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Il futuro dei siti produttivi Stellantis


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ma chi di voi è consigliere privato e personale di Marchionne?

no, perchè date per certo che FIAT voglia svincolare la sua produzione dall'Italia, che voglia chiudere tutti gli stabilimenti, che qui, che la.. questo è terrorismo e basta!

Il termine "terrorismo" indica ben altre cose (Terrorismo - Wikipedia), quindi evita di usarlo per esprimere (legittimamente) il tuo dissenso ;).

se ci atteniamo ai fatti, il progetto Fabbrica Italia (sia marketing o no, non siamo noi a stabilirlo) prevede un aumento della produzione e un mare di investimenti in Italia.

che devono essere supportati da una diversa situazione all'interno degli stabilimenti.

e la diversa situazione parte dall'accordo raggiunto per Pomigliano: una razionalizzazione e una rimodernizzazione.

per qualcuno è un insulto all'ordinamento sociale vigente (FIOM in primis)

per qualcun altro è un tentativo di ammodernare il sistema produttivo, e in particolare quello della prima realtà industriale italiana.

se in futuro si dovesse assistere a una integrale smobilitazione del comparto produttivo in italia, beh questo sarebbe solo causato da chi oggi si rifiuta di collaborare e pesta i piedi, sperando in un tornaconto politico.

Atteniamoci ai fatti: Fiat sta abbandonando o investe poco o nulla in segmenti commerciali anche di ampi volumi (B SW, C/D SW, suv, compatti, ecc...) e aggiorna/sostituisce in ritardo i suoi prodotti, col risultato di perdere consistenti quote di mercato; il Product Plan di aprile contiene previsioni di vendita impossibili da realizzare perchè mancano e mancheranno prodotti competitivi in tutti i segmenti cruciali ;). Inoltre Fiat chiuderà Termini Imerese e forse anche Mirafiori, e ogni mese prende di mira un nuovo stabilimento per chiuderlo o per imporre condizioni di lavoro più dure e meno tutelate. Unico importante investimento previsto è il trasferimento di Panda a Pomigliano, vedremo se lo farà davvero o se cambierà idea come al solito.

Si può discutere sul fatto che molti operai di Pomigliano meritassero o meno il relativo piano e più in generale sul comportamento spesso sbagliato di azienda e sindacati e sulle reali finalità, ma alla luce dei fatti che ho esposto e dal comportamento di Marchionne (che ormai vede come il fumo negli occhi gli stabilimenti italiani e le aspettative degli utenti appassionati e non) mi sembra evidente che la sua intenzione sia di produrre all'estero il più possibile. Il progetto Fabbrica Italia è fuffa, marketing, supercazzola prematurata con scappellamento a destra e antani stabilimenti posterdati (Supercazzola - Wikipedia).

"Se passi una vita noiosa e miserabile perché hai ascoltato tua madre, tuo padre, tua sorella, il tuo prete o qualche tizio in tv che ti diceva come farti gli affari tuoi, allora te lo meriti."  Frank Zappa

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se FIAT trovasse conveniente produrre in Italia, produrrebbe in Italia.

ma dato che in Italia è impossibile portare avanti un progetto industriale serio, e FIAT comunque è un'industria, ecco perchè FIAT vuole scappare.

analisi terra terra, ma è così.

se in Italia fosse possibile portare avanti un progetto industriale serio, FIAT se ne starebbe a casa.

dato che non è colpa della FIAT se in Italia la situazione è questa, perchè ci dobbiamo scagliare contro la FIAT?

scagliamoci contro chi è contro il cambiamento piuttosto.

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Se il cambiamento è quello auspicato da Fiat e avallato dai sindacati venduti assieme a certa classe politica io mi schiero decisamente contro. Ma mi schiero anche contro il sindacato che molto spesso difende i comportamenti dei lavoratori negligenti o fancazzisti e difende con i denti lo status quo fregandosene di quella schiera di lavoratori precari senza diritti.

Una seria riforma del mercato del lavoro e del sistema industriale sembra non interessare nessuno, tutti si accapigliano attorno a specchi per le allodole (come il caso dei 3 lavoratori di Melfi) mentre il sistema affonda, invece di guardare al futuro.

"Se passi una vita noiosa e miserabile perché hai ascoltato tua madre, tuo padre, tua sorella, il tuo prete o qualche tizio in tv che ti diceva come farti gli affari tuoi, allora te lo meriti."  Frank Zappa

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Se il cambiamento è quello auspicato da Fiat e avallato dai sindacati venduti assieme a certa classe politica io mi schiero decisamente contro. Ma mi schiero anche contro il sindacato che molto spesso difende i comportamenti dei lavoratori negligenti o fancazzisti e difende con i denti lo status quo fregandosene di quella schiera di lavoratori precari senza diritti.

essere contro tutto e tutti non è molto costruttivo..

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mi pare di cogliere da parte tua un certo pregiudizio nei confonti dell'industria italiana e della parte politica che lo rappresenta..

Che in Italia è un soggetto politcamente inesistente, da sempre e soprattutto oggi, nella chiave in cui lo si legge normalmente.

Basi della politica economica. Liberismo economico vs. sistema accentratore (grossa generalizzazione). Il primo vuole totale libertà dei singoli nellla gestione del patrimonio, e mercati di libero accesso e in concorrenza perfetta. Il secondo vuole più intervento da parte dello Stato per coordinare le scelte, per fini di maggiore equità.

Qui non discuteremo quale ha ragione, ma ne discutiamo il risvolto politico nella storia.

Classicamente si associa il primo ad idee di destra e il secondo a sinistra. E' vero, e lo è stato, ma non da noi.

Nella politica italiana dell'ultimo secolo una destra liberale vera non è MAI esistita, così come il liberismo puro, anglosassone, non si è mai realizzato.

Negli anni della lotta di classe si sono avute da una parte una sinistra deviata su ideali utopici irrealizzabili, tendenti al comunismo puro, mentre dall'altra la destra NON è stata liberale, mai, ma è stata sempre la rappresentazione politica del corporativismo. Che significa spingere non perché siano premiati i migiori, ma perché si mantenga il potere a chi lo ha già. Che a ben guardare è proprio l'opposto del liberismo.

Con la scusa di questo piccolo "buco storico" la destra italiana, specie quella di Berlusconi, si è sempre pubblicizzata come testa di ponte della libera attività economica e della libertà del cittadino, a parole, mentre nei fatti non ha mai perseguito politiche diverse da quell'accentramento socialista che tanto disprezza.

Basti guardare le origini politiche del Duce e di Craxi-Berlusconi.

Io sostengo la necessità di una vera forza liberista e di un'altra socialista seria, e quindi mi indigno nel sentir dire che "la parte politica che rappresenta l'industria italiana" sarebbe la "destra" attuale.

Il sistema corporativo non regge più, è arrivato a consumare tutte le risorse. Quindi l'industria italiana deve decidersi:

- o ammette palesemente di essere sì rappresentata dalla "destra" attuale, e quindi ammette di non seguire principi di concorrenza e liberismo;

- o se ne distacca in modo netto, chiarendo che l'industria segue il mercato e Berlusconi segua pure quello che vuole.

Marchionne, dimostrando di avere davvero l'anima economica americana, ha scelto esplicitamente la seconda strada. Non bacia la mano al Re, e in cambio accetta di non poter tirare il mantello quando servono soldi.

Fiat può andare bene o può fare schifo, ma ultimamente, per la prima volta nella storia della grande industria italiana, lo sta facendo con le proprie gambe, come si conviene che sia.

Per me, a prescindere da tutto, è uno spiraglio di luce nuovo, mai visto in Italia, e di cui c'è un enorme bisogno.

Il problema è che tutto il resto del sistema ha ancora l'inerzia degli ultimi 50 anni. Stato, sindacato, destra, sinistra non sanno nemmeno che lingua parli un liberista, e lo vedono come un alieno (pericoloso oltretutto).

Smettiamola immediatamente di mischiare la "parte politica" attuale con l'idea liberista del mercato, perché sono due cose agli antipodi.

E' un insulto alla scienza economica.

E' un modo di ragionare fuori dalla storia e dalla realtà, perché ci si arpiona a una divisione politica degna degi anni '70 (destra padroni vs. sinistra operai), oltretutto in malafede perché quella destra esiste solo a parole.

Infine, continuare a mischiare le due idee è il modo migliore per confondere le acque e sostenere il sistema mafioso che permea il Paese, a tutti i livelli.

Io sono un liberista, e ho molto più piacere nell'avere a che fare con un socialdemocratico convinto, piuttosto che con questi mafiosi che si professano liberisti.

Modificato da Wilhem275

There's no replacement for displacement.

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Anche tu ti ecciti palpeggiando pezzi di plastica? Perché stare qui a discutere con chi non ti può capire? Esprimi la tua vera passione passando a questo sito!

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wow, tanto di cappello.

Non condivido in toto, diciamo che sono d'accordo all'80%, in ogni caso non posso fare a meno di farti i complimenti per come hai espresso la tua tesi.

Alfiat Bravetta senza pomello con 170 cavalli asmatici che vanno a broda; pack "Terrone Protervo" (by Cosimo) contro lo sguardo da triglia. Questa è la "culona".

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Che in Italia è un soggetto politcamente inesistente, da sempre e soprattutto oggi, nella chiave in cui lo si legge normalmente.

Basi della politica economica. Liberismo economico vs. sistema accentratore (grossa generalizzazione). Il primo vuole totale libertà dei singoli nellla gestione del patrimonio, e mercati di libero accesso e in concorrenza perfetta. Il secondo vuole più intervento da parte dello Stato per coordinare le scelte, per fini di maggiore equità.

Qui non discuteremo quale ha ragione, ma ne discutiamo il risvolto politico nella storia.

Classicamente si associa il primo ad idee di destra e il secondo a sinistra. E' vero, e lo è stato, ma non da noi.

Nella politica italiana dell'ultimo secolo una destra liberale vera non è MAI esistita, così come il liberismo puro, anglosassone, non si è mai realizzato.

Negli anni della lotta di classe si sono avute da una parte una sinistra deviata su ideali utopici irrealizzabili, tendenti al comunismo puro, mentre dall'altra la destra NON è stata liberale, mai, ma è stata sempre la rappresentazione politica del corporativismo. Che significa spingere non perché siano premiati i migiori, ma perché si mantenga il potere a chi lo ha già. Che a ben guardare è proprio l'opposto del liberismo.

Con la scusa di questo piccolo "buco storico" la destra italiana, specie quella di Berlusconi, si è sempre pubblicizzata come testa di ponte della libera attività economica e della libertà del cittadino, a parole, mentre nei fatti non ha mai perseguito politiche diverse da quell'accentramento socialista che tanto disprezza.

Basti guardare le origini politiche del Duce e di Craxi-Berlusconi.

Io sostengo la necessità di una vera forza liberista e di un'altra socialista seria, e quindi mi indigno nel sentir dire che "la parte politica che rappresenta l'industria italiana" sarebbe la "destra" attuale.

Il sistema corporativo non regge più, è arrivato a consumare tutte le risorse. Quindi l'industria italiana deve decidersi:

- o ammette palesemente di essere sì rappresentata dalla "destra" attuale, e quindi ammette di non seguire principi di concorrenza e liberismo;

- o se ne distacca in modo netto, chiarendo che l'industria segue il mercato e Berlusconi segua pure quello che vuole.

Marchionne, dimostrando di avere davvero l'anima economica americana, ha scelto esplicitamente la seconda strada. Non bacia la mano al Re, e in cambio accetta di non poter tirare il mantello quando servono soldi.

Fiat può andare bene o può fare schifo, ma ultimamente, per la prima volta nella storia della grande industria italiana, lo sta facendo con le proprie gambe, come si conviene che sia.

Per me, a prescindere da tutto, è uno spiraglio di luce nuovo, mai visto in Italia, e di cui c'è un enorme bisogno.

Il problema è che tutto il resto del sistema ha ancora l'inerzia degli ultimi 50 anni. Stato, sindacato, destra, sinistra non sanno nemmeno che lingua parli un liberista, e lo vedono come un alieno (pericoloso oltretutto).

Smettiamola immediatamente di mischiare la "parte politica" attuale con l'idea liberista del mercato, perché sono due cose agli antipodi.

E' un insulto alla scienza economica.

E' un modo di ragionare fuori dalla storia e dalla realtà, perché ci si arpiona a una divisione politica degna degi anni '70 (destra padroni vs. sinistra operai), oltretutto in malafede perché quella destra esiste solo a parole.

Infine, continuare a mischiare le due idee è il modo migliore per confondere le acque e sostenere il sistema mafioso che permea il Paese, a tutti i livelli.

Io sono un liberista, e ho molto più piacere nell'avere a che fare con un socialdemocratico convinto, piuttosto che con questi mafiosi che si professano liberisti.

:agree::idol::idol:

ottima analisi, che condivido in pieno!

"post fata resurgam." (cit.)

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Se la parte che non condividete è considerare Marchionne il santo Messia del liberismo italiano, che sarà sempre rettissimo e mai inciucerà, beh, ho semplificato un po'... :)

There's no replacement for displacement.

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Anche tu ti ecciti palpeggiando pezzi di plastica? Perché stare qui a discutere con chi non ti può capire? Esprimi la tua vera passione passando a questo sito!

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Se la parte che non condividete è considerare Marchionne il santo Messia del liberismo italiano, che sarà sempre rettissimo e mai inciucerà, beh, ho semplificato un po'... :)

Esatto ;)

Marchionne oggi può fare il fighetto solo perché ha infilato bene l'operazione Chrysler, con tutto il contorno di garanzie e di tappeti rossi messi in piedi da Obama. Ma Obama vuole risultati, c'è una precisa roadmap da rispettare, scadenze anche abbastanza ravvicinate...

Qualora la stessa non dovesse portare ai risultati sperati, sono certo che l'uomo dal maglione di cachemire andrà di nuovo a bussare alla porta del Pantalone italico per elemosinare incentivi rottamazione e cose simili. Diciamo che Marchionne fa il liberista perché oggi se lo può permettere. Ieri non sputava sugli aiuti di Stato e non è detto che domani non si ritrovi a dover di nuovo dipendere da essi.

Alfiat Bravetta senza pomello con 170 cavalli asmatici che vanno a broda; pack "Terrone Protervo" (by Cosimo) contro lo sguardo da triglia. Questa è la "culona".

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