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  2. nella discussione ha aggiunto machefredfa in Scoops and Rumors
    Il caldo torrido di oggi mi costringe a stare a casa e, preso dalla nostalgia ho riguardato questo video. La Y è stata la mia prima auto, una Elefantino Blu 1.2 8v 60 cavalli Euro 3. Un’auto semplice, senza “mal di testa”, come detto nel video, ma con una linea ancora attuale e quel suo essere un po’ snob che la rendeva particolare. Purtroppo se ne vedono sempre meno in giro 😔 Voi che ricordi avete della Y? Ne avete mai avuta una? https://youtu.be/9kFV9w9KKGI?is=CIxU5WkreqSMmIRh
  3. Si bella la Barchetta e tutto quello che volete ma nell'urgenza il sistema non risponde al requisito di "tira prima che puoi per aprire" e si perde tempo prezioso.
  4. Sono stati talmente svegli che abbiamo 3 motori a benzina di alto gamma 3.0 6 cilindri/2.9 V6 quadrifoglio e 3.0 Nettuno che montano due macchine in croce, poi abbiamo quella ciofeca del 1.2 Puretech che a momenti lo monterebbero anche sulle navi container se stellantis ne producesse. GENI.
  5. C’è stato un tempo in cui seguire i motorsport significava soprattutto conoscere circuiti, cilindrate, tempi sul giro e differenze tecniche tra una monoposto e l’altra. Formula 1, MotoGP e competizioni automobilistiche appartenevano a un universo molto riconoscibile, frequentato da appassionati che aspettavano il weekend di gara e costruivano intorno a esso una parte delle proprie abitudini. Oggi quel confine è diventato molto meno netto. I motori sono usciti dagli autodromi e hanno occupato cinema, streaming, social network, videogiochi, moda e linguaggio quotidiano. Piloti e scuderie sono diventati personaggi capaci di esistere anche fuori dalla competizione, mentre un Gran Premio può trasformarsi contemporaneamente in evento sportivo, spettacolo televisivo e appuntamento sociale. Non è soltanto aumentato il pubblico: è cambiato il modo in cui il motorsport viene consumato e immaginato. Dalla domenica davanti alla televisione a un racconto che non si interrompe maiLa trasformazione della Formula 1 è probabilmente l’esempio più evidente. I dati ufficiali della categoria indicano per il 2025 una fanbase globale di circa 827 milioni di persone, in crescita del 12% in un anno e del 63% rispetto al 2018. Il 43% degli appassionati aveva meno di 35 anni e il peso del pubblico femminile era salito al 42%, contro il 37% registrato nel 2018. Anche nella stagione 2026 il fenomeno non sembra essersi arrestato. Prima della pausa estiva, tutti gli appuntamenti disputati risultavano sold out e quasi 3,7 milioni di spettatori avevano frequentato i circuiti, il 6% in più rispetto alle stesse gare della stagione precedente. In Italia, gli ascolti televisivi risultavano cresciuti del 27% rispetto al 2025 nel confronto effettuato dopo il Gran Premio di Gran Bretagna. Numeri simili raccontano però soltanto una parte del cambiamento. La vera differenza è che il rapporto con il motorsport non comincia più necessariamente alle 15 di una domenica e non termina con la bandiera a scacchi. Durante la settimana ci sono dichiarazioni dei piloti, contenuti social, meme, video dai box, analisi tecniche, podcast, indiscrezioni sul mercato e racconti sulla vita privata dei protagonisti. Il Gran Premio rappresenta ancora il centro dell'esperienza, ma intorno alla gara si è sviluppato un flusso di contenuti praticamente continuo. Il pilota è diventato anche un personaggio della cultura popIn questo processo un ruolo importante è stato svolto dalle produzioni audiovisive, che hanno messo in luce la figura dei piloti e di chi lavora in questo ambito. La serie Netflix Drive to Survive, lanciata nel 2019, ha trasformato dinamiche precedentemente comprensibili soprattutto agli appassionati in storie facilmente accessibili anche a chi non conosceva strategie, pneumatici o regolamenti. La stessa Formula 1 riconosce alla serie un ruolo nell’ingresso di nuovi spettatori e soprattutto nella crescente centralità delle personalità dei piloti. Per una parte del pubblico più giovane, infatti, il primo elemento di identificazione non è necessariamente una squadra: può essere direttamente il pilota, il suo carattere o la sua storia personale. Il Global F1 Fan Survey pubblicato nel 2025 offre un'indicazione interessante. Tra gli oltre 100.000 appassionati coinvolti nell'indagine, il 61% dichiarava di interagire quotidianamente con contenuti relativi alla Formula 1. Tra la Gen Z americana questa percentuale raggiungeva il 70%, mentre il 70% dei giovani intervistati appartenenti alla stessa generazione dichiarava di associare alla F1 un'immagine o uno status capace di esercitare attrazione. È un cambiamento profondo: l'automobilismo non viene più seguito soltanto perché interessa sapere chi vincerà il campionato. Diventa anche appartenenza, estetica e argomento di conversazione. Dal circuito al cinema, passando per musica e streamingLa consacrazione più evidente del motorsport come prodotto della cultura popolare è probabilmente arrivata dal cinema. F1 The Movie, con Brad Pitt e la partecipazione alla produzione di Lewis Hamilton, ha superato i 629 milioni di dollari d'incasso globale, diventando secondo Apple il film sportivo con il maggiore incasso nella storia. Ancora più significativa è stata l'espansione del progetto oltre il film. La colonna sonora ha superato il miliardo di stream globali e i relativi contenuti hanno accumulato miliardi di visualizzazioni sulle piattaforme dedicate ai video brevi. Il circuito diventa così soltanto una delle porte d'ingresso. Qualcuno può avvicinarsi alla Formula 1 attraverso una gara, qualcun altro attraverso Netflix, un videogioco, un film, una canzone o un contenuto comparso casualmente sui social. È lo stesso meccanismo che ha trasformato molti altri fenomeni sportivi contemporanei: l'esperienza non è più confinata alla competizione, ma entra in un ecosistema molto più ampio di prodotti culturali. Anche la MotoGP segue la stessa traiettoriaLa Formula 1 è il caso più visibile, ma sarebbe sbagliato considerarla un'eccezione isolata. La MotoGP ha chiuso il 2025 con una fanbase globale indicata dall'organizzazione in 632 milioni di persone, in crescita del 12% rispetto all'anno precedente. Gli spettatori presenti complessivamente nei weekend di gara hanno superato quota 3,6 milioni, mentre gli ascolti televisivi medi dei Gran Premi sono cresciuti del 9%. Le Sprint hanno registrato un incremento ancora superiore, pari al 26%. Parallelamente, la presenza social della MotoGP ha superato i 60 milioni di follower, con una crescita del 61%, mentre sul canale YouTube ufficiale sono stati consumati più di un miliardo di minuti di contenuti. Anche nel motociclismo, quindi, il pubblico non aspetta semplicemente la gara. Segue sorpassi e qualifiche, ma contemporaneamente osserva le rivalità tra piloti, la comunicazione dei team e ciò che succede nel paddock. Il risultato è un prodotto molto più vicino alle modalità di consumo tipiche dell'intrattenimento contemporaneo. Numeri, pronostici e rituali: perché il paragone con il SuperEnalotto non è così stranoEsiste poi una dimensione più quotidiana e quasi rituale che permette di accostare, con le dovute differenze, i motorsport ad altri fenomeni ludici entrati nella cultura popolare. Possiamo fare un esempio citando il SuperEnalotto. Nato nel dicembre del 1997 come evoluzione dell'Enalotto, è diventato nel tempo qualcosa di più di un semplice concorso numerico. Jackpot, sestine e combinazioni sono entrati nel linguaggio comune e spesso diventano argomento di conversazione anche tra persone che partecipano soltanto occasionalmente. Non è un caso che oggi esistano varie piattaforme sicure e affidabili sul superenalotto per restare informati sul tema. Nel motorsport accade qualcosa di concettualmente simile, pur trattandosi naturalmente di fenomeni molto differenti. Anche qui numeri, probabilità e previsioni alimentano il rituale collettivo: chi farà la pole position, quale pilota arriverà davanti, quante soste saranno necessarie, quale squadra avrà interpretato meglio il circuito. Il fascino nasce in parte dall'incertezza. Prima dell'evento si costruiscono ipotesi, durante l'evento quelle ipotesi vengono continuamente smentite o confermate, dopo l'evento si discute di ciò che sarebbe potuto accadere diversamente. È una dinamica che appartiene a molti grandi fenomeni ludici popolari: l'attesa diventa quasi importante quanto il risultato. Videogiochi e simulatori hanno abbattuto un'altra barrieraC'è inoltre una differenza fondamentale rispetto al passato: oggi il pubblico può provare a riprodurre digitalmente ciò che vede in pista. I videogiochi automobilistici e i simulatori hanno creato un ponte tra spettatore e pilota. Circuiti come Monza, Silverstone o Spa-Francorchamps non vengono più soltanto riconosciuti perché appaiono in televisione: migliaia di appassionati ne conoscono virtualmente curve, frenate e traiettorie. Questa familiarità modifica anche la visione delle gare reali. Chi ha affrontato centinaia di volte Eau Rouge in un simulatore possiede inevitabilmente una percezione diversa quando osserva una monoposto affrontarla realmente. Il motorsport diventa così uno dei pochi sport nei quali l'immaginario digitale e quello reale riescono a sovrapporsi con particolare efficacia. Un fenomeno che ormai va oltre lo sportModa ispirata alle racing jacket, cappellini delle scuderie, videogiochi, documentari, cinema, soundtrack e contenuti social dimostrano quanto il motorsport sia ormai penetrato in territori che un tempo gli erano soltanto marginalmente collegati. La gara rimane indispensabile: senza competizione non esisterebbe tutto ciò che le ruota intorno. Ma oggi rappresenta il centro di un universo molto più grande. Ed è forse questa la ragione per cui Formula 1, MotoGP e altre categorie riescono a entrare nella quotidianità anche di persone che non si definirebbero necessariamente appassionate di motori. Un sorpasso spettacolare può diventare un video virale, un pilota può trasformarsi in personaggio popolare, una livrea può diventare un oggetto di moda e un circuito può essere conosciuto prima attraverso una console che attraverso una trasmissione televisiva. Il motorsport contemporaneo non vive più soltanto della domanda su chi arriverà primo. Vive dell'attesa, delle storie, delle immagini e dei rituali costruiti intorno alla competizione. Ed è proprio quando uno sport comincia a essere riconoscibile anche lontano dal luogo in cui viene praticato che si può dire che sia davvero entrato nell'immaginario collettivo.
  6. A questo punto, se di citazione si tratta, perché non farle orizzontali come appunto dovrebbero essere delle veneziane? Magari mi sbaglio, ma mi sembra improbabile che sia una citazione della Gamma anni '70. Anche perché i modelli di cui di solito si citano particolari sono quelli diventati iconici, entrati nell'immaginario collettivo, e la Gamma berlina non è certamente uno di questi (paradossalmente tra gli unici che se la ricordano, ossia gli appassionati di vetture vintage, ha la fama di modello "sfigato" per le note tare progettuali, che infatti ne hanno fatto sopravvivere pochissime).
  7. E pensa che la scatoletta... E se la gioca persino con la Lutecia Comunque sono spettacolari questi, che fanno delle prove tecniche di qualità e intanto sono lì che se la raccontano...
  8. Stellantis, a Melfi a settembre un solo turno di produzione Temo che fino a quando sulla linea non arriverà la prossima Tonale(e magari qualcosa a marchio Fiat), per Melfi non saranno tempi facili. Per il momento i fasti produttivi di 500X/Renegade/Compass pre Covid sono un ricordo...
  9. Oggi

  10. Già ma nel 2022-23 avrebbero potuto … come i phev dell’epoca. Ancora un’altra ottima decisione presa da Tavares e sorci
  11. Il fhev europeo è il 1.2 con batteria potenziata e potenza complessiva sui 170cv
  12. Come perché ? Perché Giulia attuale è in dismissione.
  13. E quindi Perché non lo si è messo sotto giulia?
  14. mah io vedrei quanto chiedono per la suzuki vitara del parente deceduto. Se il prezzo fosse buono non avrei dubbi
  15. Mi meraviglio di quanto la precedente gestione facesse perno sul risparmio, e poi mi vanno a tirare fuori due paraurti diversi. Io avrei adottato una soluzione più pratica. Aperture su tutte ed al massimo un "tappo" per l'elettrica
  16. Una curiosità, le Medium "classiche" come Compass, Grandalnd, C5 Aircross ecc ecc hanno per le ibride un'apertura a metà paraurti. Confronto C5 Aircross Elettrica vs Ibrida, ma vale per tutte. Sulle Medium "Premium", come la DS N°7 (e probabilmente anche la Gamma) quest'apertura non c'è per la ibrida. Forse perché per raffreddare il 1.2 basta l'apertura inferiore mentre per il 1.6 (che non è previsto per la DS e al momento neanche per la Gamma) servirebbe anche quella a metà paraurti?
  17. Non è una DR... staremo a vedere.
  18. 406 HDi probabilmente l'ultima vera peugeot. Tutte e tre auto molto valide, probabilmente avrei preso 156 per estetica e feeling di guida o passat per qualità costruttiva e finiture (all'epoca, c'erano tutte). 406 una via di mezzo secondo me.
  19. quanto ti consuma in autostrada? io ho la serie precedente, però benzina-gpl, e beve più o meno 5,5-6 L/100km a benzina, 7-7,5 a gpl. In città ovviamente molto di più, ne faccio poca ma credo siamo sul 20-25% in più. In media, sono intorno ai 6 a benzina e 7,5 a gpl.
  20. Si dciamo che le dimensioni piu compatte lo facevano assomigliare molto alla Renault 11 Il frontale e' molto lineare e pulito con la nervatura che parte dal passaruota anteriore .....ma poi il posteriore e' molto piu' incasinato: ....ancora ancora i fari inferiori ai lati del portatarga ..ma la fascia nera della fiancata che non si congiunge con la fascia nera dei fari e' davvero una accozzaglia ... ( questo succede quando disegni l'auto partendo dal profilo laterale come facevano negli anni 70/80 😂 ) ...molto bello il montante posteriore con elemento in tinta carrozzeria flottante ( volevano replicare piu o meno il dettaglio del montante mezzo vetrato della BX )
  21. Sicuramente sono dei semplici adesivi.
  22. XM, R9 ma anche un pò di 146 IMHO.
  23. Dettagli di genio, nella loro essenzialità, per marcare il proprio tratto distintivo...
  24. no la maniglia della barchetta è affidabilissima, la mia ha più di 25 anni e sono perfette e da conoscitore del modello inscritto in vari club e forum non ho mai sentito parlare di problemi alle maniglie. in fase di progettazione fu fatto notare che non fossero l'ideale per le donne e l'incolumità delle loro unghie ma era una preoccupazione più che un fatto reale. l'unico problema nasce qualora venga lasciata fuori in caso di ghiaccio, potrebbe essere difficoltoso aprirla, questo si. Infatti all'epoca (non ora che sono tutte chiuse in garage) chi la lasciava fuori d'inverno metteva un piccolo bastoncino di legno sotto la parte da tirare.
  25. in effetti basterebbe una sorta di "piano b" d'emergenza... di facile accesso sia per il proprietario, sia sorattutto in caso di incidente dall'esterno..
  26. Ha la stessa empatia di un comodino.
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