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Qualcosa di grande sta per arrivare su Autopareri, e i primi a salire a bordo sarete voi. Manca pochissimo al primo di una lista di importanti annunci.

Dettagli automobilistici curiosi

Featured Replies

Inviato

Secondo me il problema principale nel design della Studebacker Avanti era il rapporto sfavorevole tra larghezza e lunghezza.
Si nota particolarmente in questa foto:
studebaker_avanti_r2_38.avif

Da evidenziare anche come fu una storia tribolata la sua, con vari cambi di proprietà dopo la chiusura della Studebaker nel 1964, passando in mano a soggetti sempre più precari, luoghi di produzione sempre più periferici, soluzioni tecniche sempre più datate.
La si poteva ancora comprare negli anni '80 (basata su una piattaforma diversa):
rare-rides-the-studebaker-avanti-story-part-iv--.webp

Fu anche lanciata in versione cabrio e addirittura sedan (che a mio parere metteva ancora più in rislato il suo essere lunga e stretta), dai numeri di vendite ancora più da prefisso telefonico:
rare-rides-the-studebaker-avanti-story-part-iv---.webp

Ed ebbe un colpo di coda negli anni '90, su base Ford Mustang:rare-rides-the-studebaker-avanti-story-part-v.webp

Ma ormai era solo il grottesco ricordo di quello che era negli anni '60.

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Immagini Pubblicate

Inviato

Abbiamo parlato di Studebaker, e della coraggiosissima Avanti presentata al pubblico nel 1962. La gamma per il MY 1963 vedeva quindi un modello dall'aspetto rivoluzionario come la nuova coupé, accanto a modelli assai più tradizionali, per certi aspetti quasi obsoleti.

Come questa Wagonaire, versione station wagon della Studebaker Lark:

Studebaker_Lark-Wagonaire.jpg

Come tutto il resto della gamma, per il MY63 anche la Lark aveva ricevuto una rinfrescata notevole, eppure anche questo ultimissimo aggiornamento mostrava una linea non certo innovativa, per non parlare di quello che c'era sotto, che sostanzialmente risaliva a dieci anni prima.

Non bisogna però fermarsi alle apparenze.

Il tentativo di rinnovamento del marchio, affidato al contributo di un altro noto designer - Brooks Stevens - volle toccare in modo del tutto speciale anche questa familiare, un segmento così centrale nel mercato USA.

E l'idea di Stevens fu quella di dotare il modello di una soluzione unica nel panorama mondiale delle station wagon: il vano di carico con il tetto apribile a scorrimento!

Studebaker_Lark-Wagonaire_tetto-aperto.webp

Era una caratteristica fornita di serie sul nuovo modello di questa familiare, per l'occasione ribattezzato "Wagonaire", a suggerire la possibilità di viaggiare open air.

Effetto aumentato anche dal lunotto che poteva abbassarsi (anche elettricamente, a richiesta) scorrendo nello sportello a ribalta, un classico di tante altre wagon americane.

Il risultato finale di tale combinazione, era la possibilità di ottenere una vano di carico quasi da pick-up, che permetteva una versatilità sconosciuta alle wagon tradizionali:

Studebaker_Wagonaire_evinrude.jpg

Questa foto d'epoca è curiosa a sua volta, perché incrocia due mondi (auto e nautica) del designer Brooks Stevens, per lunghi anni collaboratore di Evinrude...

Oltre poi a mostrare un altro dettaglio curioso di questa Wagonaire, forse proprio di ispirazione nautica: la scaletta ribaltabile.

Che si ripiegava nell'apposita sede ricavata nel rivestimento della ribaltina.

Era un optional comunque, così come lo era il sedile supplementare contromarcia, ripiegabile nel fondo del piano bagagli:

Studebaker_Wagonaire_sedile-supplementare.jpg

Per godere di tanta aria e libertà, si doveva solo sbloccare questa manopola e spingere il tetto, che scorreva nell'abitacolo, lungo quei binari. (e poi sì, ribloccarla quella manopola... Tutto a mano, ché non era previsto nessun meccanismo elettrico, neppure a richiesta)

Studebaker_Wagonaire_sblocco-tetto.jpg

E com'è che questa Wagonaire, che poteva vantare una serie di soluzioni davvero interessanti e uniche per una station wagon di quel periodo, non riuscì a salvare la Studebaker?

Il problema fu proprio il tetto con quei binari... ci entrava l'acqua!

E non ci fu modo di risolvere il problema in modo definitivo. Tanto che la casa corse ai ripari offrendo dopo pochi mesi dal lancio anche una versione identica all'apparenza, ma con il tetto fisso. Curiosamente come optional (a 100$ in meno..., ma comunque solo a richiesta):

Studebaker_Wagonaire_pubblicita-tetto-fisso.jpg

Vista la fine di Studebaker, che chiuse i battenti nel 1966, appena tre anni dopo il lancio di questa curiosa station wagon, questa storia mi fa tornare in mente quell'altra vicenda che abbiamo visto qualche mese fa sempre in questa discussione: quella della Kaiser Traveler/Vagabond (link).

Una storia simile, di automobili con caratteristiche uniche e originali di versatilità, evoluzioni estreme di modelli ormai in obsolescenza, un po' come ultimi, disperati tentativi di salvare produttori in crisi irreversibile. E la chiusura del marchio dopo 3-4 anni.

Un parallelo più tecnico - e ben più recente - può essere invece quello con la GMC Envoy XUV, un allestimento particolare della seconda generazione (2001-09) del SUV americano.

GMC_Envoy-xuv_profile.jpg

Una cu***a inch*****ile, nata nel 2003 sulla piattaforma a passo lungo rispetto alla versione normale, con lo scopo di fornire una variante con capacità di carico ultra-versatile.

Che vista da dietro, appariva così:

GMC_Envoy-XUV_retro-chiuso.jpg

Perché quegli strani montanti celano la struttura di un tetto scorrevole, che unito al tipico portellone separato tra ribalta e lunotto, consentono di creare uno spazio di carico configurabile in vario modo.

GMC_Envoy-XUV_retro-aperto.jpg

E queste erano varie combinazioni possibili...

GMC_Envoy-xuv_pubblicità.jpg

GMC_Envoy-XUV_cassone-aperto.jpg

Oltre a quella di poter abbattere i sedili posteriori e togliere la paratia con il vetro, per allungare il piano di carico:

GMC_Envoy-XUV_sedili-abbattuti.png

Questa versione "XUV" è stata in vendita solo per due anni a causa degli scarsi numeri, facendoci sospettare che alla fine tutta questa versatilità un po' macchinosa, non sia poi così attraente per i clienti americani...

Modificato da angeloben

  • 3 settimane fa...
Inviato

Oggi vi propongo una curiosità "stagionale", visto che l'estate è al clou.

L'altro giorno vedo una foto di una Mercedes cabrio e noto uno strano "sopracciglio" sul parabrezza:

mb-aircap.jpg

Mi son detto: ma che è 'sta roba? qualche nostalgico delle "visiere" parasole delle americane anni '50?

Breve ricerca e scopro che non è affatto una patacca after-market, bensì una dotazione assolutamente originale.

Zoommata... ed ecco come appare in dettaglio:

Mercedes-Benz_Aircap_parabrezza.jpg

Una aletta frangivento dotata di una sottilissima reticella, che si sollevano dalla cornice del parabrezza grazie a quattro braccetti articolati comandati da un servo-meccanismo.

Si chiama AirCap, ed è l'ennesima soluzione tecnica inventata da Mercedes-Benz per le sue cabriolet, introdotta nel 2009 con la A207, cioè la Serie E cabrio dell'epoca:

Mercedes-Benz_Aircap_c206_descrizione.jpg

Esempio classico di iper-sofisticazione alla tedesca, magari utile ed efficace, ma sulla cui durata nel tempo è lecito avere qualche riserva...

Cercando ancora, ho scoperto che non si tratta neppure di una soluzione così "acerba", perché Mercedes-Benz era da anni che studiava il problema.

E già ai tempi della Serie 124 - per la cabrio (A124) che uscì nel 1991 - i tecnici tedeschi avevano bell'e trovato la soluzione, ma per quanto efficace in linea di principio, all'epoca non ebbero il coraggio di metterla in produzione! 😝

Ecco quindi a voi la A124 "AirCap" [MAI NATA] 😁

Mercedes-Benz_Aircap_S124_prototipo_fronte.jpg

Mercedes-Benz_Aircap_S124_prototipo_retro.jpg

Le cabriolet sono da sempre associate al bel tempo e alla stagione estiva, ma non è da ieri che anche noi profani abbiamo imparato - dai privilegiati che ne ha fatto esperienza... - che viaggiare con la capote giù è alla fine meno piacevole di quel che si pensi.

In piena estate, il sole diretto e il caldo possono essere implacabili, specialmente alle nostre latitudini.

Ma anche il classico "vento nei capelli" è più un'idea di piacere che una reale soddisfazione, perché le turbolenze sono causa di fastidi non da poco. Insomma, anche i ricchi piangono! 😢

Tant'è che negli ultimi decenni abbiamo visto comparire vari accessori e soluzioni per minimizzare il disturbo del vento a capote aperta.

A partire dalle ormai classiche "reti da cani" 😁, da tenere sollevate dietro ai sedili, a idee più futuristiche come la "airscarf" cioè le bocchette di aria calda integrate nei sedili per riscaldare il collo dei passeggeri per evitare pericolose cervicali...

Questa che vi ho proposto oggi è forse meno appariscente di altre, ma certo è piuttosto strana e curiosa. E nonostante l'apparenza poco rassicurante, deve avere i suoi pregi, perché è sempre in produzione.

Alla fine sembra quasi che si debba fare di tutto perché viaggiare in una cabrio sia come stare in una vettura chiusa!

Boh...🤔

Modificato da angeloben

Inviato

In realtà, se non ricordo male, il dispositivo è per evitare che i passeggeri posteriori siano investiti dall'aria se si dovesse viaggiare in 4, non tanto per un confort di quelli anteriori che da quel punto di vista non ne sarebbero minimamente toccati.

Anche l'airscarf non è un dispositivo "antiturbolenza" ma una sorta di scaldacollo per poter andare a capote aperta anche quando fa più freddo (girare in montagna aperti di inverno con la neve è una cosa stupenda )).

Inviato
On 21/08/2026 at 07:19, angeloben scrive:

Esempio classico di iper-sofisticazione alla tedesca, magari utile ed efficace, ma sulla cui durata nel tempo è lecito avere qualche riserva...

Un po‘ come i porgicintura della c124 che “invecchiando” hanno dato molto spesso qualche problemino.

2010 Morgan Aero Supersports | 2019 Porsche 718 Spyder | 1981 BMW R45

Inviato

Un minimo contributo / aggiornamento da nerd su un dettaglio su cui si è dibattuto molto in questo thread e che spero sia inedito (non ho potuto passare in rassegna tutte le 119 pagine!).

Riguarda una piccola particolarità che ho scoperto su quella che fu la prima vera ammiraglia Peugeot del dopoguerra, la 604 (1975 - 85) e che poi ho notato anche in un'altra ammiraglia dei primi anni '70, la Mercedes Classe S W116 (1972 - 80) e in quella che si può considerare la sua versione coupé, la SL R107 (1971 - 89)
Già da queste foto, dovreste aver capito qual è il dettaglio specifico e la peculiarità che lo riguarda:
1280px-Nationale_oldtimerdag_Zandvoort_2010,_1976_PEUGEOT_604_A31,_31-YB-43.jpg

www-aTHOMPSONsPHOTO-com-DSC-9691.jpg

1280px-1988_Mercedes_SL_280.jpg

Esatto! La posizione dei perni dei due tergicristalli. A memoria (ma sicuramente qualcuno di voi che ne sa di più mi smentirà), non ricordo altre automobili "non esotiche" con i tergicristalli così ravvicicinati l'un l'altro, quasi a sovrapporsi. La cosa strana è che non sembra ci siano motivi particolari per una posizione così diversa dalla norma, dato che i parabrezza in questione non hanno forme particolari.
Questa soluzione tra l'altro sembra tipica di quel periodo, dato che non la si ritrova né nei modelli precedenti, né in quelli sucessivi.

Ricordo che in questo thread ci siamo già spippolati sui tergicristalli (tripli, nascosti, invertiti, etc..) varie volte, come qui:
https://www.autopareri.com/forums/topic/69644-dettagli-automobilistici-curiosi/?page=80#findComment-2352494

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