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Poi nasce la Dialogos, il mio più grande orgoglio nel mondo Lancia. Con
Dialogos ho cercato di tirare fuori un nuovo mondo per interpretare il
lusso abbattendo una serie di vecchie barriere progettuali.
Presentata nel ’98 al Salone di Torino venne giudicata “…la massima
espressione del concetto di dream car. Il progettista Mike Robinson del
Centro Stile Lancia ha voluto sintetizzare con questa macchina il
massimo delle tecnologie acquisite in questi anni per alcuni elementi
futuristici che fanno della Dialogos un’ auto senza eguali: non è un
salotto mobile né un laboratorio tecnologico sperimentale. La Dialogos
va oltre la dimensione materiale per addentrarsi nella ricerca sensoriale
e creare un ambiente riconducibile come “casa”, ispirandosi allo stesso
tempo allo spirito Lancia che un tempo distingueva le vetture del
marchio in modo inconfondibile….”
Questa frase molto bella dimostra che il nostro scopo è ritrovare quello
spirito che abbiamo perso facendo vetture qualunquiste. Non si può fare
una Lancia qualunquista perché non è una Lancia.
Dicevano al salone di Torino: “finalmente una Lancia che sembra una
vera Lancia” “questa sembra una Lancia di una volta”.
Non vi nascondo che la partecipazione della vettura al Salone fu molto
contrastata dall’alta dirigenza Fiat: cosa c’entrava questa macchina con i
piani di produzione di vetture economiche?
Al momento ci rimasi molto male ma poiché ormai l’investimento era
stato fatto mandai la macchina ugualmente al Salone ottenendo riscontri
di pubblico molto positivi.
Tornati dal Salone ci siamo messi a lavorare sulla nuova “K” con l’ordine
che dovesse essere diversa dalla Dialogos, che doveva essere
accantonata. Io, molto contrariato, ho preparato due prototipi che
dovevano essere messi a confronto con quelli commissionati a Giugiaro
e a Pininfarina. Comunque al confronto portai anche la Dialogos seppure
coperta da un telone.
Entra la Direzione Fiat (Cantarella, Testore, ecc); vengono aperti i box di
Giugiaro e di Pininfarina ma vengono subito superati. La commissione si
dirige verso il prototipo appena tornato dal Salone, che
sorprendentemente viene subito prescelto come nuova “K”. Ero
incredulo di quanto stava succedendo.
Fu così che dovetti trasformare la Dialogos in Thesis, cosa non facile
perché la Dialogos non c’entrava nulla con la meccanica disponibile
essendo un puro dream car svincolato da ogni limitazione.
La realtà aziendale era che c’era il pianale della “K”, con il suo passo e
con tutti i vincoli derivanti dalle norme di sicurezza e dai crash test;
c’erano sei motori disponibili, tutti piccoli e trasversali a sbalzo
anteriore; c’era la galleria del vento. Insomma, dal sogno della Dialogos
avevo il compito di arrivare alla realtà della Thesis. Ma questi sono i
compromessi del mondo.
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