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Scomparso Giannini

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Addio a Giannini, il “carrozziere" dei sogni

È scomparso a 75 anni. Dalla sua azienda alla Magliana le vetture elaborate che divennero un mito

di MARCO DE MARTINO

IL GUAIO di una morte è che ti fanno credere che il mondo non sarà più lo stesso senza di te, e non è vero. Ma nel caso di Franco Giannini, il carrozziere dei sogni, il mondo romano dei motori perde davvero qualcosa di importante. La morte, del resto, è una delle poche cose che ancora riesce a riportarci alla vita, e infatti eccoci improvvisamente a pensare a quelle Fiat 500 con motore potenziato a 648 cc, con le strisce davanti, il cofano posteriore aperto, lo scarico cromato, le ruote larghe e le trombe di un tir. Rombavano e vincevano negli anni anni Sessanta, quelle scatolette; gli anni del benessere e del grande boom italiano, mito finale di un’azienda particolare per automobili speciali fondata a Roma negli anni Venti dal papà Domenico, uno con le bielle e i pistoni nel sangue. Indimenticabile la versione Montecarlo; e prima ancora la cattivissima 600 Gruppo 2 con la quale nei gentleman driver romani scoppiò la febbre del turismo da corsa. Il motore faceva il rumore d’aeroplano; la macchina stava incollata per terra. E tutto il resto andava a farsi friggere. A via Veneto ai tempi della Dolce Vita si osservava il passaggio delle Ferrari e delle 500 Giannini.

Franco Giannini aveva 75 anni, si era sposato presto ed aveva avuto quattro figli. I primi risultati del papà erano stati con una Itala nella Mille Miglia del 1927, anche se il vero lancio dell’azienda c’era stato nel 1938 quando la Topolino con motore Giannini aveva ottenuto dodici primati a Monza. Con Franco sul ponte di comando, la Giannini aveva proseguito l’accordo con la Fiat e una vettura uscita direttamente dalla fabbrica romana, il celebre «bisiluro Nardi», era addirittura riuscita ad imporsi alla 24 Ore di Le Mans del 1952. Nel momento più luminoso, la fabbrica in via Idrovore della Magliana era riuscita a sfornare oltre quindicimila 500 Giannini in versione stradale ed almeno altre diecimila vetture elaborate su modelli Fiat con le varie 850, 126, 128, Panda, Ritmo, Regata e Uno. Alcuni riuscitissimi, altri meno, certo tutti molto appariscenti, comunque clamorosamente diversi dal resto. Tutto filò bene nel tempo felice, tutto cominciò ad andare a rotoli quando finì il boom e la recessione spazzò via la spensieratezza e il benessere. Arrivarono i litigi in famiglia col fratello, le incomprensioni, l’ascesa dei grandi carrozzieri del Nord. Rimase così solo il fenomeno romano. Sempre piccolo e sempre più straordinario, nel suo genere.

Franco Giannini lasciò poi l’azienda e al salone di Torino del 1970 si presentò con un nuovo marchio, Otas, che finì presto. Si ritirò così in Piemonte dove è morto ieri. Pronto fino all’ultimo a girare da qualche parte, come sempre, stavolta per sempre. Con l’anima in un motore elaborato.

da ilmessaggero.it di oggi

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