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Itala 35 2026

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Che bello il ritorno dei marchi Itala e Osca

Il Gruppo Dr Automobiles rilancia due storici brand italiani: un piccolo miracolo di questi tempi

2 minuti di lettura

Che bello il ritorno dei marchi Itala e Osca

In mezzo a questo eterno bollettino di guerra – marchi che muoiono, stabilimenti che chiudono, patrimoni che migrano verso est come stormi di gru impaurite – arriva, improvvisa, una notizia che sa di miracolo. Due nomi che odorano di olio bollente, di polvere di strada e di gloria novecentesca tornano a respirare: Itala e Osca. Non in mano ai soliti cinesi che comprano tutto quello che luccica e lo ribattezzano “premium”, ma sotto la custodia di un imprenditore italiano, Massimo Di Risio, quello della DR Automobiles.

E la promessa è chiara: si produce qui, a Macchia d’Isernia, in quel Molise che inizia ad essere una regione protagonista nel mondo dei motori. Due fabbriche italiane, due marchi italiani, due storie che tornano a camminare sulle proprie gambe. Che bello, davvero. La Itala nacque a Torino nel 1903, quando l’automobile era ancora un’avventura da gentiluomini temerari. Nel 1906 Alessandro Cagno la portò alla vittoria nella prima Targa Florio di sempre, su quelle strade siciliane che sembravano disegnate dal diavolo per far morire di spavento i piloti.

L’anno dopo, la stessa Itala – guidata da un principe, il barone Scipione Borghese – vinse il raid Pechino-Parigi, quarantadue giorni di steppe, fiumi in piena e dogane corrotte. Era l’Italia che non chiedeva permesso a nessuno: partiva dal Piemonte con un motore a scoppio e arrivava fino in Cina per dimostrare che sì, si poteva.

Poi l’Osca, acronimo bellissimo di Officine Specializzate Costruzione Automobili, fondata nel 1947 dai fratelli Maserati – Ettore, Ernesto, Bindo – rimasti senza il loro cognome dopo aver ceduto la ditta agli Orsi. Una storia da romanzo: tre uomini che, cacciati dal loro stesso marchio, si mettono in proprio in un garage di Bologna e costruiscono auto che corrono come diavoli. Partecipano pure a quattro Gran Premi di Formula 1, tra il ’51 e il ’53. Il miglior risultato? Un nono posto a Monza, nell’esordio, con Franco Rol al volante. Nono posto, ok. Ma in un’epoca in cui la Formula 1 era ancora un duello tra cavalieri, quel nono posto sapeva di medaglia al valore.

Oggi, mentre tutto il resto sembra una svendita continua, Massimo Di Risio annuncia che quelle due sigle torneranno a essere automobili vere, fatte qui, con mani italiane. Non è retorica patriottarda: è semplicemente il contrario di quello che ci hanno raccontato per vent’anni. Che l’unico destino possibile fosse diventare una succursale low-cost di qualcun altro. E allora viene da sorridere, con quella malinconia ironica che ci accompagna da sempre. Perché l’Italia è fatta così: capace di inventare la Targa Florio e il raid Pechino-Parigi, capace di costruire l’Osca in un’officina di periferia, e poi di dimenticarsene per decenni. Di vendere pezzi di sé al miglior offerente e, all’improvviso, di riscoprire che quei pezzi erano ancora suoi.

Per una volta, in mezzo al solito rosario di disastri, la notizia non è che qualcosa muore. È che qualcosa rinasce. E già questo, in tempi come i nostri, è un piccolo, ostinato miracolo.

Inviato
19 minuti fa, j scrive:

Ma tu, da giornalista, come fai a dire "ingegnerizzato in Italia"? Ma cosa hanno ingegnerizzato? La griglia?

Ormai l'automotive mainstream è veramente una latrina

"Non ho un sogno, ho un piano"

Inviato
2 ore fa, dasilvamj scrive:

Vedrete che l'italiano medio finirà per comprarla. Per di più i concessionari saranno ben addestrati nel dire che è un prodotto italiano, ometteranno completamente l'origine cinese, è un SUV, avrà un prezzo concorrenziale... non gli manca nulla...Povera Italia 😭

Concordo in pieno: basta vedere quante BYD Seal U e OMODA ci sono in giro. L'italiota medio deve avere il SUV "grossopiùgrosso" per affermare il suo status symbol...che poi non metto in dubbio la mancanza di alternative FIAT/Lancia/Alfa Romeo (ma in casa Stellantis di modelli ce ne sono), il netto miglioramento qualitativo, l'allestimento completo e il prezzo LEGGERMENTE più basso delle cinesi rispetto alla concorrenza, però sono tutte uguali!

Dico "leggermente" più basso perchè queste auto cinesi non è che te le regalano. Faccio una similitudine anche con le CUPRA: finchè erano Seat se le filavano in pochi, ora tra Formentor e Terramar non so quante se ne vedono, a prezzi non sempre popolari. E sì, so che la Terramar ha pure parecchio in comune con l'Audi Q3.

Quello che un po' mi fa incavolare è che 35.000 euro per una Itala o una CUPRA, l'italiano li spende...voglio vedere se quando arriverà la Grizzly o la Gamma, i commenti saranno "eh ma per una FIAT quei soldi non li spendo".

3 ore fa, GmG scrive:

Imbarazzante

Alla Junior hanno fatto cambiare il nome, e questa può chiamarsi Itala? Due pesi due misure.

Da Lancista, mi duole ammettere che hai ragione 😉

el Nino

[sIGPIC][/sIGPIC] I sogni a volte si avverano. Tu sei il mio.

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