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Alfa Romeo - filosofia sul brand, sui modelli e sullo sviluppo

Featured Replies

Inviato
On 24/07/2026 at 10:46, A.Masera scrive:

Non fraintendermi: volendo possono fare tutto ciò che vogliono. Il problema è che, secondo me, oggi è il mercato globale a non essere più realmente interessato ad Alfa Romeo (o Lancia).

Alfa è un marchio commercialmente quasi morto, tenuto artificialmente in vita da Stellantis e dalla nostalgia italiana. Progetti come la 33 Stradale dimostrano una cosa importante: Alfa Romeo non è morta come mito, ma è quasi scomparsa come marchio industriale di massa. Può ancora vendere benissimo prodotti eccezionali, costosissimi e realizzati in pochissimi esemplari, perché in quel territorio contano la storia, la bellezza, la rarità e il potenziale collezionistico. Ma trovare 33 facoltosi collezionisti nel mondo non significa affatto che esista una domanda sufficiente per vendere centinaia di migliaia di berline e SUV.

E anche volendo entrare nel campo del fantautomotive e immaginare un’Alfa Romeo con una gamma completa di alto livello non sono affatto convinto che riuscirebbe a far quadrare i conti. Prendi come esempio Aston Martin: produce automobili esclusive, potenti, costose e bellissime, ha una storia enorme, corre in Formula 1 ed è presente ovunque. Eppure continua a faticare finanziariamente, perchèil prestigio non basta.

Sviluppare piattaforme, motori, elettronica e software, rispettare normative sempre più severe e sostenere una rete commerciale globale costa cifre mostruose. Se i volumi restano bassi, neppure prezzi e margini elevati garantiscono la redditività. Certo AR può beneficiare delle sinergie col gruppo ma abbiamo visto che da Giorgio non è susseguito un successo commerciale e l'ipotesi condivisione con STLA ha portato solo a far crollare progressivamente l'immagine del gruppo. LA gestione scellerata dell'era post-Maglionne la pone poi in ulteriore difficioltò con una rete internazionale indebolita, gamma discontinua, reputazione non impeccabile, valori residui modesti e intere generazioni di clienti ormai perse... Giulia e Stelvio hanno già dimostrato che realizzare due prodotti tecnicamente eccellenti, esteticamente riusciti e apprezzati dalla stampa non basta automaticamente a ricostruire un marchio globale.

La domanda, quindi, non è quali Alfa Romeo sogneremmo di vedere, ma quante persone sarebbero davvero disposte ad acquistarle nuove al prezzo necessario per renderle redditizie... e credo che l'ultimo debolissimo product plan stia a dimostrare che purtroppo in Stellantis sono già arrivati alla mia stessa conclusione.

On 24/07/2026 at 10:46, A.Masera scrive:

E

Non fraintendermi: volendo possono fare tutto ciò che vogliono. Il problema è che, secondo me, oggi è il mercato globale a non essere più realmente interessato ad Alfa Romeo (o Lancia).

Alfa è un marchio commercialmente quasi morto, tenuto artificialmente in vita da Stellantis e dalla nostalgia italiana. Progetti come la 33 Stradale dimostrano una cosa importante: Alfa Romeo non è morta come mito, ma è quasi scomparsa come marchio industriale di massa. Può ancora vendere benissimo prodotti eccezionali, costosissimi e realizzati in pochissimi esemplari, perché in quel territorio contano la storia, la bellezza, la rarità e il potenziale collezionistico. Ma trovare 33 facoltosi collezionisti nel mondo non significa affatto che esista una domanda sufficiente per vendere centinaia di migliaia di berline e SUV.

E anche volendo entrare nel campo del fantautomotive e immaginare un’Alfa Romeo con una gamma completa di alto livello non sono affatto convinto che riuscirebbe a far quadrare i conti. Prendi come esempio Aston Martin: produce automobili esclusive, potenti, costose e bellissime, ha una storia enorme, corre in Formula 1 ed è presente ovunque. Eppure continua a faticare finanziariamente, perchèil prestigio non basta.

Sviluppare piattaforme, motori, elettronica e software, rispettare normative sempre più severe e sostenere una rete commerciale globale costa cifre mostruose. Se i volumi restano bassi, neppure prezzi e margini elevati garantiscono la redditività. Certo AR può beneficiare delle sinergie col gruppo ma abbiamo visto che da Giorgio non è susseguito un successo commerciale e l'ipotesi condivisione con STLA ha portato solo a far crollare progressivamente l'immagine del gruppo. LA gestione scellerata dell'era post-Maglionne la pone poi in ulteriore difficioltò con una rete internazionale indebolita, gamma discontinua, reputazione non impeccabile, valori residui modesti e intere generazioni di clienti ormai perse... Giulia e Stelvio hanno già dimostrato che realizzare due prodotti tecnicamente eccellenti, esteticamente riusciti e apprezzati dalla stampa non basta automaticamente a ricostruire un marchio globale.

La domanda, quindi, non è quali Alfa Romeo sogneremmo di vedere, ma quante persone sarebbero davvero disposte ad acquistarle nuove al prezzo necessario per renderle redditizie... e credo che l'ultimo debolissimo product plan stia a dimostrare che purtroppo in Stellantis sono già arrivati alla mia stessa conclusione.

On 25/07/2026 at 19:27, Alain scrive:

Per cortesia smettete di paragonare BMW ad Alfa Romeo. Offendete il marchio bavarese continuando a paragonarli nel 2026.

BMW è un’azienda indipendente che produce più di due milioni di auto solo con il marchio BMW e a livello di bmw group arriva a due milioni e quattro nel 2025.

Alfa Romeo è un marchio che immatricola 70 mila auto pari all’1,8% delle immatricolazioni di Stellantis nel 2025

Bmw è un’azienda che ha pianali, prodotti, una gamma completa, motori a combustione, ibridi, elettrici e una distribuzione mondiale fatta in decenni di investimenti, nessuno gli ha regalato niente ai bavaresi.

Tutto vero eh però bmw come vw ha 2/3 motori termici riciclati ed elettrificati

Per alfa vorrei e basterebbe il motore 4/6 cilindri nuovo che vendono in America per rilanciare

Basta la roba Peugeot e’ davvero davvero sputtanatisdima

7 ore fa, A.Masera scrive:

Possiamo discutere quanto vogliamo di motori, BEV, PHEV, piattaforme e schemi tecnici, ma alla fine sono convinto che anche se Alfa Romeo avesse oggi una gamma completa in concessionaria, continuerebbe a non interessare quasi a nessuno.

Perché conta relativamente chi sei stato, se poi per quarant’anni sei rimasto ai margini del mercato. Le persone vanno avanti, cambiano gusti, costruiscono fiducia verso altri marchi e, semplicemente, si dimenticano di te. La storia può arricchire un prodotto desiderabile, ma non può sostituirlo né garantire da sola vendite sufficienti.

In Italia, spiace dirlo, una parte consistente del pubblico non dispone più del potere d’acquisto necessario per comprare automobili premium. E chi può permettersele spesso preferisce affidarsi ai soliti marchi tedeschi: siamo orgogliosi del made in Italy a parole, ma davanti a una spesa importante diventiamo improvvisamente molto meno patriottici e più diffidenti verso ciò che produciamo.

All’estero Alfa Romeo è ormai un ricordo vago, alimentato da qualche vecchio servizio di Jeremy Clarkson e dall’entusiasmo di una minoranza di appassionati. L’ultima vera fiammata mediatica è arrivata con la Giulia circa undici anni fa, senza però trasformarsi in un successo commerciale duraturo. Nella maggior parte dei mercati occidentali il marchio ha una notorietà marginale; altrove, salvo rare eccezioni come Giappone e Australia, è praticamente irrilevante. Per molti non è un’alternativa a BMW, Audi o Mercedes: è semplicemente un oggetto esotico di cui conoscono a malapena il nome, una specie di Subaru italiana con lo scudo girato al contrario.

Nel frattempo gli stessi italiani acquistano da anni Kia, Hyundai e altri marchi che fino a poco tempo fa venivano guardati dall’alto in basso; presto faranno lo stesso, sempre più massicciamente, con i costruttori cinesi.

Ho parlato con un mio cliente che produce pezzi per il settore automotive, sono tutti gambe all'aria... progetti che vengono accantonati dal giorno alla notte, riduzioni drastiche degli ordini, incertezza e confusione.. i costruttori europei sono in crisi perchè tra cinesi da una parte e obbligo di elettrificazione dall'altra il mercato cambia radicalmente ogni 6 mesi, altro che fantagamma AR dalla spider al "castello" (marò che brutto nome)

Ecco perché Stellantis sta tirando i remi in barca. Non perché sia tecnicamente impossibile costruire una nuova Giulia o una nuova Stelvio, ma perché probabilmente ha capito che il vero problema non è più fare le automobili ma è trovare abbastanza persone disposte a comprarle.

Questa è la mia pessimista e personalissima visione, ma i fatti purtroppo mi danno ragione

Due cose : è nata prima l’uovo o la gallina ?

“ ricordati che devi morire “

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