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Gm venderà Opel a Magna ? [era: FIAT acquisterà OPEL?]


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articolo che ben riassume la vicenda e gli aspetti correlati (da corriere.it)

L’entrata a gamba tesa dello Stato nella partita mondiale per Opel

Quella sull’Opel è stata un’asta impropria, con un venditore formale tecnicamente fallito, la Ge neral Motors, e un venditore reale, il governo tedesco, che con gli aiu ti promessi al compratore si propo ne come il principale azionista de facto del gruppo di Russelsheim. È un segno dei tempi, la novità di una recessione globale nel corso della quale si sta creando un luogo intermedio tra economia di mercato ed economia non profit: un’area grigia, o rosa a seconda delle preferenze ideologiche, dove fioriscono opportunità inedite che richiedono un pensiero nuovo.

A questa prova la Fiat si è presentata senza un vero appoggio del governo e con affidamenti generici delle banche italiane, due mancanze tanto più decisive ove si guardi al merito di credito di Torino tuttora inferiore a quello degli altri big europei dell’auto come dimostrano i credit default swaps Fiat a 5 anni sui quali si pagano 600 punti base oltre il tasso di riferimento contro i meno di 200 di Peugeot, Daimler e Bmw e i poco più di 300 di Renault. La rivale Magna, invece, aveva il sostegno azionario dell’oligarca russo Oleg Deripaska, peraltro in difficoltà, e della banca statale Sberbank che risponde al premier Vladimir Putin, una linea di credito di 4 miliardi di euro deliberata da Commerzbank e la consulenza dell’ex cancelliere Gerard Schröder, il leader socialdemocratico che ha consentito la Grande Coalizione guidata da Angela Merkel.

Nella campagna di Germania, la Fiat ha proposto la sua offerta come un’iniziativa tutta imprenditoriale contro un’altra influenzata dalla politica. Ma quanto può piacere al Financial Times non è detto convinca la Deutschland Ag, che ha un’altra cultura e riconosce un ruolo istituzionale ai sindacati. Del resto, senza i governi che a torto o a ragione, negli Usa come in Germania, hanno deciso di evitare il fallimento di storici marchi dell’automobile, Sergio Marchionne non avrebbe mai potuto nemmeno sognare il gruppo da 6 milioni di macchine del quale tanto si è parlato: Chrysler sarebbe andata fallita e così Gm con tutte le sue province europee e sudamericane; le loro attività sarebbero state vendute al meglio. È la politica che ha creato l’occasione di una crescita ad alto rischio ma senza esborsi di capitale di rischio, quanto meno all’inizio: opportunità particolare nel momento in cui la debt economy è considerata la madre di ogni vizio.

I governi sono interlocutori da capire e da prendere anche più sul serio dei fondi speculativi che fanno oscillare le quotazioni dei titoli. La politica serve interessi più articolati, delicati e importanti. Non è uno scandalo ma un fatto logico e prevedibile che il governo tedesco si attenda dal suo investimento un ritorno sociale. E forse avrebbe giovato un’attenzione più forte alle posizioni del sindacato Ig Metall, in partenza scettico sulla Fiat per il timore delle evidenti sovrapposizioni produttive: un centro di potere da convincere con pazienza, visto che in Germania vige il regime della codecisione tra capitale e lavoro. Così come è logico che, impiegando i denari dei contribuenti, Berlino coltivi anche disegni di politica estera nell’interesse generale del Paese. In questo quadro la Russia, principale fornitore di gas e grande partner commerciale dell’economia tedesca, è un soggetto concorrente che non si emargina lamentando l’«intromissione della politica», ma proponendo convenienze alternative. E non deve nemmeno stupire se la Casa Bianca abbia prima sostenuto Marchionne in Chrysler, consolidandone la straordinaria reputazione, e poi abbia lasciato Gm concludere con Magna per evitare che una Fiat troppo forte dia noia alle fabbriche americane di Gm dove sono occupati altri blue collar da proteggere.

Il governo italiano, privo di risorse da mettere in gioco e anch’esso dipendente da Mosca per il gas, si è preoccupato soprattutto della sorte degli stabilimenti Fiat di Termini Imerese e Pomigliano d’Arco. Ora, se è vero che giudicava corretto il progetto espansionistico di Marchionne quale precondizione per dare un futuro alla Fiat Auto, il governo deve sperare che l’amministratore delegato della Fiat non lasci l’Auto sola con il 20% della Chrysler. E fare tesoro dell’esperienza, magari per portare a casa la Gm sudamericana o, chissà, tornare in gioco sulla Opel ai tempi supplementari. Ma in generale gli altri possibili partner ai quali la Fiat aveva guardato in passato o dai quali era stata guardata — parliamo di Psa-Citroën e di Bmw— hanno una stazza tale che difficilmente potrà essere dato a Torino un ruolo aggregante.

Massimo Mucchetti

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incredibile........pur di non darla agli italiani preferiscono darla ad un gruppo che non è mai stato un marchio automobilistico ma solo produttore per terzi. Sper orealmente di vedere Opel fallita in pochi mesi.............

Non credo che non volessero darla agli italiani, l´hanno data semplicemente a chi aveva i soldi.

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Non credo che non volessero darla agli italiani, l´hanno data semplicemente a chi aveva i soldi.

Quoto, a parte motivazioni nazionalistiche, politiche (elezioni imminenti), ecc., il problema della Fiat è stato che qui (come per Chrysler) non portava soldi. Ma se nel caso degli americani non c'era nessuna alternativa, e la scusa delle tecnologie per le auto piccole ed ecologiche, qui queste motivazioni erano meno influenti.

Ad ogni modo continua a non essermi chiaro perchè la Fiat si sia ritirata, come si vorrebbe far credere, solo per non venire incontro alla richiesta dei 300 milioni. Certo, non sono noccioline, ma evidentemente in Fiat non c'era la volontà di investire soldi propri.

"All truth passes through three stages. First, it is ridiculed, second it is violently opposed, and third, it is accepted as self-evident." (Arthur Schopenhauer)

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Come si suol dire per fare la guerra ci vogliono le munizioni.

In questo caso le munizioni sono i soldi russi.

Diciamo che hanno preferito l'uovo oggi che la gallina domani.

Avranno da divertirsi i tedeschi con i russi.

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L'incredibile è sperare che una azienda fallisca e migliaia di lavoratori perdano il posto solo per un assurso sentimento nazionalistico.

Si fa molta tristezza questa cosa. Non pensare al danno economico, alle conseguenze per tutti i dipendenti del gruppo. Certo qualcuno verrà fuori dicendo "gli operai Opel se la sono voluta".... Perchè, tu vai tutti i giorni in fabbrica con loro e sai veramente cosa vogliono e cosa pensano? O sai soltanto quello che i media vogliono farti sapere? E poi se anche la maggioranza dagli operai OPel volesse Magna è una colpa o magari è solo che sono stati pilotati dalla stampa e dai sindacati? Non si scherza con i posti di lavoro non è un gioco,sono migliaia di famiglie che improvvisamente non hanno più i soldi per vivere.

Mi era stato detto che l' addomesticamento con i gatti è molto difficile. Non è vero. Il mio mi ha addomesticato in un paio di giorni.

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Ma se Fiat acquistasse Saab non avrebbe i diritti per costruire le auto sul pianale Epsilon II di GM attualmente utilizzato da Insignia dato che 9-5 arriverà sul mercato su tale base ed è prevista anche la 9-3?

In questo modo Fiat uscirebbe dalla porta e rientrerebbe dalla finestra e sarebbe pronta nel caso Magna-Opel andasse con le gambe all'aria....

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Il mio sito "Gruppo Hainz": http://www.gruppohainz.it - I miei articoli su Automotivespace http://www.automotivespace.it/author/enzo/ - E quando ci sarà il nuovo sito di Autopareri anche su http://www.autopareri.com - I video del salone di Ginevra 2012 http://www.youtube.com/playlist?list=PL7CA738888644DB9

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Lo stabilimento di Tychy (motori) fà parte degli asset venduti a Opel? E l'utilizzo del 1,3 mjet, soprattutto nella versione Multijet II da 95cv, sarà garantita a Opel dato che tale tecnologia è Fiat?

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