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La Jihad e le guerre dimenticate


JackSEWing

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Guest EC2277
e gli amici sauditi che appoggiano platealmente l'ISIS? ;) saranno d'accordo?

secondo me il problema degli USA è proprio quello.. nel corso dei decenni si sono legati troppo a gente che, di fatto, sono integralisti islamici sunniti esattamente come i loro nemici.

non sto dicendo che l'arabia saudita, gli EAU o il Barhein "controllino" i terroristi... quelli restano cani sciolti

però è indubbio che il terrorismo islamico faccia comodo agli interessi delle monarchie del golfo... perchè va a fare la guerra agli sciiti, agli stati islamici laici e mette il pepe al sedere agli USA costringendoli a rigirare fior di miliardi di dollari in termini di aiuti militari alle monarchie del golfo.

non è un segreto quindi che, troppo spesso, i sauditi abbiano dato una spintarella ai vari movimenti islamici, dall'ISIS ai ceceni e se devo puntare il solito obolo mi azzarderei a dire anche africa ;) vedi mali, libia o i pazzoidi nigeriani.

del resto i missili anti carro che hanno mandato in fiamme gli abrams irakeni qualcuno dovrà pur averli forniti ;)

e questo qualcuno si sa benissimo chi è...

Le cose potrebbero non essere così nette:

[h=1]L'ISIS é un problema anche per i sauditi[/h]

Stefano Lupo

La recrudescenza della violenza settaria che ha investito nelle ultime settimane l’Iraq ha visto Riyadh lanciare una serie di dure accuse contro l’esecutivo al-Maliki, da sempre tutt’altro che ben visto dalla casa reale saudita. Fin dal 2003 Baghdad viene considerata come il vacuum geopolitico che ha compromesso l'equilibrio dell'intero Medio Oriente: la deposizione di Saddam Hussein é stato – secondo molteplici teorie complottiste molto in voga nella regione –il primo passo di quel processo di "engineering" di Stati falliti che rischia di allineare l’Iraq alla Libia e alla Siria. L'avanzata di ISIS (Stato islamico dell’Iraq e di al-Sham) sul territorio iracheno viene imputata, secondo il ministro degli Esteri saudita – il Principe Saud al Faisal - primariamente alle politiche di esclusione attuate dal primo ministro iracheno ai danni delle minoranze sunnite. Le sue azioni, sempre secondo Riyadh, avrebbero fomentato i disordini, riproponendo alla ribalta vecchi nomi del Baath iracheno, come Izzat Al Douri – alleato di comodo dell’ISIS – e riducendo l'antagonismo delle tribù verso i militanti radicali, specie verso al-Qaida – elemento su cui aveva impostato la sua counterinsurgency il generale Petraeus.Nonostante le dure critiche mosse al regno (ma anche a molti paesi dell’area, soprattutto a causa di donazioni di privati cittadini), l'Arabia Saudita ha adottato un atteggiamento estremamente aggressivo, palesando le proprie rimostranze a Baghdad, a Teheran e alla stessa amministrazione americana. A Washington, ai tempi di Bush, venne imputato l'errore di invadere l'Iraq; ora a Obama viene lamentato di aver elaborato una deficitaria exit strategy nel 2011. In quest'ottica si deve probabilmente inquadrare la notifica al Congresso, da parte dell'Amministrazione, dell'avvenuta finalizzazione di una serie di accordi per la vendita di armi ai sauditi per un valore di oltre sessanta miliardi di dollari, un valido strumento per “tener buona” Riyadh. Tutto questo non può tuttavia bastare ai sauditi, anche se la proposta ripresa da Riyadh di un Iraq sul modello della Bosnia, una federazione di entità semi indipendenti, una volta messo da parte Al Maliki, risulta al momento impraticabile, per il ridotto tempo a disposizione e per la contemporanea presenza di macro attori configgenti; da qui i richiami sauditi sul rischio della guerra civile in Iraq e sul pericolo dell'internazionalizzazione di questa, in particolare rivolti agli iraniani(1). Riyadh teme, infatti, che Tehran usi la promessa azione contro la penetrazione dell'ISIS a proprio vantaggio, sia per rimodulare gli equilibri regionali sia per poter eventualmente esercitare una leva di pressione nel negoziato sul nucleare, ripreso a Vienna il 16 giugno. La forte pressione esercitata su Washington affinché sia cauta su una possibile collaborazione con l'Iran sul file iracheno potrebbe però essere ridotta dal pragmatismo iraniano, se il governo Rohani orientasse l'intesa esclusivamente sul “dossier terrorismo” - una mossa che porrebbe la collaborazione potenzialmente al riparo da ogni tipo di strumentalizzazione da parte iraniana, fatto molto temuto in Arabia. É bastato poco per destabilizzare la politica di appeasement tra Teheran e Riyadh; e dire che i segnali erano incoraggianti, con la sostituzione del Principe Bandar Bir Sultan, ostile all'Iran, con il recente invito al dialogo, e con l'ancora più concreta azione di inserire nella blacklist saudita sia ISIS sia al-Nusra, ma non Hezbollah.Fondata risulta pertanto l'ipotesi saudita di rinnovare attivamente l'intesa con Israele, qualora Washington si impegnasse a fondo con Tehran, -specie in caso di grandi, quanto improbabili, aperture nel dossier nucleare. Inoltre, un altro componente potrebbe aggregarsi al fronte anti-iraniano: re Abdullah, di ritorno dal Marocco, ha visitato il 18 giugno scorso il nuovo presidente egiziano al-Sisi, per incrementare la convergenza di interessi, cementata dalla comune lotta ai Fratelli musulmani (oltre che dai petrodollari del Golfo). Il caos iracheno è in grado di muovere interessi regionali ed extra-regionali: lo si evince dalla mossa russa, che mette in allerta sauditi e statunitensi, di schierarsi in toto al fianco del governo al-Maliki, con promessa di ricca fornitura d'armi, con l'expertise tipicamente moscovita di sfruttare gli spazi aperti dall'incertezza di Washington e dalle lentezze dovute alle dinamiche democratiche del Congresso. La posizione saudita é in ogni caso scomoda. Se l'Iran preoccupa, l'ISIS é un pericolo rilevante tanto quanto quello rappresentato dalla risorgenza sciita. Ciò che più spaventa la corte di Riyadh é che il movimento terroristico sunnita, estremamente inquadrato, organizzato, strutturato e ora parzialmente autonomo in termini di finanziamenti, sia in grado di riproporsi come "terrorismo di ritorno". Che al-Qaida stessa abbia rotto con ISIS, per eccessive violenze contro la popolazione civile e per le faide interne all’insurrezione siriana, é la riprova ulteriore dell’instabilità di questo gruppo, che conta circa 15000 miliziani ed è guidato da Abu Bakr al Baghdadi(2). La volontà saudita di non farsi influenzare da quanto avviene a Baghdad, ma di poter giocare un ruolo attivo in tal senso, potrebbe essere alla base della presenza di intelligence di Riyadh a Mosul, forse per intavolare trattative con l'ISIS, quelle stesse che si pensa siano intercorse tra il movimento terroristico e i curdi - una sorta di lascia passare in cambio della sicurezza per quest'ultimi(3). Eppure i vertici sauditi dovrebbero essere restii ad ogni tipo di intesa con ISIS (per non parlare dei finanziamenti privati). Riyadh incomincia a comprendere che ISIS, nella sua volontà di distruggere i confini esistenti per demolire le strutture di potere ed edificare il Califfato, potrebbe divenire la sfida prioritaria, soprattutto ora che la cellula saudita di al-Qaida sta spostando il proprio sostegno da Nusra all'ISIS, poiché anch'essa si sta riorientando verso azioni d'attacco contro sunniti non allineati(4). A testimonianza ulteriore, il 6 maggio Riyadh ha individuato un gruppo di sessanta membri, tutti sauditi, vicini all'ISIS e con strutturati contatti con AQAP (Al Qaeda in the Arabian Peninsula), pronti a portare l'azione contro il governo regio, grazie anche alla fitta rete di contrabbando di armi tra Yemen e l'Arabia Saudita stessa.Fronteggiare l'ISIS dovrebbe pertanto essere la priorità del governo saudita, non per fare un favore a Washington, né tantomeno a Tehran, ma per mettere in sicurezza la propria stessa posizione. Un'azione concreta contro il gruppo sunnita ridurrebbe l’ormai acclarata tensione con gli USA, conterrebbe la propensione iraniana a porsi come valido interlocutore per gli USA, vista l’involuzione dei rapporti tra Washington e Riyadh, rinforzerebbe la posizione degli alleati sostenuti in Siria e probabilmente porterebbe all'acquisto di una posizione di buona contrattazione, in caso si dovesse decidere il futuro dell'Iraq, qualora Al Maliki venisse estromesso(5). La chiave di volta saudita contro ISIS in Iraq non dovrebbe essere quella di respingere l'azione iraniana, quanto quella di rinchiudere Teheran in un abbraccio mortale, riducendo il suo spazio di manovra e il suo potere negoziale.

1. L’ “Opzione Bosnia” per l’Iraq, che prevedrebbe una tripartizione del Paese tra curdi, sunniti e sciiti, deriva dalla proposta fatta nel 2007 da Biden e Gelb, modellata sugli accordi di Dayton del 1995 sulla Bosnia Herzegovina. A Riyadh c’è chi vede questa soluzione come il male minore e intermedio, tra il dilagare di ISIS da un lato e la controazione iraniana per tutto l’Iraq (non solo nella regione a preponderanza sciita). Si veda Bernard Gwertzmann, “The Difficult and Probably Only Answer to Iraq and Syria’s Problems”, in DefenseOne, 20/06/2014, The Difficult and Probably Only Answer to Iraq and Syria's Problems - Defense One ; “Un-disentanglement”, America and Iraq, 14/06/2014, in The Economist, America and Iraq: Un-disentanglement | The Economist; Helene Cooper, “Biden plan for 'soft partition' of Iraq gains momentum”, The New York Times,http://www.nytimes.com/2007/07/30/world/americas/30iht-letter.1.6894357.html?_r=1&.

2. Alex Bilger, “ISIS Annual reports reveal a metrics driven-military command”, Institute for the Study of War, 22/05/2014http://www.understandingwar.org/sites/default/files/ISWBackgrounder_ISIS_Annual_Reports_0.pdf

3. Su presenza possibile di intelligence saudita a Mosul, si veda Nuwar Faqie, “150 Saudi Intelligence Commanders Come to Mosul”, in Basnews, 150 Saudi Intelligence Commanders Come to Mosul | BAS NEWS. Su possibili abboccamenti tra curdi e ISIS, si veda Stratriks: “ISIS Proposes Truce to Kurdish Peshmerga South of Kirkuk”, ISIS Proposes Truce to Kurdish Peshmerga South of Kirkuk | StratRisks; Abigail Hauslohner, “ISIS recruits Kurdish youths, creating a potential new risk in a peaceful part of Iraq”, in The Washington Post, ISIS recruits Kurdish youths, creating a potential new risk in a peaceful part of Iraq - The Washington Post.

4. Possibile rapporto AQAP-ISIS: Theodore Karasik, “Is ISIS bigger than al-Qaeda?”, in Al Arabiya,http://english.alarabiya.net/en/views/news/middle-east/2014/05/11/Is-ISIS-bigger-than-al-Qaeda-.html; su possibile sostegno di Maamoun Hatem a ISIS si veda anche Abu Bakr Al Yamani, “AQAP leader's support for disavowed al-Qaeda faction hints at divisions”, in Al Shorfa, AQAP leader's support for disavowed al-Qaeda faction hints at divisions | Al-Shorfa

5. Vedasi anche Nawaf bin Saud, “Saudi Arabia Will Go It Alone”, in International New York Times,http://www.nytimes.com/2013/12/18/opinion/saudi-arabia-will-go-it-alone.html.

Stefano Lupo è Research Fellow presso IranProgress

Martedì, 1 Luglio, 2014

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lisis-e-un-problema-anche-i-sauditi-10818

Modificato da EC2277
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Questo è quello che succede quando i potenti giocano a Risiko col mondo.

Solo che le "pedine" han le loro teste, che non sempre ragionano come il "giocatore" vorrebbe.

Statisticamente, il 98% dei ragazzi nel mondo ha provato a fumare qualsiasi cosa. Se sei fra il 2%, copia e incolla questa frase nella tua firma

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Il problema e' che gli americani non possono permettere che iraniani e russi salvino l' iraq da soli. Ma non vogliono neppure altri coinvolgimenti.

non dimentichiamo che assad, sia pure lentamente, sta vincendo anche contro l'isis.

Archepensevoli spanciasentire Socing.

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Il problema e' che gli americani non possono permettere che iraniani e russi salvino l' iraq da soli. Ma non vogliono neppure altri coinvolgimenti.

non dimentichiamo che assad, sia pure lentamente, sta vincendo anche contro l'isis.

l'ISIS si è riversato in irak proprio perchè assad li sta cacciando a calci dalla siria.. e anche i curdi non sono da meno, a quanto pare controllano saldamente i loro territori :) a tal proposito, chissà come la turchia reagirà alla costituzione quasi certa IMHO di uno stato curdo indipendente nato dall'unione dei territori siriani e irakeni a maggioranza etnica curda ... ma questo sarà un problema futuro :)

riguardo all'articolo postato da EC, ammettendo che i sauditi abbiano capito di aver fatto una cazzata ad appoggiare l'ISIS, resta il fatto che abbiamo a che fare con gente che non dico la pensa uguale ma quasi....forse il re saudita imporrà il cambio di rotta per convenienza, ma la popolazione saudita? :) tutti i privati che hanno e continuano IMHO a finanziare la Jihad?

Alfa Romeo Giulietta, 1.4 TBI Multiair 170 CV Exclusive (2013)

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La rimoziome del capo dei servizi segreti sauditi e' stata vista in questo senso. Gli appoggi dei privati possono essere scoraggiati, soprattutto in uno stato a conduzione familiare come l'arabia saudita.

piuttoato, mi ha fatto impressione come si siano comprati dei irbm cinesi. Non roba modernissima, ma ora hanno un'arma in grado di colpire teheran e tel aviv. E si vocifera di visite in nord corea...

Archepensevoli spanciasentire Socing.

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Guest EC2277

Io ho l'impressione che i sauditi avessero intenzione di sfruttare l'ISIS ed altre organizzazioni estremistiche simili per destabilizzare quegli stati capaci di controbilanciare la loro influenza nell'area, più che per il desiderio di vedere la nascita di un califfato musulmano in Siria ed/o Irak. Però si sono accorti che l'ISIS non è gestibile e se gli si da la possibilità di espandersi, radicarsi sul territorio e costituire uno stato vero e proprio, prima o poi anche l'Arabia Saudita diventerà un bersaglio dell'ISIS stessa.

Modificato da EC2277
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Questo è quello che succede quando i potenti giocano a Risiko col mondo.

Solo che le "pedine" han le loro teste, che non sempre ragionano come il "giocatore" vorrebbe.

:mrgreen:

Io ho l'impressione che i sauditi avessero intenzione di sfruttare l'ISIS ed altre organizzazioni estremistiche simili per destabilizzare quegli stati capaci di controbilanciare la loro influenza nell'area, più che per il desiderio di vedere la nascita di un califfato musulmano in Siria ed/o Irak. Però si sono accorti che l'ISIS non è gestibile e se gli si da la possibilità di espandersi, radicarsi sul territorio e costituire uno stato vero e proprio, prima o poi anche l'Arabia Saudita diventerà un bersaglio dell'ISIS stessa.

È l'ISIS che fa come le pare, non decide mica solo l'Arabia Saudita. Medita bene su quello che ha scritto l'utente Sandro qua sopra.

D'altronde, quando ci si lega a qualcuno pagando, bisogna sempre tenere presente possono pagare anche altri...

già Zarathustra

"la 4C sarà un trabiccolo per incompetenti" (Ipse dixit)

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e ricordiamoci che pagare non significa controllare :)

io posso darti un aiuto per combattere un comune nemico, ma ciò non significa che:

a) sei mio amico (a dispetto del detto "il nemico del mio nemico è mio amico" che non funziona, non ha mai funzionato e mai funzionerà)

B) sei sotto il mio controllo

c) un giorno non diventerai mio nemico

e puntualmente, la storia tende a ripetersi...

Alfa Romeo Giulietta, 1.4 TBI Multiair 170 CV Exclusive (2013)

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Guest EC2277
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È l'ISIS che fa come le pare, non decide mica solo l'Arabia Saudita. Medita bene su quello che ha scritto l'utente Sandro qua sopra.

D'altronde, quando ci si lega a qualcuno pagando, bisogna sempre tenere presente possono pagare anche altri...

Grazie per la puntualizzazione, che oserei definire lapalissiana.

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:mrgreen:

È l'ISIS che fa come le pare, non decide mica solo l'Arabia Saudita. Medita bene su quello che ha scritto l'utente Sandro qua sopra.

D'altronde, quando ci si lega a qualcuno pagando, bisogna sempre tenere presente possono pagare anche altri...

M'hai fatto ricordare i nostri capitani di ventura del XV-XVI secolo: gente (troppo) ben pagata per far la guerra, voltagabbana di professione, fino ad arrivare a battaglie senza caduti (o morti per errore o incidente). Dovettero passare i lanzichenecchi per fare "pulizia".

In tempi recenti, il foraggiamento USA ai ribelli afghani s'è ritorto contro di loro.

Ecco cosa succede a dar credito a chi, in realtà, ti considera Satana: sei usato da chi credi di usare.

Statisticamente, il 98% dei ragazzi nel mondo ha provato a fumare qualsiasi cosa. Se sei fra il 2%, copia e incolla questa frase nella tua firma

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