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  1. Ultima ora

  2. Non doveva esserci il divanetto in un unico pezzo?
  3. La velocità, nel motorsport, non è un concetto unico. C’è la punta massima raggiunta su un rettilineo, la media sul giro, la velocità mantenuta su un ovale e quella registrata al termine di un’accelerazione di pochi secondi. Per questo confrontare Formula 1, MotoGP, IndyCar, NASCAR, endurance, drag racing e altre discipline professionistiche che ricevono grande attenzione mediatica, anche tramite le quote dei portali autorizzati, come ad esempio Marathonbet, Eurobet o Snai, significa mettere fianco a fianco discipline molto diverse, nelle quali il dato puro dei chilometri orari racconta solo una parte della storia. Alcuni primati resistono da decenni perché i regolamenti hanno reso impossibile riprodurre le stesse condizioni. Altri, invece, continuano a essere aggiornati grazie all’evoluzione di motori, aerodinamica, pneumatici e materiali. Ecco alcuni dei record di velocità più significativi mai registrati nel motorsport professionistico, considerando competizioni e sessioni ufficiali e distinguendoli dai tentativi di land speed record effettuati con veicoli costruiti esclusivamente per battere un primato. Drag racing: Shawn Langdon e la barriera dei 555 km/hSe si considera esclusivamente la velocità massima raggiunta all’interno di una disciplina professionistica, il drag racing occupa un territorio quasi a parte. Le monoposto Top Fuel della NHRA non devono affrontare curve, gestire pneumatici per decine di giri o trovare un compromesso aerodinamico: sono progettate per accelerare nel modo più violento possibile lungo un tratto rettilineo. Nel maggio 2026 Shawn Langdon ha portato il proprio Top Fuel a 345 miglia orarie, pari a circa 555,2 km/h, durante le qualifiche dei Southern Nationals al South Georgia Motorsports Park. La NHRA ha definito quella prestazione il passaggio più veloce della propria storia, superiore al precedente primato di 343,51 mph stabilito da Brittany Force nel 2025. La cifra assume un significato ancora maggiore considerando che i Top Fuel raggiungono queste velocità su una distanza di appena 1.000 piedi, poco più di 300 metri. È quindi un record difficilmente confrontabile in modo diretto con quelli della Formula 1 o dell’IndyCar, ma rappresenta bene il limite raggiunto dalle competizioni professionistiche quando l’obiettivo principale diventa l’accelerazione pura. IndyCar, Gil de Ferran e i 388 km/h sul giroUno dei record più straordinari ottenuti su un circuito chiuso appartiene invece a Gil de Ferran. Nell’ottobre del 2000, durante le qualifiche sul California Speedway di Fontana, il brasiliano completò un giro alla media di 241,428 mph, circa 388,5 km/h. INDYCAR ricorda ancora quella prestazione come il record mondiale di velocità media su un giro di circuito chiuso. De Ferran era al volante di una Reynard-Honda del Team Penske, in un’epoca nella quale le monoposto CART sviluppavano potenze elevatissime e gli ovali permettevano configurazioni aerodinamiche estremamente scariche. Qui la differenza rispetto a molti altri primati è sostanziale: non stiamo parlando di un picco raggiunto per qualche istante, ma della media dell’intero giro. Significa che la vettura ha percorso anche le curve dell’ovale a velocità prossime ai 400 km/h. Non sorprende che i regolamenti successivi abbiano progressivamente ridotto certe prestazioni. Velocità di questo livello, soprattutto sugli ovali, portano infatti enormi carichi sul pilota e lasciano margini estremamente ridotti in caso di incidente. Indianapolis 500: il record quasi intoccabile di Arie LuyendykSempre negli Stati Uniti esiste un altro primato diventato leggendario. Durante le prove della Indianapolis 500 del 1996, Arie Luyendyk completò un giro dell’Indianapolis Motor Speedway a 237,498 mph, cioè circa 382,2 km/h di media. Il dato ufficialmente riconosciuto per una sequenza completa di qualificazione è altrettanto impressionante: quattro giri alla media di 236,986 mph, circa 381,4 km/h. A distanza di trent’anni, INDYCAR continua a indicare quelle prestazioni come i record dell’Indianapolis Motor Speedway. Luyendyk andò ancora più forte in una sessione di prove del 1996, toccando una media sul giro di 239,260 mph, ma il valore più significativo dal punto di vista delle qualifiche rimane quello di 237,498 mph. La particolarità di Indianapolis è proprio questa: la velocità non viene raggiunta su un unico rettilineo. Il pilota deve affrontare per quattro volte le quattro curve dell’ovale mantenendo un’accelerazione quasi continua. Il record è quindi tanto una dimostrazione di potenza quanto di stabilità aerodinamica. Formula 1: Bottas e i 378 km/h di BakuNel mondo della Formula 1 il valore più citato quando si parla di velocità di punta appartiene a Valtteri Bottas. Nel weekend del Gran Premio d’Europa 2016 a Baku, la Williams raggiunse circa 378 km/h sul lunghissimo tratto veloce del circuito cittadino azero. La stessa Formula 1 ha riportato il dato attraverso le parole dell’allora responsabile delle performance Williams Rob Smedley, sottolineando però un aspetto fondamentale: si trattò di una velocità registrata durante una sessione di prove e favorita da una configurazione particolarmente scarica. Baku rappresenta quasi il circuito ideale per cercare la massima velocità di una F1. Dopo il tratto tortuoso della città vecchia, infatti, le monoposto affrontano una lunga sequenza praticamente a pieno gas prima della linea del traguardo. Questo primato mostra anche perché la Formula 1 non insegua necessariamente la velocità massima. Una vettura capace di raggiungere qualche chilometro orario in più sul rettilineo può essere complessivamente più lenta se perde troppo carico aerodinamico nelle curve. Il vero obiettivo resta il tempo sul giro. Hamilton a Monza: il giro più veloce della Formula 1Quando si passa dalla velocità di punta alla velocità media, emerge inevitabilmente Monza. Durante le qualifiche del Gran Premio d’Italia 2020 Lewis Hamilton conquistò la pole position con un giro in 1'18"887, completato alla media di 264,362 km/h. Formula 1 lo indicò come il giro più veloce mai realizzato nella storia del campionato in termini di velocità media. Il dato aiuta a capire la differenza fra una F1 e le vetture da ovale. Hamilton non poteva semplicemente tenere l’acceleratore aperto: doveva affrontare le varianti di Monza, le due curve di Lesmo, l’Ascari e la Parabolica. La Mercedes W11 del 2020 riusciva però a combinare una straordinaria efficienza aerodinamica con una power unit estremamente potente. È uno dei casi nei quali il tempo sul giro dice probabilmente più della semplice velocità di punta. Le Mans e i 405 km/h della WM-PeugeotTra i record storici più affascinanti c’è quello ottenuto alla 24 Ore di Le Mans nel 1988. Roger Dorchy raggiunse 405 km/h sul rettilineo di Hunaudières al volante della WM P88 motorizzata Peugeot. L’organizzazione della 24 Ore indica ancora quella velocità come il massimo raggiunto sul circuito. Il contesto è fondamentale. All’epoca il rettilineo di Hunaudières era ancora sostanzialmente ininterrotto per diversi chilometri. Dal 1990 vennero introdotte due chicane, rendendo impossibile replicare quelle condizioni. La WM aveva inoltre sviluppato la P88 con un obiettivo molto particolare: raggiungere i 400 km/h a Le Mans. Il progetto sacrificava parte della competitività generale pur di ottenere una velocità straordinaria sul rettilineo. La vettura non vinse la gara, ma riuscì nell’impresa che l’aveva resa celebre. MotoGP: Jorge Martin porta il limite a 368,6 km/hAnche le motociclette hanno ormai raggiunto velocità che fino a pochi anni fa sembravano difficili da immaginare. Il primato assoluto della MotoGP è stato stabilito da Jorge Martin, che con l’Aprilia RS-GP ha raggiunto 368,6 km/h durante la FP2 del Gran Premio d’Italia 2026 al Mugello. Il precedente record era di 366,1 km/h, raggiunto da Brad Binder nel 2023 e successivamente eguagliato da Pol Espargaro nel 2024. Non è casuale che praticamente tutti i valori più elevati nella storia recente della MotoGP siano stati registrati al Mugello. Il rettilineo principale misura oltre un chilometro e viene affrontato dopo l’uscita dalla Bucine, permettendo alle moto di accelerare fino alla frenata della San Donato. A rendere impressionante il dato è soprattutto il fatto che il pilota non sia protetto da una cellula di sicurezza come quella di una monoposto. A quasi 370 km/h, piccoli movimenti del corpo, vento, scia e aerodinamica della moto assumono un peso enorme. NASCAR: Bill Elliott e un record figlio di un’altra epocaUn altro primato che il tempo ha trasformato in un pezzo di storia appartiene a Bill Elliott. Nel 1987, durante le qualifiche a Talladega, il pilota statunitense raggiunse una media sul giro di 212,809 mph, circa 342,5 km/h. La NASCAR continua a riportarlo come il record di qualificazione della pista. Pochi mesi dopo, una serie di incidenti e le crescenti preoccupazioni per la sicurezza portarono alla riduzione delle prestazioni sui superspeedway attraverso limitazioni tecniche. Le moderne vetture NASCAR sono quindi deliberatamente impedite dal raggiungere le stesse velocità. È uno dei migliori esempi di come i record nel motorsport non seguano necessariamente una progressione continua. Una vettura più moderna può essere tecnologicamente superiore e allo stesso tempo risultare più lenta sul rettilineo perché costruita secondo regolamenti diversi. Perché il record più alto non identifica necessariamente il mezzo più veloceCosì come una macchina da salone di esposizione non è per forza più bella di una vettura da corsa, Mettere in fila questi numeri produce una classifica spettacolare: oltre 555 km/h per un Top Fuel NHRA, quasi 389 km/h di media per Gil de Ferran a Fontana, 405 km/h a Le Mans, circa 378 km/h per una Formula 1 e 368,6 km/h per una MotoGP. Ma stabilire quale sia realmente il mezzo “più veloce” ha poco senso senza considerare il contesto. Un dragster domina in accelerazione, ma non potrebbe affrontare un circuito tradizionale. Una IndyCar configurata per un superspeedway mantiene velocità medie enormi grazie alle curve sopraelevate. Una Formula 1 sacrifica qualche chilometro orario di punta per produrre un carico aerodinamico che le permette di affrontare curve ad altissima velocità. Una MotoGP deve raggiungere prestazioni analoghe disponendo soltanto di due ruote e di un’area di contatto con l’asfalto estremamente ridotta. È proprio questa diversità a rendere affascinanti i record del motorsport. I numeri raccontano fin dove piloti e ingegneri siano riusciti a spingersi, ma soprattutto raccontano come ci siano riusciti. E spesso i primati più difficili da superare non sono quelli ottenuti con la tecnologia più recente, bensì quelli nati in epoche regolamentari che non torneranno più.
  4. Se la scelta è fra Octavia e una Dacia, tutta la vita Octavia Farei comunque un giro anche sul Captur o, in mancanza di spazio, sulla sorella Symbioz
  5. Valuta bene Tesla Come full hybrid a 7 posti dovrebbe esserci CR-V, ma non so se ti piace, oppure una Volvo
  6. Mi fa piacere, se non chiudono DS, non chiuderanno Lancia.
  7. Oggi

  8. Sarebbe un'idea troppo furba.... Tra l'altro noto solo ora che anche la versione Fiat ha finalmente una mascherina degna di questo nome....
  9. Anche DS Automobiles porterà al Salone di Parigi una concept car! Comunicato stampa Via DS Automobile.
  10. Ho notato il titolo del thread e per sbaglio ho letto 2027. Ho pensato, finalmente Tesla produce un nuovo modello. Poi mi sono reso conto che invece si parla di un concept del 2017. Questo si che e' un thread da chiudere....
  11. https://greenmove.hwupgrade.it/news/auto-elettriche/tesla-rinvia-ancora-la-roadster-2-colpa-del-maltempo-in-texas-forse_159859.html
  12. Non c'è niente di travagliato, ha presentato delle specifiche che sembravano aliene all'epoca e lo erano perché semplicemente non potevano esistere, ha incassato gli anticipi e ora la macchina sarà commercializzata con una scheda tecnica che qualsiasi cinese potrebbe produrti. Ho una parola in mente ma non è "travaglio"
  13. la dimostrazione che dietro c'è semplicemente una mente malata che detta piani e tempi ... questo può comportare dei vantaggi evidenti come rapidità nell'agire ma può comportare fdm epiche come questa... la cosa più scandalosa è l'aver trattenuto una sostanziosa caparra per 9 anni per poi arrivare sul mercato con un prodotto che in comune con l'originale avrà solo il nome
  14. *cries in Alfa Romeo Milano
  15. comunque ripensavo alla genesi travagliata di questo modello... 9 anni dalla concept alla presentazione del modello di serie... penso sia praticamente un record...
  16. Il thread ha il focus sugli stabilimenti e non su gamme specifiche presunte o reali! È stata creata un segmentazione degli argomenti nel forum per evitare i calderoni dove si parla di tutto e niente per evitare le notizie concrete si perdano tra mille post che commentano altro. Per cui cerchiamo di rispettare in primis gli utenti e poi l’operato dello staff… GRAZIE
  17. si tratta di un brevetto depositato come fanno tutti che magari non verrà neanche utilizzato, non scadiamo nel ridicolo su.
  18. perché non hanno ancora ufficializzato Imola che si chiamerà GP Abu Dhabi, dell' Emilia Romagna, vicino San Marino ma comunque in Italia quindi del Made in Italy
  19. Vabbé ragazzi… siamo al livello dell’asilo! Non si riesce più a postare qualcosa che può essere interessante, senza che in 2 post non si vada off topic. Se il livello di interesse è questo, il thread va in freezer!
  20. quel mio post dimostra quanto stia seguendo con interesse la F1 quest'anno
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