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la Volga sparisce

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La fabbrica automobilistica Gaz di Nizhni Novgorod non produrrà più la celebre

berlina, per decenni status symbol della nomenklatura rossa

Addio Volga, "non è moderna"

sparisce un simbolo della Russia

di VINCENZO BORGOMEO

La 3103, disponibile anche in versione diesel

Addio Volga: la Gaz di Nizhni Novgorod non produrrà più la celebre berlina, per decenni status symbol della nomenklatura rossa. Motivo? "La vettura non corrisponde più alle realtà moderne", ha spiegato l'oligarca Oleg Deripaska, re dell'alluminio russo, quando ieri a Washington ha annunciato il verdetto di morte per la Volga, in circolazione dal 1956 (il presidente Vladimir Putin ne possiede personalmente una color avorio proprio di quell'anno e a maggio l'ha fatta guidare al presidente americano Gerge W.Bush in visita a Mosca).

"Ci concentreremo nella costruzione di camion, pulmini e veicolo militari", ha sottolineato il magnate che controlla la Gaz dove negli ultimi anni ha pompato 150 milioni di dollari.

Peccato perché fino a qualche mese fa Deripaska accarezzava l'ambizioso progetto di una nuova Volga ma si è reso conto che sarebbe fatica persa: la Gaz non è in grado di sfornare una berlina di classe media che tenga testa in qualità e prezzo a quelle tedesche, francesi e giapponesi.

Ma peccato anche perché la gamma ormai era quasi moderna: a parte la vecchia 3102 (rassegnatevi, le Volga si chiamano solo con criptici numeri, per saperne di più potete consultare la nostra galleria fotografica) era già in vendita la 3111, dal design più moderno e perfino con fari in perfetto stile giapponese. Mentre per i più esigenti c'era anche la 3103, in vendita anche con un motore diesel di 2700 cc da 160 Cv, e la stranissima 3106, una specie di Suv pieno di cromature e con una mascherina gigantesca simil Jaguar. Certo, a ben vedere i motori erano sempre gli stessi asfittici 2000 da 136 Cv (anche se c'erano versioni di 140 e 152 Cv) o gli storici V6 3400 da 207 Cv. Mentre il pianale, design a parte, era sempre lo stesso per tutti i modelli.

Va detto però le Volga avevano un prezzo stracciato in questi ultimi tempi (poco più di settemila dollari) e che comunque vendevano quarantamila 31105 l'anno, con export verso Iraq, Afghanistan, Turchia e Africa Nera.

Non è bastato, comunque. E ora queste berlinone russe sono condannate. Il punto è che a mandare in pensione la pesantissima e lentissima limousine tutta cromature dalle forme americaneggianti prima dei dirigenti Volga sono stati proprio i leader di partito russi che dopo il crollo del sistema sovietico hanno iniziato a viaggiare su Bmw e Mercedes (come biasimarli...).

Anche lì ci fu qualcuno (come in Italia adesso...) che nella seconda metà degli Anni Novanta cercò di imporre di nuovo campanilisticamente la Volga agli alti funzionari dello stato. Era il vicepremier Boris Nemtsov, originario di Nizhni Novgorod, ma la sua idea fu un flop totale.

Fu anche una specie di rifiuto ideologico perché in Russia ai vecchi tempi potevi sapere tutto del proprietario dall'auto che usava: le Volga le usavano i boss del governo, del partito e gli ufficiali del Kgb. Il Politburo del Pcus avevano invece la mastodontica Zil fatta tutta a mano, una specie di Rolls Royce 'made in Ussr'.

Per i ministri esisteva una limousine un pò più piccola e ricca di cromature (la Ciaika). Il terzo livello della nomenklatura - a livello centrale e regionale - viaggiava in Volga, ovviamente con autista. Già da tempo di Zil non se ne costruiscono più e nemmeno di Ciaika (parola che in russo significa gabbiano) ed ecco arrivata oggi al capolinea anche la gloriosa vettura che prende nome dal più lungo fiume d'Europa.

(7 dicembre 2005)

qui la galleria fotografica dell'attuale gamma

http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/speciali/addiovolga2/addiovolga2.html

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Un'altro pezzo di storia automobilistica che và via,ma d'altronde con modelli così vecchi dentro (e anche fuori ricordano le Rover di 10 anni fà),costruiti con materiali scadenti,senza contare la nota fama della qualità degli assemblaggi russi, non è che si poteva andare poi tanto lontano.

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