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Pininfarina firma con Aston Martin un accordo da 40 milioni per auto di lusso

La società annuncia una maxi-commessa e il titolo balza in Borsa: +3,93%. Nel progetto design e sviluppo ingegneristico. È il primo grande contratto sotto il nuovo ad Dellachà

Il vento fresco d’Oltremanica soffia su Cambiano. Pininfarina, storica azienda torinese di design e progettazione automotive, ha annunciato un accordo commerciale per lo sviluppo e la produzione con Aston Martin, costruttore automobilistico «premium», per un valore complessivo superiore ai 40 milioni di euro, con conclusione del progetto prevista per dicembre 2027. Subito dopo l’annuncio dell’accordo, il titolo della società, quotata su Euronext Milan, ha chiuso la giornata con un rimbalzo del +3,93%, a dimostrazione della fiducia del mercato nella capacità del gruppo con sede a Cambiano, dal 2016 di proprietà del colosso indiano Mahindra, di consolidare il proprio posizionamento nel settore automotive di lusso.

L’accordo

Il nuovo accordo rappresenta una prosecuzione del rapporto tra la casa britannica e Pininfarina, nato negli Anni’90 e consolidato su progetti esclusivi e su misura. Un esempio emblematico è la Aston Martin AM3 del 1997, disegnata da Pininfarina per il Sultano del Brunei: uno dei soli due modelli costruiti su cinque concept proposti. All’epoca furono realizzati tre esemplari, ciascuno basato su telaio Vantage e motore V8 sovralimentato 5, 3 litri V600. La vettura si distingueva per il muso in composito che inglobava fari e calandra e per gli interni unici, realizzati su misura, elementi che combinavano design italiano e telaio britannico.

La partnership

La partnership con Aston Martin segue quella siglata da Pininfarina con Mercedes‑Amg ad agosto 2024, un contratto da 90 milioni di euro per progettare e realizzare una supercar in soli 250 esemplari, evidenziando la strategia del gruppo di collaborare con marchi premium su serie limitate e progetti di eccellenza. L’accordo con Amg, spiegava l’ex amministratore delegato Silvio Angori, dimissionario da ottobre 2025, si inseriva nello stesso segmento di mercato delle serie limitate e riaffermava tutte le competenze di Pininfarina, dallo sviluppo stilistico e ingegneristico alla fase di costruzione dei veicoli, mettendo in mostra la capacità del gruppo di coniugare manifattura artigianale e innovazione tecnologica.

Dopo l’addio di Angori, una separazione formalmente condivisa ma non priva di frizioni, alla guida del gruppo è subentrato Paolo Dellachà, già ad di Automobili Pininfarina GmbH, nominato amministratore delegato di Pininfarina Spa a dicembre 2025. Una scelta che riflette la volontà della proprietà indiana di imprimere un’accelerazione sul settore automotive e di consolidare la presenza di Pininfarina nel mercato delle auto di lusso e delle serie limitate.

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Modificato da Kay195

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Inviato

Si, dovrebbe essere un progetto few off con sviluppo e produzione in mano a PF, al contrario delle collab con Zagato che non si occupa della produzione.

Modificato da Kay195

  • 4 settimane fa...
Inviato

Aston Martin, conti in profondo rosso: Stroll corre ai ripari, in arrivo 600 tagli al personale

L’Aston Martin è ormai entrata in una spirale di crisi nonostante le continue iniezioni di capitali da parte dei principali azionisti. La recente decisione di vendere i diritti dello storico nome della Casa di Gaydon all’omonima scuderia di Formula 1 ha confermato la carenza di liquidità dell’azienda e la conseguente necessità di mettere in atto operazioni di natura prettamente finanziaria pur di rimettere in carreggiata conti sempre più critici.

Lo dimostra il bilancio 2025, chiuso con un crollo di tutti i principali parametri reddituali. La conseguenza, in parte anticipata nei mesi scorsi, è l’avvio di un piano di ristrutturazione ad ampio spettro, che porterà, tra l’altro, al taglio del 20% dei circa 3 mila lavoratori.

Conti in profondo rosso

D’altro canto, i volumi di vendita sono scesi del 10% a 5.448 unità, ma i ricavi hanno fatto peggio: -21% a 1,258 miliardi di sterline (1,44 miliardi di euro al cambio attuale). La redditività, poi, lancia segnali preoccupanti. Il margine operativo lordo si è contratto del 37% a 369,8 milioni, mentre la perdita operativa, depurata dalle voci straordinarie, è peggiorata da 82,8 milioni a 189,2 milioni. Il conto economico si chiude in rosso per 363,9 milioni (289,1 milioni la perdita del 2024).

Alla base del peggioramento ci sono diversi fattori. Aston Martin ha attribuito il calo dei volumi alle “accresciute sfide nel contesto macroeconomico globale, alle incertezze geopolitiche, alle minori consegne di versioni speciali e a un approccio disciplinato al bilanciamento tra produzione e domanda”. In altre parole, manca l’interesse tra i consumatori, anche se qualche segnale di ripresa è arrivato dal quarto trimestre, con un aumento delle vendite del 47% rispetto ai tre mesi precedenti.

Lo dimostra anche il peggioramento del mix di prezzo, con l’aspetta (Average Selling Price) in flessione del 15%. Sulla redditività hanno poi avuto un impatto negativo i dazi introdotti negli Usa, l’aumento delle tasse sul lusso in Cina, oneri di garanzia supplementari, un aumento degli aiuti alla rete dei concessionari e delle spese per migliorare la qualità del prodotto.

C’è poi da tenere in considerazione i segnali negativi provenienti dal rendiconto finanziario. Aston Martin ha chiuso il 2025 “bruciando cassa” per 410 milioni (392 milioni nel 2024) nonostante la decisione di tagliare gli investimenti di 60 milioni rispetto ai 401 milioni spesi l’anno precedente. In cassa rimane a disposizione una liquidità di 250 milioni, ma l’aspetto più preoccupante è la sostenibilità del debito.

L’indebitamento netto è salito da 1,16 miliardi di fine 2024 a 1,38 miliardi, per una leva finanziaria cresciuta da 4,3 a 12,8 volte il margine operativo lordo rettificato. Si tratta di un chiaro segnale di forte tensione finanziaria: generalmente le aziende, soprattutto industriali, tendono a mantenere il rapporto sotto la soglia delle 3 volte per non subire, per esempio, un aumento degli interessi sui finanziamenti o non dover ricorrere ad aumenti di capitale e operazioni analoghe.

Si corre ai ripari

Tutto ciò spiega l’operazione di cessione del nome alla scuderia, che ha fatto incassare 50 milioni di sterline. Tuttavia, dal comunicato sui conti emergono ulteriori iniziative messe in atto dal management, guidato da meno di un anno dall’ex Bentley Adrian Hallmark (foto sopra).

In attesa che alcune novità di prodotto dispieghino effetti positivi (le consegne della Valhalla sono partite solo alla fine dell’anno scorso), Hallmark ha delineato la necessità per l’azienda di rispondere alle dinamiche del mercato con una serie di misure, tra cui la riduzione degli investimenti e, soprattutto, il miglioramento dell’efficienza operativa. In tale contesto rientra il programma di taglio della forza lavoro, che porterà all’uscita di 600 dipendenti.

A Gaydon hanno già riscontrato i primi effetti positivi nel quarto trimestre (i flussi di cassa sono risultati positivi per 5 milioni). Inoltre, i vertici scommettono sul miglioramento dell’offerta (saranno lanciate nuove derivate e si punterà sempre di più sulle personalizzazioni), sulla continua ottimizzazione della base dei costi e sull’aumento delle consegne della Valhalla (ne saranno consegnate 500 quest’anno) per assistere a un “sostanziale miglioramento delle performance finanziarie” sia nel 2026, sia nel medio termine.

Tuttavia, non mancano ostacoli da superare, a partire dall’impatto economico derivante dalla minaccia imprevedibile o dall’introduzione di ulteriori dazi doganali statunitensi, dalle modifiche alle imposte sulle auto di lusso in Cina e dalla continua dipendenza da una rete stabile di fornitori globali.

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