteria francese quindi 39,9k consegnata senza opzioni. La long range costa 5k di più Non ha detto nulla sul prezzo dell’integrale o dell’ibrida
  25. Certo nom conosco qltre macchine che per risparmiare uno stecco di plastica ha messo 2 pulsantini sullo sterzo che ti ingrovigli se hai lo sterzo girato o per risparmiare lo stecco delle marce ha messo icona sullo schermo centrale o linnesto della retromarcia con la forza del pensiero o i tergicristalli ad azionamento creativo per risparmiare 50 cent di sensore o 4isparmiare su un pezzo di plastica per maniglia porta posteriore sostituiro da comodo anellino e fil di ferro da tirare sollevando apposito tappetino di copertura. Però dai Tesla che prezzi concorrenziali.
  26. molto meglio in queste foto che in quelle ufficiali, chissà perché si conferma un grande classico della ex FCA qualcuno sa perché gli hanno messi i copricerchi della Tipo?
  27. Ma se è per quello, pure Delta III centrava poco o nulla con le antenate con cui condivideva il nome. Parlo proprio della filosofia e della tipologia di auto, che trovo molto simile a quella della Delta III. Non del nome (che peraltro qui è diverso).
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